Airbnb, Milano apre la strada alla riforma degli affitti brevi in Italia

L'assessore all'Urbanistica Maran e quello al Turismo Guaineri, appoggiati dal sindaco Sala, vogliono porre un tetto agli affitti su Airbnb

Come New York, Londra, Parigi, Roma, Venezia, Firenze e molte altre città in tutto il mondo, anche Milano sta pensando di mettere un freno al dilagante fenomeno Airbnb. Oltre 450 mila le case in offerta solo in Italia, 11,5 milioni di turisti l’anno, un giro d’affari da 2 miliardi di euro. Airbnb vale ben l’11% del fatturato totale dell’ospitalità italiana.

La proposta di Maran e Guaineri

Da tempo si parla di una riforma a livello nazionale, mentre a Milano la questione è stata sollevata dall’assessore all’Urbanistica di Milano Pierfrancesco Maran e da quello al Turismo Roberta Guaineri, che stanno valutando l’ipotesi di porre un limite al numero di giorni di affitto per chi mette stanze o interi appartamenti su Airbnb.

Al vaglio della giunta Sala ci sarebbe anche l’introduzione di un codice identificativo da assegnare a chiunque affitti un appartamento, in modo da identificarlo con certezza e fare emergere il “nero”. Un’idea in realtà non nuova per la Lombardia: la Regione aveva già provato a introdurla, ma era stata bloccata da una sentenza del Tar.

Cosa non funziona del modello Airbnb

Le molle che hanno fatto scattare un “ripensamento” nei confronti della libertà di movimento totale di Airbnb all’interno dei centri storici delle nostre città sono sostanzialmente due: da un lato la necessità di distinguere chi affitta “professionalmente” da chi lo fa solo per arrotondare.

Dall’altro, restituire stanze e appartamenti in locazione a chi ne ha sempre usufruito prima dell’arrivo del colosso Usa, e cioè soprattutto famiglie, studenti, lavoratori fuori sede e giovani coppie che preferiscono l’affitto all’acquisto.

Chi guadagna e chi perde da Airbnb

Maran parla di 600 mila alloggi complessivi su Airbnb Italia, di cui 100 mila in affitto e 15 mila in affitto breve, in aumento. Negli ultimi dieci anni le compravendite immobiliari per investimento sono passate dal 10 al 20% del totale, e molte hanno poi optato per affitti turistici. E il Fisco, vi chiederete? Raccoglie solo le briciole, purtroppo.

Gli oltre 15mila appartamenti locati a Milano su Airbnb generano introiti evidentemente maggiori per i locatari, che riescono ad alzare il prezzo a fronte di soggiorni brevi, e rappresentano un guadagno sicuro perché il pagamento avviene in anticipo e si evitano quei fastidiosi problemi legati a eventuali morosità con gli affitti lunghi.

Ad oggi, il Comune di Milano incassa dall’1 ai 2 milioni di euro al mese per la tassa di soggiorno attraverso la mediazione di Airbnb, grazie ad un accordo specifico. Ma il fenomeno degli affitti brevi ha innescato pericolosi effetti a catena, che stanno spingendo via sempre più le altre tipologie di utenza, costrette a “riparare” in zone sempre più periferiche. Una gentrificazione che cambia il volto delle nostre città, e il senso stesso di comunità.

Affitti tradizionali, quali problemi

Nel dibattito è intervenuto anche l’ad di The Best Rent, Cristiano Berti: “L’assessore ha fatto emergere le molteplici criticità degli affitti tradizionali. Spesso è la conseguenza delle scarse tutele riconosciute ai proprietari di immobili che intendono affittare il proprio appartamento. La soluzione, a nostro avviso, va ricercata in una corretta e chiara regolamentazione, sia del settore degli affitti brevi sia del mercato degli affitti tradizionali”.

Questo affinché si evitino situazioni di incertezza legate all’aumento di privati o property manager fai da te che spesso non rispettano a pieno gli adempimenti richiesti dalla legge, e omettono obblighi e oneri tributari a danno delle amministrazioni, comunali in primis.

Sala: “No contro al mercato, ma una soluzione va trovata”

Il sindaco di Milano Beppe Sala ha fatto sapere che riceve continue lamentele. “Dei ragazzi che mi scrivono il 50% lo fa per dirmi che fatica a trovare un appartamento a Milano“, confessa Beppe Sala. Per ora non c’è ancora una “ricetta predefinita”, ma la maggior parte delle grandi città europee si sta ponendo il problema. “Un tema c’è, per cui, nel rispetto delle regole e del libero mercato, la politica deve cercare di trovare delle formule per dare degli indirizzi”.

“Ciò che serve è ricostruire un legame di fiducia coi proprietari di case che consenta di affittare con tranquillità sia col vecchio 4+4 sia magari con formule più moderne tipo 3+2 o anche semestrali e annuali” ha concluso Maran. Per evitare i rischi, la tutela dovrebbe aumentare anche nei confronti del proprietario. “Non può essere, come oggi, solo sul versante dell’inquilino moroso”.

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