Saldo e acconto Irpef 2026, calendario delle scadenze e come calcolare i versamenti

Il calcolo dell'Irpef 2026 segue il metodo storico o quello previsionale, mentre in calendario sono confermate le consuete scadenze

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, è esperto di analisi economica e dinamiche fiscali. Autore per testate nazionali e portali finanziari, si occupa di interpretare gli scenari geopolitici e le riforme dei mercati, coniugando rigore tecnico e capacità di lettura delle grandi tendenze macroeconomiche globali.

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Irpef 2026: si cambia. Con l’aliquota intermedia che scende al 33% per i redditi compresi tra i 28.000 ed i 50.000 euro e la conferma del sistema a tre scaglioni, la pianificazione fiscale di quest’anno non ammette distrazioni. Tra le scadenze del 30 giugno e del 30 novembre, il contribuente deve destreggiarsi tra calcoli basati sul metodo storico o previsionale per ottimizzare il carico fiscale senza incorrere in sanzioni.

Vediamo come devono essere gestiti i versamenti e quanto si risparmia da quest’anno.

Irpef 2026: come cambiano i calcoli nel 2026

Prima di procedere al calcolo dei versamenti, è indispensabile comprendere su quali basi poggia l’Irpef 2026. La riforma strutturale ha ridotto gli scaglioni da quattro a tre, con l’obiettivo di semplificare il prelievo e ridurre il carico fiscale.

Per l’anno in corso, le aliquote da applicare per determinare l’imposta lorda sono le seguenti:

  • 23% per i redditi fino a 28.000 euro;
  • 33% per la quota di reddito compresa tra 28.001 e 50.000 euro;
    43% per i redditi che superano la soglia dei 50.000 euro.

La novità più rilevante dell’Irpef 2026 riguarda proprio lo scaglione intermedio, che è sceso stabilmente dal 35% al 33%. Questo significa che, nel momento in cui si andrà a determinare l’acconto, il calcolo previsionale potrebbe risultare più vantaggioso rispetto al passato, ma richiede una precisione millimetrica per evitare sanzioni. Inoltre, è fondamentale considerare l’impatto della no-tax area, che per il 2026 è confermata a 8.500 euro per i lavoratori dipendenti, garantendo un’equiparazione con i pensionati.

Proprio sullo scaglione intermedio occorre fare una precisazione: la nuova aliquota si applica esclusivamente sull’Irpef 2026, ossia quello che viene maturato quest’anno. Per il Modello 730/2026 o per il Modello Redditi Pf 2026, legati alle imposte del 2025 vale ancora il vecchio scaglione al 35%.

Il calendario delle scadenze: le date da ricordare

La tempistica dei versamenti per l’Irpef 2026 segue il classico binario di acconto e saldo, ma con alcune flessibilità introdotte per i soggetti ISA e i forfettari (che devono versare l’imposta sostitutiva).

30 Giugno 2026: saldo e primo acconto

Il 30 giugno rappresenta lo snodo principale dell’anno fiscale. Entro questa data, il contribuente deve versare:

  • il saldo 2025, ovvero il conguaglio basato sui redditi effettivamente percepiti lo scorso anno (per il quale si devono applicare le aliquote al 23%, 35% e 43% del 2025);
  • il primo acconto Irpef 2026 pari al 40% dell’imposta complessiva dovuta per quest’anno (calcolata con metodo storico o previsionale, per il quale si devono applicare le aliquote al 23%, al 33% e al 43% del 2026).

Per chi non riesce a rispettare la scadenza del 30 giugno, è possibile versare entro il 30 luglio 2026 applicando una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo. È una finestra di tolleranza utile per chi necessita di qualche giorno extra per gestire la liquidità.

La proroga

Per questo versamento è stata annunciata l’intenzione di prorogare la scadenza al 20 luglio 2026, che, di conseguenza, farebbe slittare di 30 giorni la scadenza del 30 luglio (che passerebbe al 20 agosto a questo punto). Ad essere coinvolti dal nuovo termine sono:

  • le partite Iva soggette all’applicazione degli Isa;
  • i soci di soggetti trasparenti;
  • i contribuenti in regime forfettario.

Al momento, però, si tratta esclusivamente di un’annuncio e di una richiesta da parte di alcune associazioni di categoria: la scadenza non è stata ufficialmente spostata (mancano i decreti attuativi).

30 novembre 2026: la seconda rata di acconto

Il 30 novembre è il termine per il versamento della seconda (o unica) rata di acconto dell’Irpef 2026, pari al restante 60%. A differenza della scadenza estiva, questa rata non è ordinariamente rateizzabile: il contribuente deve dunque assicurarsi di avere la liquidità necessaria per coprire l’intero importo in un’unica soluzione. Per le partite Iva che hanno subito cali di fatturato drastici, è bene monitorare eventuali proroghe dell’ultima ora, spesso concesse dal Governo negli anni precedenti.

Come calcolare i versamenti: metodo storico o previsionale

Determinare quanto versare per l’Irpef 2026 può essere fatto seguendo due logiche differenti. La scelta dipende dalla stabilità del reddito del contribuente.

Il metodo storico

È la procedura standard utilizzata dalla maggior parte dei contribuenti. Consiste nel calcolare l’acconto dell’Irpef 2026 sulla base dell’imposta dovuta per l’anno precedente (quindi quella del 2025), al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute.

Il vantaggio di questa scelta è quella di mettersi al riparo da qualsiasi sanzione per insufficiente versamento. Anche se nel 2026 il reddito dovesse impennarsi, l’Agenzia delle Entrate non potrà contestare nulla se l’acconto è stato calcolato correttamente sullo storico.

Il metodo previsionale

Data la riduzione delle aliquote dell’Irpef 2026, molti contribuenti stanno valutando il metodo previsionale. Questo consente di calcolare l’acconto sulla base del reddito che si presume di incassare nell’anno in corso.

Il vantaggio di questa scelta è quello di versare meno tasse subito se si prevede un calo del fatturato o se il passaggio dal 35% al 33% dell’aliquota riduce sensibilmente il debito d’imposta stimato.

C’è un rischio: se a consuntivo (nel 2027) dovesse risultare che il contribuente ha versato meno del 100% di quanto effettivamente dovuto, scatteranno sanzioni amministrative. È una scelta consigliata solo a chi ha una contabilità molto rigorosa e redditi facilmente prevedibili, come chi ha perso una fonte di reddito fissa durante l’anno.

Addizionali regionali e comunali

Nel calcolo dell’Irpef 2026, non bisogna dimenticare le addizionali. Molte Regioni e Comuni hanno rimodulato le proprie aliquote per allinearle ai nuovi tre scaglioni nazionali. Questo significa che, nonostante il calo dell’aliquota nazionale al 33%, il risparmio effettivo potrebbe essere parzialmente eroso da un aumento delle addizionali locali. È consigliabile verificare le delibere del proprio Comune di residenza entro la scadenza di giugno per avere un quadro completo del peso fiscale complessivo delle imposte che devono essere versate quest’anno (Irpef + addizionali).

Il caso dei forfettari: l’imposta sostitutiva

Fino a questo momento ci siamo soffermati sull’Irpef, ma è bene spostare un attimo l’attenzione sulle Partite Iva che hanno optato per il regime forfettario, per le quali è necessario fare una distinzione. Questi soggetti non pagano l’Irpef, ma un’imposta sostitutiva, pari al 5% per i primi cinque anni di attività e al 15% per i successivi.

Tuttavia, le scadenze del 30 giugno (posticipata al 20 luglio) e del 30 novembre rimangono le stesse. I forfettari devono calcolare l’acconto sulla propria imposta sostitutiva seguendo le medesime regole (storico o previsionale) dei contribuenti che hanno optato per il regime ordinario.

Rateizzazione dei versamenti Irpef 2026

Per chi deve versare importi consistenti a giugno, la normativa consente di dilazionare il pagamento del saldo e del primo acconto. Per l’Irpef 2026, è possibile suddividere l’importo in un massimo di 7 rate mensili, con l’obbligo di concludere il piano di ammortamento entro il 16 dicembre 2026.

Ricordiamo che sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi del 4% annuo, calcolati con il metodo dell’interesse composto giorno per giorno. La rateizzazione rappresenta un polmone di ossigeno fondamentale per le famiglie che devono conciliare le scadenze fiscali con le spese correnti.