Ecco il primo decreto Meloni: cosa cambia per giustizia, Covid e rave party

Con il secondo Consiglio dei ministri, il primo esecutivo, Meloni porta a casa tre leggi importanti per il centrodestra su giustizia, Covid e rave party

Con il secondo Consiglio dei ministri, il primo a tutti gli effetti esecutivo, Giorgia Meloni riesce a far approvare subito tre importanti leggi che ridisegnano il quadro normativo italiano in tre ambiti molto differenti, ma tutti ugualmente considerati prioritari dal nuovo Esecutivo.

La speranza, ha spiegato ieri la premier, è ora che “nel prossimo Cdm ci siano le prime misure anche sull’energia”: la prossima riunione tra ministri dovrebbe essere venerdì 4 novembre. Ma ecco le prime misure adottate dal governo.

Qui la lista dei nuovi viceministri e sottosegretari del governo Meloni, approvata nel corso del secondo Cdm.

Giustizia

Cosa cambia per i reati ostativi

La prima piccola grande rivoluzione riguarda il tema della giustizia. Il testo approvato dal Cdm del 31 ottobre segue la volontà contenuta in una ordinanza della Corte Costituzionale del 2021 in merito ai benefìci penitenziari da concedere ai detenuti per gravi reati, che non collaborino con la giustizia. Meloni ha spiegato di aver ripreso la proposta di legge relativa all’art. 4bis dell’ordinamento penitenziario già approvata dalla Camera nella scorsa legislatura.

Di fatto, nel nuovo provvedimento vengono indicati requisiti più stringenti per recepire i rilievi della Consulta e allo stesso tempo impedire che siano ammessi a misure premiali soggetti che possano avere ancora collegamenti con il contesto criminale di provenienza. Il riferimento è soprattutto a mafiosi e terroristi.

In particolare, per poter ottenere benefici per i reati cosiddetti ostativi, non basterà la sola buona condotta carceraria del condannato o la partecipazione al trattamento, ma saranno previsti l’obbligo di risarcimento dei danni provocati, e la certezza che non siano più collegamenti con la criminalità organizzata o il rischio di ripristino di questi contatti.

In sostanza, vengono esclusi gli automatismi e viene introdotto un procedimento rafforzato di valutazione delle richieste, che prevede anche l’obbligo da parte del giudice di sorveglianza di acquisire i necessari pareri.

Ai fini della liberazione condizionale, si prevede che la richiesta possa essere presentata dopo aver scontato 30 anni di pena.

I reati ostativi sono, elencati dall’articolo 4-bis, sono i seguenti:

  • delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante atti di violenza
  • associazione di tipo mafioso e delitti commessi al fine di agevolare l’attività di tali associazioni
  • riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù
  • induzione o sfruttamento della prostituzione minorile
  • produzione e commercio di materiale pornografico minorile
  • tratta di persone
  • acquisto e alienazione di schiavi
  • violenza sessuale di gruppo
  • sequestro di persona a scopo di estorsione
  • delitti relativi all’immigrazione clandestina
  • associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri
  • associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope

Per effetto della legge del 2019 cosiddetta “Spazzacorrotti”, all’elenco dei reati ostativi sono stati aggiunti alcuni delitti contro la pubblica amministrazione:

  • peculato
  • concussione
  • corruzione per l’esercizio della funzione
    corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio
  • corruzione in atti giudiziari
  • induzione indebita a dare o promettere utilità
  • corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio
  • istigazione alla corruzione.

Cosa cambia per la riforma Cartabia sul processo penale

Novità anche per quanto riguarda la riforma del processo penale e del sistema sanzionatorio. A fronte delle preoccupazioni prospettate da diversi operatori del sistema giudiziario sull’impatto delle nuove norme, il testo stabilisce, nel pieno rispetto della cornice del PNRR, il rinvio dell’entrata in vigore della cosiddetta legge Cartabia al 30 dicembre 2022, al fine di poter perfezionare misure organizzative già avviate e adeguati supporti tecnologici, per garantire agli uffici giudiziari le migliori condizioni per una “piena, tempestiva ed efficace” applicazione della riforma già approvata, e valutare l’adozione di ulteriori norme transitorie.

Salute

Cosa cambia per l’obbligo vaccinale anti-Covid

Altra importantissima novità contenuta nel decreto riguarda la gestione della pandemia Covid. Il governo ha infatti deciso di anticipare dal 31 dicembre al 1° novembre 2022 la scadenza dell’obbligo vaccinale per il personale esercente le professioni sanitarie, per i lavoratori impiegati in strutture residenziali, socio-assistenziali e socio-sanitarie e per il personale delle strutture che effettuano attività sanitarie e sociosanitarie.

Cosa cambia per i medici no vax

Non solo. Per quanto riguarda sempre medici e infermieri, è stato deciso lo stop alla sospensione dall’esercizio della professione per i no vax, per contrastare – si legge nella nota del Governo – la grave carenza di personale sanitario che si registra sul territorio (di quanto sta accadendo, della sanità al collasso, di pronto soccorso allo stremo e dei medici in fuga abbiamo parlato approfonditamente qui).

In sostanza, significa che tutti i medici no vax – pochi fortunatamente – rientrano in corsia. Moltissime le polemiche in questo senso, anche all’interno delle strutture ospedaliere. Secondo i più recenti dati di Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, oggi in Italia sono in realtà appena 1.579 i medici e gli odontoiatri sospesi per non essersi vaccinati: una esigua minoranza di appena lo 0,3% degli iscritti ai vari albi. Dall’inizio, le sospensioni sono state in totale 2.053, delle quali 474 poi revocate per avvenuta vaccinazione.

Cosa cambia per l’obbligo di mascherine

A sorpresa, Meloni e la sua squadra hanno invece deciso di prorogare fino al 31 dicembre 2022 l’obbligo di mascherine in ospedali, Rsa e ambulatori, secondo l’ordinanza firmata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.

L’Esecutivo ha così accolto la pioggia di critiche che si sono levate dal mondo sanitario, con medici e infermieri in prima linea da 3 anni ormai nella lotta al Covid che chiedevano a gran voce di mantenere in vigore l’obbligo di mascherine per salvaguardare il loro lavoro ma soprattutto i pazienti fragili, che continuano ad essere a rischio di sviluppare complicanze o formi gravi della malattia Covid, nonostante i vaccini che pure stanno dimostrando di essere uno scudo super efficace contro le ospedalizzazione e il rischio morte.

Ordine pubblico

Cosa cambia per i rave party

Altra novità introdotta dal decreto Meloni riguarda l’ordine pubblico. In particolare, la decisione è stata presa repentinamente dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dopo il rave party di Modena sgomberato.

La nuova legge stabilisce che in caso di “invasione” di terreni o edifici, pubblici o privati, se il fatto è commesso da più di 50 persone allo scopo di organizzare un raduno dal quale possa derivare un pericolo per l’ordine pubblico o la pubblica incolumità o la salute pubblica, è prevista la reclusione da 3 a 6 anni e una multa da 1.000 a 10mila euro,

Nel caso di condanna o applicazione della pena su richiesta delle parti, è prevista anche la confisca delle cose utilizzate per commettere il reato.

Ma non tutti in seno al Governo concordano con il già ribattezzato “decreto rave party”. In particolare, ci sarebbe stato un aspro confronto politico sulla possibilità di utilizzare le intercettazioni per limitare i raduni illegali. Il vicepremier Antonio Tajani avrebbe sollevato proprio il problema delle intercettazioni, manifestando grandi perplessità. L’utilizzo di questo strumento, avrebbe detto, andrebbe circoscritto ai soli reati di mafia. La stessa Meloni sembra d’accordo.