Tutte le opzioni per la pensione anticipata

Pensione anticipata: che cos’è, chi ne ha diritto, quali sono le alternative e le normative attuali

Introdotta l’1 gennaio 2012 con l’entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011 (poi modificato dalla legge n.214 del 22 dicembre), la pensione anticipata permette ai lavoratori che hanno maturato specifici requisiti contributivi di andare in pensione prima del raggiungimento dell’età pensionabile.

Cos’è l’età pensionabile? È un requisito anagrafico necessario per andare in pensione, sebbene non sia l’unico. Attualmente, la regola generale è la seguente: tutti i lavoratori hanno diritto alla pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni e con almeno 20 anni di contributi alle spalle, ma numerosi sono i casi in cui è prevista la pensione anticipata. Andiamo ad analizzare le varie possibilità e le norme attualmente in vigore.

Pensione per vecchiaia, come funziona

La pensione per vecchiaia, attualmente, consente di andare in pensione a chi ha:

  • 67 anni compiuti
  • 20 anni di contributi, anche sommando i versamenti fatti per casse diverse (cumulo) e comprendendo i riscatti di laurea, gli accrediti gratuiti del servizio militare, la maternità e la contribuzione relativa alla Naspi
  • un assegno superiore a 690,42 euro (nel 2021), e cioè superiore ad una volta e mezzo l’assegno sociale, se non sono stati versati contributi prima del 31 dicembre 1995
  • ha cessato l’attività lavorativa dipendente

L’età pensionabile a 67 anni resterà in vigore fino al 31 dicembre 2022. A partire dall’1 gennaio 2023 non è escluso che aumenti, se l’ISTAT dovesse rilevare un aumento della speranza di vita. È infatti proprio dalla speranza di vita, che l’età pensionabile dipende: nel 2017 era compresa tra 66 anni e 1 mese e 66 anni e 7 mesi a seconda del lavoro svolto. Oggi l’età pensionabile è uguale per tutti, sebbene vi siano delle eccezioni. Innanzitutto, è concessa la pensione di vecchiaia anche a chi ha versato solo cinque anni di contributi dopo il 1995 al compimento di 71 anni e 3 mesi. Inoltre, diversi sono i casi in cui è possibile richiedere la pensione anticipata.

Pensione anticipata, come funziona

Al sussistere di date condizioni, è possibile andare in pensione prima del raggiungimento dell’età pensionabile: è la cosiddetta “pensione anticipata”. I requisiti per la pensione anticipata sono i seguenti:

  • essere iscritto alle gestioni INPS, al fondo pensione lavoratori dipendenti, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi oppure all’assicurazione generale obbligatoria di coltivatori diretti e artigiani
  • aver maturato 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, o 41 anni e 10 mesi per le donne

L’età dunque non conta: contano solo i contributi versati. Un requisito, questo, attualmente in vigore fino al 31 dicembre 2026. Tuttavia, è bene prestare attenzione al concetto di contribuzione. Per i lavoratori che hanno cominciato a versare contributi prima dell’1 gennaio 1996, dei 42 o 41 anni e 10 mesi di contribuzione, almeno 35 devono essere calcolati senza tenere conto degli eventuali periodi di contribuzione versata durante i periodi di malattia o disoccupazione.

Nello specifico, i lavoratori con più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (che beneficiano dunque del sistema retributivo) nel 2020 hanno raggiunto i requisiti per la pensione anticipata. Chi ha accumulato i contributi solo dopo l’1 gennaio 1996 (e rientra nel regime contributivo) può beneficiare invece della prestazione anticipata contributiva al compimento dei 64 anni d’età, con 20 anni di contribuzione effettiva e a patto che il primo assegno pensionistico lordo non sia inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale (e sia quindi superiore ai 1.288,78 euro mensili). La nuova tabella per la pensione anticipata è consultabile sul sito dell’INPS (qui).

Come calcolare la pensione

Sono tre, i metodi di calcolo della pensione anticipata. Con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 il sistema è retributivo fino al 31/12/2011 e poi contributivo: la pensione è rapportata alla media delle retribuzioni delle ultime 260 settimane per i lavoratori dipendenti, o dei redditi delle ultime 520 settimane per i lavoratori autonomi, fino al 31/12/2011, moltiplicata per il numero di settimane accreditate dall’inizio della propria attività lavorativa fino al 31/12/1992 (quota A).

Per i contributi a partire dall’1/1/2012, si fa la media delle ultime 520 settimane lavorative per i dipendenti o delle ultime 780 settimane per il lavoratori autonomi, moltiplicata per il numero di settimane accreditate dall’1/1/1993 fino alla data di decorrenza della pensione (quota B). Con contribuiti a partire dall’1/1/1996 il sistema è contributivo: si sommano le retribuzioni annue e si calcolano i contributi del 33%, così da ottenere il montante a cui applicare il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età del lavoratore. Con meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995, il sistema è misto: retributivo fino al 1995 e poi contributivo.

Pensione anticipata, le alternative al metodo ordinario

L’aver accumulato 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, e i 41 anni e 10 mesi per le donne, non è l’unico modo possibile per ottenere la pensione anticipata. Negli ultimi anni, infatti, sono state introdotte diverse alternative e novità: la pensione anticipata della legge Fornero, l’APE volontario o sociale, l’isopensione, Quota 100, la pensione anticipata per mansioni usuranti e per i lavoratori precoci, l’Opzione Donna. Tutte alternative che vale la pena analizzare.

Innanzitutto, è bene sapere che la riforma Monti-Fornero del 2011 ha perfezionato quanto introdotto dalla riforma Dini, stabilendo un principio: l’età pensionabile viene e verrà spostata in avanti sulla base della speranza di vita, rilevata dall’ISTAT. Non solo: la Legge Fornero ha sancito anche il definitivo passaggio al sistema contributivo e ha eliminato la pensione di anzianità (che consentiva di andare in pensione a qualsiasi età, con 40 anni di contributi versati). Riforme successive hanno introdotto l’APE e la RITA, Quota 100 e Opzione Donna.

Isopensione

La prima alternativa alla pensione anticipata è rappresentata dall’isopensione: le aziende con più di 15 dipendenti, disposte ad anticipare la pensione ad una parte del personale, possono concedere il pensionamento ai lavoratori che raggiungerebbero l’età pensionabile nei 7 anni successivi. Ad oggi, tale possibilità è confermata fino al 2023.

APE sociale

L’APE volontario, che consentiva d’andare in pensione a 63 anni con almeno 20 anni di contributi e con prestito garantito da restituire nei 20 anni successivi con una decurtazione sull’assegno pensionistico, non è più in vigore dal 31/12/2019. Resta invece in vigore fino al 31/12/2021 l’APE sociale, riservata alle categorie deboli. Per ottenerla, il lavoratore deve avere almeno 63 anni e aver versato 30/36 anni di contributi. Può richiederla chi:

  • è disoccupato (tipicamente a seguito di un licenziamento o di dimissioni per giusta causa)
  • assiste da almeno 6 mesi il coniuge o un parente con disabilità grave (a date condizioni)
  • ha subito una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%

Nei sopracitati casi, il lavoratore deve aver versato almeno 30 anni di contributi. L’APE sociale è poi riconosciuta a particolari categorie di lavoratori dipendenti, come i conduttori di mezzi pesanti o gli operai edili, a fronte di una contribuzione minima di 36 anni. La pensione anticipata con APE sociale non può superare un importo pari a tre volte l’assegno sociale,  fino al momento della pensione di vecchiaia. Ecco dunque che, una pensione anticipata per malattia, non esiste: esiste la possibilità di andare in pensione se viene diagnosticata una certa percentuale di invalidità, a patto d’aver accumulato sufficienti anni di contribuzione.

Pensione anticipata per lavoratori precoci

La pensione anticipata per lavoratori precoci riconosce la pensione a chi ha versato almeno 1 anno di contributi prima d’aver compiuto 19 anni. Il lavoratore deve però soddisfare uno dei seguenti requisiti:

  • essere disoccupato
  • essere invalido in una misura uguale o superiore al 74%
  • assistere da almeno 6 mesi un parente portatore di handicap
  • aver svolto attività gravose o pesanti per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni

Quota 100 e Quota 102

Quota 100 resterà in vigore solo fino al 31/12/2021. Chi ne usufruisce va in pensione al compimento di 62 anni con 38 anni di contributi. A partire dall’1/1/2022, per un anno sarà in vigore Quota 102. Il meccanismo sarà lo stesso: 38 anni di contributi, ma 64 anni compiuti anziché 62.

Opzione donna

La pensione anticipata per le donne, l’Opzione Donna, è riservata alle donne in possesso dei requisiti al 31/12/2021. Il primo requisito è l’età: 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 per le lavoratrici autonome, compiuti prima dell’1/1/2022. In entrambi i casi, è necessario aver versato almeno 35 anni di contributi.

Pensione anticipata per lavori gravosi o usuranti

Per i lavori gravosi o usuranti, fino al 31/12/2026 resta in vigore il sistema delle quote. I lavoratori dipendenti possono richiedere la pensione anticipata per lavori gravosi o usuranti:

  • a 61 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi, se hanno svolto mansioni particolarmente usuranti per almeno 78 giorni o notti in un anno
  • a 62 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi, se hanno svolto lavori di notte a turni per 72-77 giorni l’anno
  • a 63 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi, se hanno svolto lavori di notte a turni per 64-71 giorni l’anno

I lavoratori autonomi possono richiedere la pensione anticipata per lavori gravosi o usuranti:

  • a 62 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi, se hanno svolto mansioni particolarmente usuranti per almeno 78 giorni o notti in un anno
  • a 63 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi, se hanno svolto lavori di notte a turni per 72-77 giorni l’anno
  • a 64 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi, se hanno svolto lavori di notte a turni per 64-71 giorni l’anno

La lista dei lavori usuranti è stata allargata dall’ultimo Legge di Bilancio.

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