Il clima estremo presenta un conto sempre più pesante all’agricoltura italiana. Da una parte ci sono le temperature elevate e la siccità prolungata, dall’altra nubifragi, grandinate e altri fenomeni intensi che possono distruggere interi raccolti in pochi minuti. Questa instabilità si traduce inevitabilmente in margini di guadagno ridotti, con perdite che in alcune aree arrivano fino all’80%, proprio mentre aumentano i costi di irrigazione, energia e alimentazione degli animali.
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A quanto ammontano i danni causati dal maltempo
Da una recente analisi condotta da Coldiretti, ammontano a oltre 3 miliardi di euro i danni provocati all’agricoltura italiana da caldo estremo, siccità, grandine e roghi.
La situazione oggi è complessa soprattutto per il modo in cui i diversi fenomeni atmosferici spesso si susseguono. Infatti, mentre la siccità riduce la disponibilità d’acqua e indebolisce le piante, le precipitazioni improvvise non sempre riescono a compensare il deficit idrico accumulato. Al contrario, piogge violente e grandinate possono danneggiare raccolti già sottoposti a stress, aumentando le perdite ulteriormente.
Le regioni messe peggio e le colture più colpite
Tra le regioni in maggiore difficoltà c’è il Piemonte, dove la situazione della Baraggia, nelle aree non irrigue tra Vercelli e Biella, è particolarmente delicata:
- per il riso si stimano cali compresi tra il 70 e l’80%, mentre per il mais le perdite sono arrivate al 50-60%;
- i foraggi registrano invece una riduzione intorno al 50% e, rispetto alle annate precedenti, risultano in calo anche i noccioleti, soprattutto quelli più vecchi, i cui raccolti hanno perso tra il 20 e il 30%.
In diversi territori della Lombardia il caldo e siccità hanno costretto gli agricoltori ad anticipare la raccolta del mais, privilegiando il trinciato rispetto alla produzione di granella. In questo caso, la perdita stimata è arrivata al 30%. Hanno registrato cali anche:
- la soia, con cali fino al 30% in alcune zone;
- i fieni, la cui produzione risulta inferiore di circa un terzo;
- il riso, con una diminuzione media stimata intorno al 15% e situazioni più critiche in alcune aree della Lomellina;
- la produzione di latte risulta invece in calo del 10-15%, mentre nelle aree montane la produzione di formaggio d’alpeggio potrebbe ridursi di circa il 20%.
La situazione è complessa anche nel Nord-Est. In Veneto e Friuli Venezia Giulia la filiera dei seminativi registra perdite stimate tra il 40 e il 60% nelle aree maggiormente colpite dalla combinazione di siccità e temperature elevate. In Veneto, in particolare, il deficit pluviometrico dall’inizio dell’anno idrologico ha raggiunto il 26%, con quasi 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua mancanti rispetto alla media storica già alla fine di maggio.
Per questo motivo, specie nelle zone montane, prati e pascoli hanno riportato danni compresi tra il 40 e il 60% delle perdite. Inoltre, una minore disponibilità di alimentazione naturale ha avuto conseguenze negative sugli allevamenti, dove latte e carne hanno registrato contrazioni produttive tra il 20 e il 30%.
In Emilia-Romagna, il caldo prolungato:
- ha ridotto di circa il 20% la produzione di mais nel Ferrarese, ma a causa della grandine e dei problemi legati alle aflatossine le perdite sono arrivate fino all’80% in alcune zone;
- ha fatto registrare alla frutta estiva e autunnale cali delle rese intorno al 20%, con punte del 30%, ma i danni sono stati maggiori nei casi in cui il raccolto è stato colpito direttamente dalla grandine.
Infine in Trentino caldo e siccità hanno portato a una riduzione del raccolto di mele tra il 9 e il 10%, accompagnata da una diminuzione delle pezzature. Inoltre in quota, tra malghe e pascoli, il secondo sfalcio di fieno è stato fortemente compromesso dal caldo, con ripercussioni sulle disponibilità per l’allevamento.
Danni anche al Sud e al Centro: quali le zone più sotto pressione
Scendendo verso il Centro, l’assenza di precipitazioni sufficienti continua a mettere sotto pressione seminativi, ortofrutta, vigneti, oliveti e foraggi.
In particolare, in Umbria:
- mais e girasole registrano cali che in alcune aree arrivano al 50%;
- la vendemmia è stata anticipata e in alcune zone la riduzione delle rese potrebbe attestarsi tra il 5 e il 10%.
L’impatto è ancora più evidente in Abruzzo, dove:
- si sono registrati 130 giorni senza pioggia;
- nelle aree non irrigate la perdita della produzione di uva è stimata intorno al 50%;
- per le olive il calo è compreso tra il 20 e il 30%.
Al Sud e nelle Isole lo stress idrico colpisce soprattutto l’ortofrutta, ma le conseguenze riguardano anche oliveti, vigneti, foraggi e allevamenti.
In Puglia, sono particolarmente esposte produzioni come:
- pomodori e angurie, con forti cali delle quantità raccolte e problemi di pezzatura e qualità;
- uva da tavola e olive, a causa dei problemi di avvizzimento provocati dal caldo che possono ripercuotersi sulle rese.
In Calabria, a causa del caldo persistente e dell’elevata umidità:
- per gli agrumi le perdite stimate sono comprese tra il 30 e il 40%;
- per foraggi e seminativi si registrano rese inferiori, mentre aumentano le spese legate a irrigazione ed energia.
Una menzione a parte merita in conclusione la Sardegna, dove le irrigazioni hanno consentito di contenere almeno in parte i danni, ma la situazione rimane critica.