Russia, pronta una nuova super arma: quali obiettivi può colpire

In grado di neutralizzare bersagli nemici anche a grande distanza, la tecnologia sarebbe già stata testata. E in Ucraina alcuni reparti l'avrebbero già in dotazione

Oltre alla ricorrente minaccia nucleare con armi tattiche e strategiche (se dovessero essere usate, le conseguenze sarebbero devastanti: ne abbiamo parlato qui), la Russia mette in campo anche altre tecnologie militari che spaventano l’Ucraina e il mondo. A quasi tre mesi dall’inizio dell’invasione, il Cremlino annuncia un’arma super potente “in grado di incenerire vari obiettivi”.

La nuova super arma di Putin: cos’è e quant’è pericolosa

Dall’arsenale russo Putin tira fuori una nuova potente arma laser in grado di incenerire droni e velivoli. “I nostri fisici hanno sviluppato sistemi laser molto potenti, che possono incenerire vari obiettivi, e li stanno costruendo, pronti per una produzione di massa”, ha riferito il vice premier Yuri Borisov.

Il sistema laser, denominato “Zadira”, ha una portata di tiro superiore a quella di altre tecnologie belliche, in grado di distruggere bersagli nemici fino a 5 chilometri di distanza. Secondo quanto riportato da Borisov, durante gli ultimi test l’arma “ha ridotto in cenere un drone in soli 5 secondi“. Durante l’operazione militare in Ucraina alcuni reparti dell’esercito russo stavano già utilizzando i prototipi, che ora dovrebbe sostituire i più costosi missili della contraerea “Pantsyr” e “Tor”.

Di Zadira si poco in realtà. Ciò che è certo è che nel 2017 ha collaborato al suo sviluppo la Rosatom, l’azienda statale russa impegnata nel settore dell’energia nucleare. Per il vice premier russo, “queste armi di nuova generazione che sfruttano un’ampia banda elettromagnetica alla fine saranno in grado di sostituire le armi convenzionali” (qui invece abbiamo parlato delle armi segrete “mai viste” di Putin).

L’altra “arma segreta” dell’arsenale russo

Nel suo intervento, Borisov ha poi parlato di un’altra arma laser russa chiamata “Peresvet”. Si tratta di una tecnologia, creata nel 2018, “in grado di accecare satelliti e mezzi di ricognizione a una distanza di 1.500 chilometri“.

Costituisce un pericolo anche per droni e missili balistici che viaggiano a bassa quota. Il Peresvet sarebbe stato già impiegato durante la guerra in Siria per abbattere proprio un drone (di Israele).

I problemi legati alle armi laser

Lo sviluppo e l’utilizzo delle armi laser presenta tuttavia diverse problematiche. Tra queste spicca senza dubbio il thermal blooming, che corrisponde in sostanza a un notevole depotenziamento e alla perdita di focalizzazione del raggio. Il fenomeno è frutto di un effetto atmosferico indotto dall’interazione di fasci laser ad alta energia con l’aria.

In molte occasioni vengono poi segnalati problemi di surriscaldamento e – ostacolo non indifferente per chi è impegnato in una guerra – difficoltà logistiche di trasporto e spostamento dell’ingombrante sistema d’arma. A tutto ciò va aggiunta la considerazione che il raggio laser non è efficiente in caso di avverse condizioni meteo, inclusa la presenza di smog e polvere nell’atmosfera.

Nonostante lo sviluppo e la sperimentazione di diverse armi laser, sono moltissimi i progetti abbandonati proprio a causa delle difficoltà riscontrate. Tra questi figurano il Mid-Infrared Advanced Chemical Laser (MIRCL), il Tactical High Energy Laser (THEL) e il Precision Airborne Standoff Directed Energy Weapon.