Aumento stipendi Sanità, fino a 209 euro in più: arretrati da 1.200 euro con il nuovo Ccnl

Nuovo contratto Sanità 2025-2027: in arrivo aumenti medi fino a 209 euro e arretrati per 590mila lavoratori del settore pubblico

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Prosegue il percorso di rinnovo dei contratti nel pubblico impiego e, questa volta, è il turno del comparto Sanità. All’Aran (l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) i sindacati hanno illustrato quali sono gli aumenti previsti dal nuovo Ccnl 2025-2027 che riguarda circa 590mila lavoratori tra infermieri, ostetriche, tecnici sanitari e personale non medico del servizio sanitario nazionale.

Sanità, gli aumenti dal 2025 al 2027

Le prime stime parlano di un aumento medio delle retribuzioni fino a 209 euro mensili. Il rinnovo però prevede un incremento graduale degli stipendi. Non si tratta quindi di somme corrisposte in un’unica soluzione, ma di incrementi riconosciuti lungo tutto il triennio.

Nel dettaglio:

  • dal 1° gennaio 2025 è previsto un aumento medio di 48 euro;
  • dal 1° gennaio 2026 l’incremento salirà a 97 euro;
  • dal 1° gennaio 2027 si arriverà invece a 145 euro strutturali.

Le risorse stanziate, di conseguenza, crescono di anno in anno. Pertanto sono previsti:

  • 512 milioni di euro nel 2025;
  • oltre 1 miliardo di euro nel 2026;
  • 1,537 miliardi di euro a regime dal 2027.

A queste somme si aggiungeranno poi le indennità specifiche legate alle professioni sanitarie e ai contesti di lavoro più complessi, portando l’aumento complessivo medio fino a 209 euro mensili.

Secondo l’Aran, l’incremento complessivo delle retribuzioni raggiungerà così il 7,76% in tre anni, con arretrati che potrebbero aggirarsi intorno ai 1.200 euro.

Beneficiari degli aumenti

Il nuovo contratto riguarda il personale del comparto Sanità, quindi non i medici dirigenti (per i quali è stata avviata una negoziazione a parte), ma tutte le altre figure fondamentali del sistema sanitario pubblico. Tra queste:

  • infermieri;
  • ostetriche;
  • operatori socio-sanitari;
  • tecnici di laboratorio;
  • tecnici di radiologia;
  • personale amministrativo;
  • professionisti sanitari non medici.

Si tratta di circa 590mila dipendenti distribuiti tra ospedali, Asl e strutture sanitarie pubbliche su tutto il territorio nazionale.

Quando arrivano gli arretrati

Considerando che il rinnovo copre il triennio 2025-2027 e che gli aumenti decorreranno retroattivamente, L’importo effettivo delle somme accumulate – che come detto potrebbero raggiungere circa 1.200 euro medi – varierà naturalmente in base al profilo professionale, all’anzianità di servizio e alle indennità percepite.

L’iter per l’erogazione è tuttavia strettamente legato ai tempi di firma definitiva del nuovo accordo, che le parti coinvolte sperano di raggiungere entro luglio 2026. La trattativa proseguirà nelle prossime settimane con nuovi incontri già fissati tra Aran e sindacati (tra il 12 e del 26 maggio).

Una volta raggiunta la firma definitiva e superati i controlli formali della Corte dei Conti, gli arretrati e i nuovi aumenti vengono solitamente liquidati entro i successivi 60-90 giorni. Se il cronoprogramma di luglio venisse rispettato, quindi, le somme potrebbero essere corrisposte tra settembre e novembre 2026.

Gli aumenti salariali basteranno a fermare la fuga dei professionisti?

Il contratto della sanità viene considerato uno dei più delicati dell’intero settore pubblico. Questo perché negli ultimi anni il servizio sanitario nazionale ha dovuto affrontare problemi strutturali sempre più evidenti. La carenza di personale infermieristico, la scarsa partecipazione ai concorsi pubblici e l’aumento delle dimissioni volontarie sono fenomeni ormai consolidati. A questi si aggiunge una pressione costante sui servizi di emergenza e sui pronto soccorso, che stanno spingendo sempre più professionisti verso il settore privato o all’estero, in cerca di condizioni migliori.

Pertanto, gli aumenti salariali vengono interpretati come uno strumento per recuperare l’attrattività del lavoro nelle strutture pubbliche. Anche se le rappresentanze sindacali sottolineano da tempo come la questione economica debba essere affiancata da una revisione delle condizioni organizzative. Oltre agli aumenti, le richieste vertono sulla valorizzazione delle professionalità e su interventi mirati a ridurre il carico di lavoro. Tutte misure queste che potrebbero essere inserite nel Ccnl.