Le Borse europee, la maggior parte delle quali rimangono chiuse per festività il 1 maggio, hanno accelerato giovedì pomeriggio, chiudendo in buon rialzo, mentre il Brent si è mosso in ribasso rispetto ai picchi toccati ieri, e dopo la decisione attesa di BCE e Bank of England di lasciare i tassi invariati. A incoraggiare gli acquisti hanno contribuito le indiscrezioni della stampa statunitense secondo cui gli USA si attendono entro domani una proposta aggiornata da Teheran per mettere fine al conflitto.
Le decisioni di BCE e BoE
La BCE ha lasciato il depo rate al 2%, in linea con le attese (con una decisione presa all’unanimità ma dopo una intensa discussione anche su un eventuale rialzo). La presidente Christine Lagarde ha lasciato intendere che il Consiglio direttivo prenderà in considerazione un possibile aumento dei tassi di interesse a giugno. “Abbiamo preso una decisione ponderata sulla base di informazioni ancora insufficienti – ha affermato in conferenza stampa – Abbiamo discusso la decisione che abbiamo preso all’unanimità oggi, ma abbiamo anche discusso a lungo e in modo approfondito la possibilità di un aumento dei tassi”. Alla domanda se la riunione di giugno porterà a un aumento dei tassi – come attualmente si aspettano investitori e analisti – ha risposto che le prossime sei settimane “saranno il momento opportuno” per valutare l’economia “al fine di prendere una decisione ponderata sulla base di informazioni verificate e riesaminate”.
“Il messaggio chiave è chiaro. La BCE non intende reagire automaticamente a uno shock di offerta che, fino ad oggi, si è tradotto in una spinta al rialzo concentrata sui prezzi energetici: un intervento di politica monetaria in questa fase rischierebbe di amplificare il rallentamento della crescita senza un reale beneficio sull’inflazione – fa notare Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR – Diverso il discorso se si materializzano i cosiddetti “effetti di secondo round”, ovvero se l’aumento dei prezzi energetici inizia a propagarsi al resto del paniere del consumatore, ai salari e al prezzo dei servizi. In quel caso l’ancoraggio delle aspettative di inflazione sarebbe a rischio e la Bce dovrebbe intervenire per garantire la stabilità dei prezzi, suo mandato primario”.
La Banca d’Inghilterra (BoE) ha votato 8 a 1 per mantenere il bank rate al 3,75%. Solo un membro del Comitato avrebbe preferito un incremento dello 0,25%.
I dati macro chiave
Sul fronte macroeconomico, nell’Eurozona ad aprile l’inflazione flash headline ha segnato, come da attese, una variazione di +3% a/a (da +2,6% di marzo), mentre quello core di +2,2% (da +2,3%) grazie a un rallentamento dei servizi. L’accelerazione della misura complessiva è stata principalmente generata dall’energia (+10,9% a/a) che “dovrebbe spingere anche nei prossimi mesi sia per il venir meno di alcuni tagli fiscali sui carburanti, sia per un più diffuso incremento delle componenti legate a gas ed energia elettrica”, fanno notare gli analisti di Intesa Sanpaolo, secondo cui l’inflazione area euro dovrebbe quindi salire ulteriormente fino a raggiungere un picco vicino a +4% a/a in autunno.
Sempre in Eurozona, il PIL preliminare del 2° trimestre ha registrato una crescita di +0,1% t/t (contro +0,2% atteso e precedente) su cui ha pesato il volatile dato irlandese: le principali economie, a eccezione della stagnante Francia, hanno infatti evidenziato performance superiori alle stime (+0,3% t/t in Germania grazie agli stimoli governativi, +0,2% in Italia e +0,6% in Spagna). A marzo la disoccupazione area euro è scesa marginalmente al 6,2% (al 5,2% quella italiana).
La seduta odierna in Europa
Tra i mercati del Vecchio Continente andamento positivo per Francoforte, che avanza di un discreto +1,41%, effervescente Londra, con un progresso dell’1,62%, e Parigi avanza dello 0,53%.
Giornata di guadagni per la Borsa di Milano, con il FTSE MIB che mostra una plusvalenza dello 0,94%; sulla stessa linea, il FTSE Italia All-Share termina la giornata in aumento dello 0,87%. Senza direzione il FTSE Italia Mid Cap (-0,07%); poco sopra la parità il FTSE Italia Star (+0,39%).
Tra le migliori Blue Chip di Piazza Affari, ben comprata A2A, che segna un forte rialzo del 3,54%. Prysmian avanza del 2,90%. Si muove in territorio positivo STMicroelectronics, mostrando un incremento del 2,87%. Denaro su Enel, che registra un rialzo del 2,65%. I più forti ribassi, invece, si sono verificati su Stellantis, che ha archiviato la seduta a -6,36%. Sotto pressione Moncler, con un forte ribasso del 2,03%.
Tra i migliori titoli del FTSE MidCap, Technoprobe (+5,86%), Cembre (+4,28%), LU-VE Group (+3,77%) e ERG (+2,22%). Le peggiori performance, invece, si sono registrate su BFF Bank, che ha chiuso a -13,66%. Sessione nera per Ferretti, che lascia sul tappeto una perdita del 5,66%. In perdita Maire, che scende del 4,96%. Soffre NewPrinces, che evidenzia una perdita del 2,82%.
La settimana prossima
Con l’arrivo di maggio, i mercati si troveranno ad affrontare una settimana ricca di dati ed eventi, con i dati sull’occupazione negli Stati Uniti come indicatore chiave per determinare se il mercato del lavoro si sta stabilizzando. L’attenzione si sposterà poi sulla decisione della Norges Bank e della Riksbank. Continuerà intanto la stagione delle trimestrali sulle due sponde dell’Atlantico.
Scendendo nei particolari, il rapporto sulla situazione occupazionale statunitense di aprile, previsto per l’8 maggio, dovrebbe mostrare un mercato del lavoro sostanzialmente stabile. Viene stimato dagli analisti un aumento di 60.000 unità nell’occupazione non agricola, dopo le forti oscillazioni dei mesi scorsi (gennaio: +160.000, febbraio: -133.000, marzo: +178.000). Il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile al 4,3%.
Per quanto riguarda le banche centrali, mentre la Riksbank probabilmente manterrà i tassi invariati con un orientamento prudente – supportato da un’inflazione complessiva e di base contenuta, nonché da prospettive di prezzo favorevoli a breve termine – lo stesso non si può dire per la Norges Bank. Alcuni analisti prevedono che la banca centrale norvegese aumenterà i tassi di interesse di 25 punti base già la prossima settimana, con l’inflazione che si mantiene intorno al 3% e con crescenti rischi al rialzo a causa del recente aumento dei prezzi del petrolio innescato dal conflitto in corso in Iran.