Torna l’incubo zona arancione: almeno 8 Regioni rischiano

Non più 5, ma ben 8. Questo il numero delle Regioni che già settimana prossima, da lunedì 17 gennaio, potrebbero scivolare in zona arancione

Non più 5, ma ben 8. Questo il numero delle Regioni che già settimana prossima, da lunedì 17 gennaio, potrebbero scivolare in zona arancione, con più restrizioni, soprattutto per chi non è vaccinato (qui il duro attacco di Draghi ai no vax e quanto costano allo Stato).

La situazione ospedaliera a livello nazionale è in lento ma progressivo peggioramento: stanno crescendo da settimane, anche se più lentamente rispetto ai contagi, i posti letto occupati nei reparti ordinari e nelle rianimazioni. Il tasso di occupazione dei reparti non critici è salito al 27%, mentre anche le terapie intensive continuano a crescere, ma meno dei ricoveri, e toccano il 18%.

Ricordiamo che si passa in fascia arancione quando:

  • si verifica un’incidenza settimanale dei contagi pari o superiore a 150 ogni 100mila abitanti e contestualmente si superano i limiti di occupazione dei posti letto di area medica e terapia intensiva previsti per la zona gialla, e cioè:
  • il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid è superiore al 30%, oppure
  • il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid è superiore al 20%.

Qui tutte le nuove regole in vigore in zona arancione

Lombardia in zona arancione?

Una delle prime candidate alla lista è la Lombardia. Secondo gli ultimi dati Agenas, la Lombardia però presenta occupazione dei posti letto in reparto al 31%, dunque sopra soglia, ma terapie intensive al 17%, e quindi non ancora oltre soglia. Motivo per cui si potrebbe salvare ancora questa settimana.

Ma a parlare di rischio zona arancione è stato direttamente il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana: vista la situazione pandemica regionale sembra che “l’indicazione sia quella della zona arancione, ma penso che sia difficile fare delle previsioni, anche se speriamo di riuscire a fermarci prima” ha detto.

Fontana cita anche il noto prof. Remuzzi, che ha parlato qualche giorno fa di come siamo di fronte a due pandemie: quella dei vaccinati, tutto sommato blanda, e quella dei non vaccinati, che invece rischiano moltissimo. Non solo. “Omicron è una cosa completamente diversa, le cui reazioni e modalità di sviluppo non sono più paragonabili al vecchio Covid” (qui il nuovo sintomo “spia” individuato per Omicron).

Lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga ha sottolineato che “c’è una grande differenza tra i vaccinati e non. Ovvero, il non vaccinato rischia di andare in ospedale, se gli ospedali si saturano rischiamo di mettere in crisi tutto il Paese. Invece chi è vaccinato protegge se stesso e gli ospedali e quindi la propria comunità”.

Proprio per via di Omicron, la Lombardia avrebbe un piano per evitare la zona arancione: di fatto, smettere di conteggiare tra i ricoveri Covid chi è positivo ma asintomatico e si trova in ospedale a causa di altre patologie.

Cosa dice lo studio di Fiaso sui ricoveri

Questo dopo la pubblicazione dei dati di un nuovo studio condotto da Fiaso in 6 grandi ospedali, che ha rilevato che il 34% dei pazienti positivi ricoverati non è stato ricoverato per Covid, pur essendo positivo appunto.

Cioè, 1 paziente su 3 non è in ospedale per sindromi respiratorie o polmonari e non ha sviluppato la malattia da Covid, ma richiede assistenza sanitaria per altre patologie ed è risultato positivo al tampone pre-ricovero. Da capire chiaramente quanto la positività possa eventualmente aver spinto per il ricovero in alcuni casi. 1 paziente su 3, sia pur con infezione accertata al Covid, viene ospedalizzato per curare altro: traumi, infarti, emorragie, scompensi, tumori.

E inoltre, i pazienti ricoverati per Covid sono molto più anziani, con un’età di 69 anni, mentre i contagiati privi di sintomi e ricoverati per altre patologie hanno in media 56 anni.

Tra i primi risulta vaccinato con un ciclo completo di 3 dosi o con 2 dosi da meno di 4 mesi solo il 14%, di contro tra gli altri è vaccinato con 3 o 2 dosi da meno di 4 mesi il 27%. In entrambi i gruppi c’è una preponderanza di soggetti non vaccinati o che non hanno ancora fatto la dose booster.

Piemonte in zona arancione?

Oltre alla Lombardia, anche il Piemonte potrebbe finire in zona arancione. Ad oggi il Piemonte, a meno di un’inversione di tendenza degli ultimi giorni, supera la percentuale limite per rientrare nei parametri della zona gialla, con i ricoveri dei reparti ospedalieri ordinari al 33% e le terapie intensive al 24%.

Calabria in zona arancione?

In Calabria l’occupazione dei posti letto in reparto tocca quota 38%, 20% invece le terapie intensive. Entrambi i dati mostrano che la Regione è candidata a passare in arancione.

Liguria in zona arancione?

Stesso discorso e stessi dati per la Liguria: 38% nei reparti e 20% nelle terapie intensive. Ma proprio il governatore Giovanni Toti ha rimarcato come di fatto per le persone vaccinate, che sono la stragrande maggioranza, non cambia granché in zona arancione.

“Attendiamo il report del governo, ma a prescindere dal passaggio di zona poco cambierà da lunedì prossimo in Liguria rispetto al resto del Paese, perché è in vigore il decreto Natale con una serie di restrizioni per i non vaccinati”: di fatto scatta il lockdown per i non vaccinati, e a prescindere dal colore della regione.

Sicilia in zona arancione?

Anche la Sicilia rischia, con il 32% dei posti letto in reparto occupati e il 20% nelle terapie intensive.

Valle d’Aosta in zona arancione?

Discorso a parte merita la Valle d’Aosta, perché lì i posti letto in reparto raggiungono la percentuale record del 54%. Al 18% invece le terapie intensive.

Lazio in zona arancione?

A rischiare la fascia arancione dalla prossima settimana, ma più probabilmente quella successiva dal 24 gennaio, è anche il Lazio. Reparti al 25%, e dunque sotto la soglia del 30%, ma al 21% le terapie intensive, quindi oltre la soglia del 20% per le rianimazioni.

La Regione sta correndo ai ripari: già decisa la chiusura delle attività programmabili, attuata nei giorni scorsi anche da Lombardia e Piemonte, per evitare il collasso degli ospedali. Resteranno comunque garantiti tutti gli interventi oncologici, quelli considerati di massima importanza e urgenza.

Friuli Venezia Giulia in zona arancione?

Altissima ancora l’incidenza dei nuovi positivi su ogni 100mila abitanti anche in Friuli Venezia Giulia. “L’FVG è molto vicino alla zona arancione. Voglio ricordare però che con le misure che la Conferenza delle Regioni aveva chiesto al Governo per i vaccinati l’arancione è come la zona bianca” ha ribadito il governatore Fedriga.

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