Caro energia, l’Ue autorizza flessibilità per 6,8 miliardi l’anno: ma la benzina è fuori

La Commissione Ue apre alla flessibilità dello 0,3% sul Pil annuo per gli investimenti energetici, ma niente nuovi sconti sulle accise

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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La Commissione europea è orientata ad accogliere, sebbene parzialmente, la richiesta avanzata dal Governo Meloni per estendere la flessibilità del Patto di stabilità anche alle spese legate all’energia. Secondo quanto emerge da Bruxelles, l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen starebbe per concedere agli Stati membri un margine fiscale per gli investimenti energetici pari allo 0,3% del Pil annuo nel triennio 2026-2028, con un limite massimo dello 0,6%.

Per l’Italia si tradurrebbe in circa 6,8 miliardi di euro all’anno, con la possibilità di arrivare a oltre 13 miliardi complessivi. L’apertura non rappresenta però una deroga aggiuntiva rispetto a quella già prevista per la difesa.

Caro energia, Bruxelles apre all’Italia

Le risorse destinate all’energia potranno essere contabilizzate esclusivamente all’interno della clausola di salvaguardia nazionale che consente ai Paesi dell’Unione di scostarsi temporaneamente dai vincoli del Patto per investimenti collegati alla sicurezza e alla difesa, fino all’1,5% del Pil annuo.

La posizione dell’Ue nasce dal tentativo di trovare equilibrio tra le richieste italiane e la necessità di preservare la sostenibilità dei conti pubblici.

Bruxelles continua infatti a non vedere di buon occhio le misure generalizzate a sostegno dei consumi energetici, ritenute potenzialmente in grado di alterare la domanda e influenzare l’andamento dell’inflazione.

Energia, sì agli investimenti

Per questo motivo la flessibilità riguarderà esclusivamente gli investimenti. Tra gli interventi che potrebbero rientrare nel nuovo schema figurano:

  • incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici;
  • batterie e pannelli solari;
  • investimenti nelle reti elettriche;
  • sistemi di accumulo;
  • programmi di efficienza energetica;
  • ampliamento della capacità produttiva delle energie pulite.

Esclusi, dunque, i provvedimenti che aiutano famiglie e imprese nell’immediato come il taglio del prezzo di benzina e diesel, uno dei cavalli di battaglia del Governo in risposta alla crisi dello Stretto di Hormuz.

La risposta della Commissione sarà inserita nel pacchetto di Primavera del Semestre Europeo. Non è invece prevista una replica scritta e formale alla lettera inviata nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, anche se non si esclude un confronto telefonico. La posizione dell’esecutivo europeo sarà quindi espressa attraverso gli atti del Semestre e le indicazioni contenute nel nuovo quadro di flessibilità.

L’Ue, dal canto suo, continua a ricordare all’Italia e agli altri Stati membri l’esistenza di ulteriori strumenti finanziari disponibili a livello comunitario, compresi fondi non ancora utilizzati e possibili modifiche dei programmi già esistenti.

Procedura di infrazione

Anche la medaglia della flessibilità del Patto di stabilità ha il suo rovescio: nell’anno passato l’Italia non è riuscita a uscire dalla procedura d’infrazione per via del rapporto deficit/pil al 3,1% a causa del Superbonus. Per l’anno in corso Eurostat, quando dovrà certificare l’indebitamento italiano, terrà conto anche delle maggiori spese autorizzate dall’Ue. In caso di rapporto deficit/Pil nuovamente sopra il limite del 3%, l’uscita dalla procedura di infrazione verrà rimandata di un anno.

Il dossier Safe

Sul tavolo resta infine il dossier Safe, il fondo europeo che mette a disposizione dell’Italia prestiti per circa 14,9 miliardi di euro destinati al rafforzamento delle capacità di difesa. Sul tema la Commissione attende la risposta definitiva da parte del Governo Meloni.