La rottamazione quinquies ha registrato adesioni inferiori alle aspettative e una platea giudicata troppo ristretta da professionisti e forze politiche (circa 1,8 milioni di contribuenti). Per questo in questi giorni ha preso quota l’ipotesi di una riapertura della misura a rinnovate condizioni e soprattutto di un’estensione a nuovi debiti oggi esclusi come Imu, Tari, bollo auto e multe stradali.
Il tema è tornato al centro del dibattito fiscale dopo la chiusura delle domande stabilita al 30 aprile, mentre dal Parlamento e dal ministero dell’Economia arrivano aperture a correttivi per ampliare la sanatoria.
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Possibile riapertura della rottamazione delle cartelle
La rottamazione quinquies (legge n. 199/2025) consente di regolarizzare i debiti affidati all’Agenzia delle Entrate e Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 pagando solo la quota capitale e le spese di notifica. L’obiettivo dichiarato è proprio quello di ampliare il perimetro dei contribuenti e aumentare il recupero dei crediti fiscali.
Invece i “paletti” d’ingresso sono stati giudicati numerosi e rigidi dai cittadini, spingendo l’Associazione Nazionale Commercialisti a parlare apertamente di “scarsa partecipazione” (il 23% degli aventi diritto) e a chiedere correttivi sia sulla decadenza sia sulla tipologia di carichi ammessi.
Per questi motivi si sta valutando di limare i vincoli relativi alla natura del debito ammesso in sanatoria. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti escluso, ad esempio, le cartelle da accertamento a differenza delle precedenti rottamazioni. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche una possibile riapertura dei termini o una nuova finestra per consentire l’adesione a chi è rimasto fuori. Il tema riguarda soprattutto:
- contribuenti decaduti dalla rottamazione quater;
- soggetti che non sono riusciti a presentare domanda;
- debitori esclusi per tipologia di cartella esattoriale.
L’idea circolata nelle ultime settimane è quella di introdurre modifiche nel decreto fiscale n. 38/2026, in discussione presso la Commissione Bilancio del Senato e da approvare in via definitiva entro il 26 maggio, con un allargamento della platea e maggiore flessibilità nei pagamenti.
Imu, Tari e multe nella rottamazione, la novità allo studio
La vera novità riguarderebbe però l’estensione delle cartelle “rottamabili” ai tributi locali, cioè ai debiti nei confronti dei Comuni. Oltre ai tributi nazionali, verrebbero così inclusi anche Imu, Tari e persino le multe stradali. La proposta ha incassato l’ok del Mef nell’ambito degli emendamenti al decreto fiscale. Secondo le indiscrezioni, la nuova versione della sanatoria potrebbe dunque includere:
- Imu
- Tari
- bollo auto
- multe stradali
- altri tributi comunali e regionali
Si tratta di una svolta normativa che cambierebbe davvero il perimetro della rottamazione. Finora la quinquies si è infatti concentrata soprattutto su debiti erariali e contributivi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 2000 e il 2023. Molte cartelle legate ai Comuni sono invece rimaste escluse.
Come funzionerebbe la nuova sanatoria
L’impianto regolatorio ipotizzato ricalcherebbe quello della rottamazione statale. In pratica, chi aderisce sarebbe chiamato a pagare il debito originario, le spese di notifica ed eventuali costi procedurali. Verrebbero invece cancellati interessi di mora, sanzioni e maggiorazioni.
Per le multe stradali, tuttavia, la sanzione principale resterebbe dovuta e la definizione agevolata agirebbe soprattutto sugli interessi e sugli oneri aggiuntivi accumulati nel tempo. Questo potrebbe alleggerire in modo significativo vecchie posizioni debitorie cresciute negli anni proprio a causa di interessi e sanzioni.
Uno degli aspetti più dirimenti riguarda il ruolo degli enti locali. L’estensione della misura ai tributi comunali non sarebbe automatica: ogni Comune potrebbe decidere autonomamente se aderire o meno alla sanatoria. La conseguenza più probabile è la creazione di differenze territoriali molto forti, con città favorevoli alla rottamazione e altre contrarie. Gli enti dovrebbero comunicare la propria adesione all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro termini che verrebbero definiti dal decreto attuativo.
Rate fino a 9 anni e stop ad alcune procedure esecutive
Resterebbe invece confermata l’impostazione del piano di pagamento a lungo termine. La rottamazione quinquies prevede infatti fino a 54 rate bimestrali, per una durata complessiva di circa 9 anni, e interessi ridotti rispetto alle procedure ordinarie.
Dal momento della domanda vengono inoltre sospese alcune procedure esecutive come pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche. Elementi che rendono la misura particolarmente attrattiva per chi ha situazioni debitorie pesanti. La partita politica è aperta e le prossime settimane saranno decisive per comprendere le reali intenzioni del governo.