Esenzione ticket sanitario: perché stanno arrivando le cartelle esattoriali? Ricordiamo i veri requisiti

Il provvedimento interessa la Regione Lombardia, ma la problematica induce a fare chiarezza su quali siano i reali requisiti per avere diritto all’esenzione dei ticket sanitari.

Ticket sanitari non pagati dal 2012 per eseguire esami e visite mediche. E ora sono in arrivo cartelle esattoriali per un numero che si aggira intorno alle 500.000.

È quello che sta accadendo nella regione Lombardia dove, a seguito delle riunioni all’assessorato della Sanità, è emerso che circa 500.000 pazienti rischiano di vedersi recapitare le cartelle esattoriali. E mentre l’assessorato è intento a verificare il numero preciso dei cittadini a rischio, è al vaglio – su insistenza dei sindacati – la possibilità di condono delle sanzioni.

Una situazione spiacevole che rischia di colpire per lo più pensionati, i quali, convinti di aver diritto all’esenzione per reddito basso, hanno autocertificato dati non veritieri. Tuttavia, non sono gli unici, molti disoccupati hanno compiuto lo stesso errore e ora il prezzo da pagare potrebbe essere piuttosto alto: la cifra da rimborsare ammonta a circa il doppio rispetto al costo del ticket e se si considera che i ticket non pagati presi in considerazione, partono dal 2012, è facile immaginare il conto salato che presto potrebbe colpire i più deboli, dal punto di vista del reddito. La cronaca ci fornisce quindi lo spunto per fare chiarezza sulla normativa ed i requisiti per otterere l’esenzione del ticket:

 

Cos’è il ticket sanitario

Il ticket sanitario – un contributo versato dai cittadini in favore della spesa sanitaria – va pagato in casi specifici. Tra questi rientrano le prestazioni di tipo specialistico e gli esami di diagnostica strumentale, le cure termali, l’assistenza al pronto soccorso (eccetto coloro a cui viene assegnato il codice bianco), ovvero tutte quelle che non sono comprese nei livelli essenziali di assistenza (LEA). Lo Stato riconosce però l’esenzione del ticket sanitario a chi presenta un reddito particolarmente basso o anche a chi è affetto da specifiche patologie.

Quali sono le prestazioni per le quali non si paga il ticket sanitario? Tra queste rientrano:

  • trattamenti erogati durante un ricovero;
  • dispositivi medici per chi soffre di diabete;
  • prestazioni pediatriche;
  • prestazioni erogate per tutelare la maternità di una donna;
  • vaccinazioni obbligatorie;
  • donazione del sangue;
  • analisi effettuate per prevenire l’HIV;
  • alimenti destinati a categorie particolari, ad esempio i celiaci;
  • esami di diagnostica strumentale per tutelare la salute della collettività;
  • esami di diagnostica strumentale per la diagnosi precoce, se autorizzati dalla Regione, ad esempio PAP test o mammografia.

L’esenzione del ticket sanitario permette ad alcune categorie di cittadini di non pagare i servizi erogati dalla sanità pubblica. Le categorie che ne hanno diritto sono:

  • malati cronici o soggetti affetti da malattie rare;
  • invalidi. In questo caso l’esenzione sarà applicata alle visite specialistiche legate all’invalidità stessa del paziente;
  • donne in gravidanza;
  • coloro che devono effettuare esami per la diagnosi precoce di tumori, ovvero cancro al seno, al colon-retto, al collo dell’utero;
  • coloro che presentano un reddito basso e che hanno i codici: E01, E02; E03; E04.

Come chiedere l’esenzione del ticket sanitario

Per chiedere l’esenzione, è necessario che il cittadino presenti la documentazione idonea e che attesti di essere in possesso dei requisiti. Nel caso di motivi legati al reddito ad esempio, bisognerà presentare un’autocertificazione con all’interno indicati i propri dati personali e il reddito del nucleo familiare. I disoccupati invece, dovranno presentare l’indicazione del Centro per l’impiego in cui si è iscritti.

A effettuare i dovuti controlli, incrociando i dati (compresi quelli del reddito) dei pazienti con le prescrizione degli esami svolti, è la Società generale d’informatica del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Coloro che non sono in regola con quanto dichiarato, vengono segnalati all’Ats, l’Agenzia di Tutela della Salute della Val Padana.

 

Nel frattempo, per la Regione Lombardia, si sta studiando la possibilità del condono in quanto non viene riconosciuto il dolo, ma è necessaria una legge regionale collegata al Bilancio e sulla quale si sta discutendo. La misura che si sta vagliando è quella del ravvedimento operoso, con la quale il cittadino avrebbe la possibilità di regolarizzarsi fiscalmente per il mancato o insufficiente versamento dell’imposta dovuta, ma l’intento è quello di varare un provvedimento più accurato.

“L’obiettivo è di aiutare ancora una volta le fasce più deboli della popolazione – spiega Giulio Gallera, assessore al Welfare della regione Lombardia. Siamo al lavoro anche con gli Uffici legali per trovare la soluzione migliore”. La questione verrà ripresa e sottoposta al giudizio di Davide Caparini, assessore regionale all’Economia: sarà lui a decidere se sarà possibile procedere o meno con il condono.

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