Europa corre con i dati USA e il calo del greggio: ecco i motivi del rally

Report sul lavoro USA migliore delle attese, ma salari più deboli spingono giù il dollaro

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Redazione

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Le Borse europee chiudono la settimana in rialzo sulla scia del nuovo scenario di distensione in Medio Oriente e delle attese su una possibile fine del conflitto tra Stati Uniti e Iran, sebbene la situazione sia molto fragile. Il focus degli investitori in questa ottava è stato anche sulla stagione delle trimestrali che prosegue a pieno ritmo e sul dato clou americano relativo alla disoccupazione.

 

Report lavoro USA migliore delle attese

L’US Bureau of Labor Statistics ha comunicato che, nel mese di aprile, l’occupazione nei settori non agricoli è aumentata di 115 mila unità, un dato superiore alle attese del consensus, ferme a +65 mila nuovi impieghi. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 4,3%, in linea con le aspettative del mercato.
Il dato headline, quindi, conferma una dinamica occupazionale ancora resiliente: l’economia americana continua a creare posti di lavoro, seppur a un ritmo più contenuto rispetto alle fasi più robuste del ciclo. I nuovi impieghi, spiega Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, si sono concentrati soprattutto nella sanità, nei trasporti e magazzinaggio e nel commercio al dettaglio, mentre l’occupazione nel governo federale ha continuato a diminuire.
Le revisioni dei mesi precedenti sono state leggermente negative nel complesso. Il dato di febbraio è stato rivisto al ribasso di 23 mila unità, da -133 mila a -156 mila, mentre quello di marzo è stato rivisto al rialzo di 7 mila unità, da +178 mila a +185 mila. Nel complesso, febbraio e marzo mostrano quindi 16 mila posti di lavoro in meno rispetto alle stime precedenti.
Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è sceso lievemente al 61,8%, dal 61,9% di marzo, mentre il rapporto occupati/popolazione si è attestato al 59,1%. Da monitorare anche l’aumento delle persone impiegate part-time per ragioni economiche, salite di 445 mila unità a 4,9 milioni. È un dettaglio non secondario, perché segnala una certa fragilità sotto la superficie di un dato occupazionale apparentemente positivo.

 

Salari più deboli: segnale disinflazionistico per la Fed

La parte più rilevante del report, tuttavia, arriva dai salari, sottolinea l’esperto. La retribuzione oraria media nel settore privato è aumentata di 6 centesimi, pari a +0,2% mese su mese, contro attese per un incremento dello 0,3% m/m. Su base annua, la crescita salariale si è attestata al 3,6%, sotto il consensus al 3,8% a/a.
È proprio questo elemento ad aver cambiato la lettura del dato sui mercati. Nonostante payroll superiori alle attese, la crescita più contenuta dei salari ha alimentato l’idea che le pressioni inflazionistiche dal mercato del lavoro siano meno intense del previsto. In altre parole, il report è positivo sul fronte occupazionale, ma più rassicurante sul fronte inflazione.
Per la Federal Reserve, il dato non segnala un deterioramento immediato del mercato del lavoro, ma offre comunque un argomento a favore di una politica monetaria meno restrittiva nei prossimi mesi. La creazione di 115 mila posti di lavoro rende difficile parlare di economia in frenata brusca, ma salari al 3,6% annuo e sotto le attese riducono il rischio di una nuova accelerazione inflazionistica alimentata dal costo del lavoro.

 

Dollaro in leggero calo: il mercato guarda più ai salari che ai payroll

La reazione del mercato valutario è stata coerente con questa lettura. Il dollaro ha perso terreno contro le principali valute, perché gli investitori hanno dato maggiore peso alla bassa crescita salariale rispetto al dato positivo sui nuovi occupati. Il ragionamento è abbastanza chiaro, afferma Diodovich, se i salari rallentano più del previsto, le pressioni inflazionistiche potrebbero restare sotto controllo e la Fed avrebbe più spazio per tagliare i tassi nel corso dell’anno.
Il report NFP di aprile, quindi, non è debole in senso assoluto. Anzi, i nuovi posti di lavoro sono risultati ben superiori alle attese. Ma la combinazione tra disoccupazione stabile, partecipazione in lieve calo, aumento del part-time involontario e soprattutto salari inferiori al consensus restituisce un quadro più sfumato: il mercato del lavoro tiene, ma non mostra segnali di surriscaldamento.
In sintesi, i dati di aprile riducono il rischio di un brusco rallentamento dell’economia USA, ma rafforzano allo stesso tempo l’idea che le pressioni inflazionistiche legate ai salari stiano perdendo forza. Per i mercati, questa combinazione ha favorito una lettura leggermente più dovish della Fed e ha spinto il dollaro al ribasso sui mercati valutari.

 

Petrolio ritorna sotto i 100 dollari

Nuovo movimento ribassista per il petrolio WTI, che dopo aver toccato area 105 dollari al barile ha registrato una correzione superiore al 12% tra massimo e minimo, confermando la difficoltà del mercato nel riportarsi stabilmente sui livelli più elevati.
L’andamento attuale continua a richiamare la configurazione tecnica già osservata nel 2022, quando il greggio non riuscì a proseguire la salita nonostante un contesto caratterizzato da forti tensioni internazionali e scenari di guerra.
A circa due mesi dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il WTI non è infatti riuscito a superare la soglia dei 120 dollari al barile, elemento che rafforza l’ipotesi di una fase di consolidamento dei prezzi.
Secondo questa lettura, per l’esperto David Pascucci – Market Analyst di XTB, nelle prossime settimane il petrolio potrebbe quindi stabilizzarsi ben al di sotto dei 100 dollari al barile, con potenziali effetti meno significativi sulle dinamiche inflazionistiche e, di riflesso, sulle aspettative relative ai tassi di interesse.

 

Londra il listino peggiore

La migliore performance della settimana viene registrata dalla piazza di Milano che guadagna il 2,1%. Bene inoltre Madrid che sale dello 0,6% mentre Francoforte limita l’ascesa allo 0,2%. Debole Parigi che lima lo 0,03%. La borsa peggiore è Londra che scivola dell’1,4%.
A influenzare negativamente il listino londinese sono stati anche i ribassi di alcuni titoli a elevata capitalizzazione, in particolare nel comparto bancario, energetico e farmaceutico. HSBC, NatWest e AstraZeneca hanno registrato flessioni dopo risultati o aggiornamenti giudicati deboli dal mercato. Sul sentiment degli investitori hanno inoltre inciso le incertezze politiche interne nel Regno Unito dopo le recenti elezioni locali, che hanno indebolito il governo guidato da Keir Starmer.

 

I migliori e peggiori a Piazza Affari

A Piazza Affari, Prysmian guadagna la palma dei rialzi con un +19%, forte di upgrade a Buy arrivato da Deutsche Bank con aumento target price. Bene, inoltre, Technoprobe, Lottomatica e Pirelli. Tra i peggiori Campari che cede il 10,9%, dopo i conti pubblicati in settimana. Giù gli energetici sulla scia del crollo dei prezzi del greggio.