BCE, per Lane e Schnabel possibile un rialzo dei tassi a giugno

L'intervista hawkish di Schnabel a Reuters e le condizioni poste da Lane spingono i mercati a scontare almeno due rialzi entro l'autunno

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Redazione

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La riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea di giugno si avvicina, in un contesto di accresciuta incertezza geopolitica e di rinnovate pressioni inflazionistiche. Le ultime interviste rilasciate da due esponenti chiave dell’istituto – il capo economista Philip Lane e il membro dell’Executive Board Isabel Schnabel – hanno consolidato fra gli operatori la convinzione che la pausa nella stretta monetaria sia ormai prossima alla conclusione.

Il quadro che emerge è quello di una banca centrale prossima a riattivare il ciclo restrittivo, con un’incognita non più sul “se” ma sull’intensità e sulla traiettoria successiva, in un contesto che la stessa Schnabel ha descritto come caratterizzato da rischi al ribasso per la crescita e al rialzo per l’inflazione: in una parola, stagflazione.

Schnabel non vede altra “opzione” di un rialzo tassi

Nel contributo più recente, Schnabel ha dichiarato a Reuters che, data l’entità e la persistenza dello shock in corso, ignorarlo non è più un’opzione, e che dal punto di vista odierno sarà necessario un rialzo dei tassi a giugno. La posizione, particolarmente netta, si fonda sull’evidenza che l’inflazione è già salita al 3% e, secondo le aspettative di mercato, potrebbe avvicinarsi al 4% entro fine anno, con i prezzi del petrolio collocati al di sopra dello scenario di base di marzo. L’esponente tedesca, considerata una potenziale erede di Christine Lagarde alla presidenza, ha inoltre osservato che, oltre giugno, la BCE non dovrebbe assumere impegni vincolanti e dovrebbe rivalutare la propria posizione a ogni riunione sulla base dei dati[4].

Le condizioni di Lane

Più articolata la posizione del capo economista. Philip Lane non si è sbilanciato in modo esplicito, ma ha elencato le condizioni che potrebbero spingere il Board ad alzare i tassi a partire da giugno, mettendo in guardia in particolare dal rischio di disancoraggio delle aspettative. Secondo l’economista irlandese, il pericolo più insidioso è che i cittadini europei smettano di credere che la BCE riporterà l’inflazione al 2% e inizino a considerare un livello più alto come la nuova normalità, anche perché il ricordo del 2022 – quando l’inflazione superò il 10% – è ancora fresco.

Le aspettative degli analisti

Il consensus degli investitori si è progressivamente irrigidito. I mercati finanziari hanno ormai pienamente prezzato due rialzi del tasso sui depositi, attualmente al 2%, e attribuiscono una probabilità di circa il 50% a una terza mossa entro l’anno. Al contrario, gli economisti restano più cauti, ipotizzando due rialzi seguiti da un taglio a metà 2027. Sul fronte delle case d’investimento, Neil Mehta di RBC BlueBay si attende un rialzo sia a giugno sia a settembre, in considerazione del mandato unico della BCE sulla stabilità dei prezzi. Voci dissonanti restano comunque presenti: il vicepresidente uscente Luis de Guindos ha invitato i colleghi a mantenere un atteggiamento cauto in vista della prossima decisione, considerando il progressivo rallentamento della crescita economica.