Stop al taglio delle accise su benzina e diesel, lo sconto potrebbe terminare: prezzi aggiornati

La proroga della misura governativa non è affatto scontata, come sottolineato dal ministro Pichetto Fratin. Di quanto aumenterebbero i prezzi dei carburanti dopo il 6 giugno, giorno in cui scadrà lo sconto al distributore

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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Gli italiani potrebbero dire addio al taglio delle accise sui carburanti. Lo sconto sul prezzo al distributore, introdotto dal governo Meloni come misura urgente per contrastare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente, potrebbe cioè non essere rinnovato dopo il 6 giugno 2026.

La proroga attualmente in vigore scade infatti tra pochi giorni e, per la prima volta dall’inizio dell’emergenza energetica, dall’esecutivo arrivano segnali che non escludono la fine dell’intervento su benzina e diesel. Al momento non è stata ancora diramata alcuna decisione ufficiale, ma il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che non è stata prevista un’altra misura similare.

Taglio delle accise in scadenza il 6 giugno, cosa succede poi

Pichetto Fratin ha dunque lasciato aperta l’ipotesi che le accise sui carburanti possano tornare ai livelli ordinari. L’ultima proroga della misura era stata approvata dal Consiglio dei ministri il 22 maggio per scongiurare lo sciopero degli autotrasportatori e contenere gli effetti del caro carburanti.

Il decreto ha esteso gli sconti fino al 6 giugno 2026, ma con una differenza rispetto ai rinnovi precedenti. Il beneficio sul diesel è stato ridotto, mentre quello sulla benzina è rimasto invariato. Attualmente sono pertanto in vigore:

  • uno sconto di circa 5 centesimi di euro al litro sulla benzina;
  • uno sconto di circa 10 centesimi di euro al litro sul gasolio.

Per il diesel si tratta di un taglio dimezzato rispetto alle settimane precedenti, quando la riduzione era giunta a toccare anche i 20 centesimi di euro al litro.

Proroga non scontata, cosa ha detto il ministro Pichetto Fratin

Il vincolo principale per il governo Meloni sul tema è legata ai conti pubblici. Come dichiarato dal ministro Pichetto Fratin, i precedenti interventi sulle accise dei carburanti hanno prodotto un costo molto elevato per le casse dello Stato e oggi non sarebbe previsto un nuovo decreto di proroga. Le misure adottate finora sono state finanziate tramite:

  • extragettito Iva;
  • proventi delle sanzioni Antitrust;
  • altre coperture straordinarie.

Con il protrarsi delle tensioni internazionali e dei rincari energetici, il costo complessivo dell’operazione statale è diventato sempre più pesante da sostenere. Nonostante le parole prudenti del ministro dell’Ambiente, il quadro non è insomma ancora chiuso. Dal ministero dell’Economia arrivano infatti toni più cauti.

Il viceministro Maurizio Leo ha spiegato che il governo continuerà a valutare possibili interventi a sostegno di famiglie e imprese, senza escludere nuove misure qualora le condizioni del mercato lo rendessero necessario. La decisione finale sarà ufficializzata a strettissimo giro, a ridosso della scadenza del 6 giugno.

Di quanto aumenterebbero benzina e diesel senza lo sconto

Se il governo decidesse di non intervenire con un nuovo taglio, dal 7 giugno le accise sui carburanti tornerebbero quindi ai livelli ordinari. L’effetto sui distributori sarebbe immediato e, basandosi su dati e previsioni, i prezzi potrebbero teoricamente risalire secondo il seguente schema:

  • la benzina aumenterebbe di circa 5 centesimi di euro al litro, oltre all’Iva;
  • il diesel aumenterebbe di circa 10 centesimi di euro al litro, oltre all’IVA.

Tradotto: per un pieno medio da 50 litri, l’aggravio diventerebbe di circa 2,5 euro per un’auto a benzina e di circa 5 euro per una vettura alimentata a gasolio. Naturalmente il prezzo finale dipenderà anche dall’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio e dei prodotti raffinati.