In Italia paghiamo l’elettricità più alta d’Europa. La fotografia è stata scattata dalla Commissione Europea e ci racconta di un costo medio che in Europa è di 85 euro al megawattora, mentre in Italia è di 116 euro al megawattora. Secondo la Commissione, per abbassare il costo dell’elettricità bisogna puntare sul risparmio energetico, sulle energie rinnovabili e sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Ma perché proprio in Italia l’energia costa così tanto? Anche in questo caso la risposta ci è arrivata dalla Commissione Europea, che analizza i dati degli ultimi quattro anni dall’attuazione del RePowerEu. La replica è che l’Italia dipende dal gas naturale e, inoltre, è poco flessibile in termini di fonti non fossili.
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Il prezzo dell’elettricità in Europa
La Commissione Europea ha pubblicato un report sul costo dell’energia in Europa. Ne scatta una fotografia a quattro anni di distanza dall’attuazione del RePowerEu, il piano che voleva ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni energetiche russe.
Quello che emerge è la necessità, ancora più accentuata con l’attuale crisi energetica in corso, di puntare sul risparmio energetico, sull’accelerazione della diffusione delle energie rinnovabili (che da sole non bastano) e sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Facendoci aiutare dai numeri per capire quanto costa l’elettricità in Italia rispetto all’Europa, basta guardare la media europea. I numeri ci dicono che:
- in Europa l’elettricità costa in media 85 euro al megawattora;
- in Italia il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso nel 2025 è stato di 116 euro al megawattora.
Perché l’elettricità ci costa così tanto?
La Commissione spiega anche perché l’Italia arrivi a pagare la cifra più alta d’Europa, ovvero la sua dipendenza dal gas naturale per la produzione elettrica. Ma non solo: l’Italia sembra essere anche poco flessibile in termini di fonti non fossili e capacità di interconnessione.
Tutti elementi che, alla luce della crisi energetica internazionale, vanno a peggiorare la situazione dei costi.
In Italia, i combustibili fossili hanno rappresentato il 52,3% della produzione di energia elettrica del 2025, la quinta quota più alta di combustibili fossili nel mix energetico di un Paese dell’Unione Europea.
In altre parole, i combustibili fossili rappresentano in Italia la tecnologia dominante per la produzione di energia elettrica e questo ne determina i prezzi più alti.
Il motivo per cui poi sono aumentati così tanto nel corso del 2025 è dovuto proprio all’aumento del costo di approvvigionamento del gas naturale e alla limitata produzione da fonti rinnovabili, proprio come aveva già indicato Pedro Sanchez a inizio crisi.
L’Italia è un Paese vulnerabile
Il rapporto della Commissione evidenzia anche altro, ovvero che i costi diurni sono diminuiti negli anni a causa della crescente integrazione dell’energia solare, ma che l’Italia rimane comunque più vulnerabile alle impennate dei prezzi durante le ore di punta.
Il perché è anche semplice da comprendere: la diminuzione della produzione solare nelle ore serali e notturne, combinata con la limitata flessibilità delle fonti non fossili, costringe le centrali termoelettriche ad aumentare la produzione per colmare il divario tra domanda e offerta.
Sempre facendo riferimento ai numeri per comprendere il fenomeno: nel 2025 i differenziali di prezzo in Italia si sono attestati su una media di 46 euro al megawattora, in calo del 36% rispetto al 2024, un valore comunque superiore alla media UE di 12,1 euro al megawattora.