La Commissione europea, con la raccomandazione 212 del 3 giugno, ha indirizzato all’Italia 6 richieste di intervento per il 2026 e il 2027 nell’ambito del pacchetto di primavera del Semestre europeo. Bruxelles conferma che il Paese si trova in una situazione di squilibri macroeconomici legati al debito pubblico elevato e alla bassa crescita della produttività. Per questo detta l’agenda di riforme che il Governo dovrà tradurre in misure nei prossimi 18 mesi.
Il testo passa ora al Consiglio Ue per l’approvazione formale, attesa entro luglio. Da quel momento le raccomandazioni entreranno nella cosiddetta fase del “Semestre nazionale”: Governo e Parlamento dovranno tradurle nelle scelte di bilancio per il 2027 e nei programmi di spesa dei fondi europei. La Commissione tornerà a misurare i progressi nel prossimo pacchetto di primavera, tra un anno.
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Clausola di salvaguardia per l’energia
A margine della pubblicazione delle Raccomandazioni, la Commissione ha annunciato anche una novità che pesa sulla trattativa con Roma: l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia, finora prevista solo per le spese di difesa, anche agli investimenti per uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili.
Cosa cambia per l’Italia
Lo ha spiegato il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, illustrando la proposta ai media:
Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico, con un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco dei 3 anni.
Si tratta di una clausola di salvaguardia pensata per consentire ai Paesi membri di sforare i tetti di spesa concordati senza incorrere nelle procedure di infrazione, purché le risorse vadano a investimenti con margini temporali definiti.
Le dichiarazioni di Giorgetti
Soddisfatto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che in una nota del Mef rivendica il pressing italiano sul caro energia:
Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato. Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo, il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie.
Il quadro: debito al 137,1% del Pil e crescita allo 0,5%
I numeri della Commissione raccontano un Paese a velocità ridotta. Il deficit è sceso dal 3,4% del Pil del 2024 al 3,1% del 2025, e le previsioni di primavera lo fissano al 2,9% sia nel 2026 sia nel 2027. La procedura per disavanzo eccessivo, aperta lo scorso anno, resta in sospeso sulla base della valutazione di azione efficace.
Il vero nodo è il debito pubblico, salito al 137,1% del Pil a fine 2025 dal 134,7% di 12 mesi prima. Bruxelles si aspetta che arrivi al 138,5% nel 2026 e al 139,2% nel 2027. Pesa la coda contabile dei crediti d’imposta per le ristrutturazioni edilizie, in particolare il Superbonus.
Sul fronte della crescita, il Pil reale è atteso a +0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027, con un’inflazione che riaccelera al 3,2% quest’anno per effetto delle tensioni in Medio Oriente. La spesa per la difesa è all’1,3% del Pil nel 2025 ed è prevista all’1,2% nel 2026.
Le 6 raccomandazioni dell’Ue all’Italia
Visto il quadro economico, la Commissione europea ha fatto 6 diverse raccomandazioni all’Italia.
Conti pubblici, Fisco e pensioni
La prima raccomandazione è la più densa. Bruxelles chiede di rispettare il sentiero di spesa netta concordato a gennaio 2025 (tetto al +1,6% nel 2026), dopo che nel 2025 la crescita della spesa netta è stata dell’1,5%, sopra il limite raccomandato.
Va rafforzata la spesa per la difesa “in modo sostenibile” e le eventuali misure contro il caro-energia devono restare temporanee e mirate. Secondo le stime della Commissione, se gli interventi attuali (taglio accise sui carburanti e crediti d’imposta per autotrasporto, pesca e agricoltura) restassero in vigore fino a fine anno, costerebbero lo 0,3% del Pil.
Sul Fisco la Commissione torna a chiedere di spostare il carico dal lavoro, quindi dall’Irpef, ad altre basi imponibili e tagliare le spese fiscali e i sussidi ambientalmente dannosi. Deve essere anche rafforzata la lotta all’evasione, con un avvertimento esplicito sulle misure come condoni e rottamazioni, definite “controproducenti”. La commissione chiede anche di aggiornare i valori catastali, ancora lontani dai prezzi di mercato.
Capitolo demografia e pensioni. Con una partecipazione alla previdenza complementare ferma al 38,3% della forza lavoro e il legame automatico fra età pensionabile e speranza di vita non pienamente ripristinato, Bruxelles chiede una riforma di ampio respiro per rendere sostenibile il sistema.
Pnrr e coesione
La seconda raccomandazione chiede di garantire la continuità di riforme e investimenti del Pnrr oltre la scadenza del 2026 e di accelerare i programmi di coesione, dove l’Italia resta sotto la media Ue per progetti selezionati e pagamenti.
Crescita e investimenti
La terza apre il fronte della crescita: più ricerca e sviluppo (la spesa pubblica in R&S è stimata allo 0,59% del Pil nel 2025), appalti per l’innovazione, valorizzazione della ricerca universitaria, mobilitazione del risparmio privato verso i mercati dei capitali, venture capital, nuove quotazioni e una vera strategia industriale che riduca il divario Nord-Sud.
Bocciato il piano Made in Italy 2030: i 18 settori strategici individuati, secondo la Commissione, sono troppi e non prioritizzati.
PA, giustizia e concorrenza
La quarta raccomandazione punta su Pubblica Amministrazione, giustizia e concorrenza.
Il 41% delle imprese italiane si dichiara insoddisfatto della PA, contro una media Ue del 24%. I tempi della giustizia civile e amministrativa di primo grado restano tra i più lunghi d’Europa e nel 2024 il disposition time (tempo di smaltimento medio di un procedimento giudiziario) in materia civile è persino aumentato.
Sul fronte concorrenza, Bruxelles chiede di sbloccare le gare per concessioni di distribuzione dell’energia, ferrovie, autostrade, porti e sanità.
Energia e clima
La quinta raccomandazione è sull’energia e il clima. L’Italia ha tra i prezzi dell’elettricità più alti dell’Ue per la dipendenza dal gas: la Commissione chiede di accelerare elettrificazione, rinnovabili e accumuli, completare la riforma dei permessi (Testo Unico), investire sulla rete e ridurre gli oneri di sistema sulle bollette.
Vanno colmati i gap su acqua e rifiuti, soprattutto al Sud, e rafforzata la copertura assicurativa contro i rischi climatici, stimati in oltre 10 miliardi l’anno di investimenti necessari fino al 2050.
Lavoro, scuola, sanità e povertà
L’ultima raccomandazione è la più ampia. Bruxelles chiede di ridurre la segmentazione del mercato del lavoro (in Italia vengono fatto ricorso più spesso a contratti a tempo determinato rispetto alla media Ue), rafforzare la contrattazione collettiva, combattere il lavoro nero, sostenere la partecipazione femminile (le distanze fra occupazione maschile e femminile sono le più alte d’Europa), ampliare l’offerta di asili nido e servizi per la non autosufficienza.
Per quanto riguarda l’istruzione, la Commissione rileva che al Sud il 46% degli studenti non raggiunge le competenze di base e gli svantaggiati sono 3 volte più a rischio di insuccesso.
Sulla sanità, le liste d’attesa pubbliche si allungano e la spesa out-of-pocket (i costi sostenuti dal cittadino) resta sopra la media Ue.
Oggi la povertà assoluta colpisce l’8,4% delle famiglie italiane e il 13,8% dei minori. L’Assegno di Inclusione, secondo la Commissione, non è uno strumento adeguato a fare fronte all’emergenza povertà, né riesce ad aiutare tutte le famiglie colpite.