Partite Iva, ipotesi sanatoria fiscale: emendamento per il ravvedimento speciale 2020-2024

Un emendamento associa il ravvedimento delle partite Iva al concordato preventivo biennale 2026-2027. In ballo i debiti dal 2020 al 2024

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Si torna a parlare di una sanatoria fiscale per le partite Iva: al Senato è stato presentato un emendamento che punta a riaprire il ravvedimento speciale collegandolo al futuro concordato preventivo biennale 2026-2027. Se il testo venisse approvato, sarebbe possibile regolarizzare quanto dovuto per le annualità comprese tra il 2020 e il 2024.

La proposta è arrivata nell’ambito dell’esame del terzo decreto accise e porta la firma di esponenti di Forza Italia, con primo firmatario Claudio Lotito. Per l’esame dell’emendamento si attende la ripresa dei lavori della commissione Finanze del Senato prevista per il 26 maggio.

Come funzionerebbe la nuova sanatoria partite Iva

Lo schema va a riprendere quel meccanismo che è già stato rodato nelle precedenti versioni del ravvedimento speciale: l’idea è quella di consentire la regolarizzazione del passato fiscale attraverso il pagamento di una imposta sostitutiva calcolata in base al livello di affidabilità fiscale del contribuente.

La base imponibile sarebbe determinata dalla differenza tra il reddito d’impresa o di lavoro autonomo già dichiarato e il valore dello stesso aumentato con percentuali variabili, secondo questo schema:

  • incremento del 50% per chi ha un punteggio inferiore a 3 nelle pagelle fiscali;
  • incremento progressivamente ridotto fino al 5% per chi raggiunge il punteggio massimo di 10.

Anche le aliquote cambierebbero in funzione dell’affidabilità:

  • 15% per punteggi inferiori a 6;
  • 12% per punteggi compresi tra 6 e 8;
  • 10% per chi supera il punteggio di 8.

Il meccanismo riguarderebbe il triennio 2022-2024. Mentre invece per il biennio 2020-2021, segnato dall’emergenza Covid e dal lockdown che hanno inciso soprattutto sulle partite Iva, l’emendamento punta su un abbattimento del 30% delle aliquote.

La riduzione riguarderebbe anche l’Irap: per questa imposta il sistema resterebbe simile nella determinazione della base imponibile, ma con una aliquota unica del 3,9%, anch’essa ridotta del 30% esclusivamente per il 2020 e il 2021.

Quanto si pagherebbe e quando

Se l’emendamento dovesse passare, il pagamento potrebbe avvenire in un’unica soluzione oppure fino a 10 rate mensili, con una finestra prevista per il versamento della prima o unica rata che andrebbe dal 1° gennaio al 15 marzo 2027.

E resta fissata una soglia minima: per ogni annualità, il valore dell’imposta sostitutiva da pagare dovrebbe essere di almeno 1.000 euro.

L’obiettivo, come detto, sarebbe quello di estendere il ravvedimento speciale a chi sceglierà di aderire oppure di rientrare nel concordato relativo al biennio 2026-2027.

Altri emendamenti

Tra gli emendamenti presentati ce n’è uno che riguarda il telemarketing con una proposta che mira ad ampliare il divieto già previsto per il comparto energia e gas.

Sul tavolo anche possibili modifiche relative ai Pos, con una soglia di tolleranza del 5% sugli errori considerati minori nell’allineamento tra dati dei pagamenti elettronici e scontrini.

Infine resta aperto il capitolo della rottamazione quinquies per multe, tributi locali ed entrate patrimoniali. L’ipotesi è quella di spostare il termine per i Comuni dal 30 giugno al 31 luglio così da consentire agli enti interessati di decidere dopo il rinnovo delle amministrazioni locali, considerato anche il numero dei Comuni che sono andati al voto nelle amministrative del 24 e 25 maggio.

Partita Iva e tasse

Per restare in tema di partite Iva, si ricorda che la scadenza fiscale slitta al 20 luglio, ma ad agosto si pagherà lo 0,80% in più.