Agricoltura devastata da grandine e incendi, quanto è costata all’Italia l’emergenza maltempo

Grandine al Nord e incendi al Sud: il maltempo e il caldo record flagellano l'agricoltura italiana, con ingenti danni alle colture.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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L’Italia sta affrontando una delle estati più instabili degli ultimi anni da un punto di vista climatico. Nelle ultime settimane, le violente grandinate al Nord e gli incendi al Sud stanno mettendo a dura prova il settore agricolo. Chicchi di ghiaccio di grandi dimensioni, temperature estreme e siccità hanno causato danni ingenti alle colture, alle aziende e all’intera filiera agroalimentare.

Secondo il primo bilancio diffuso da Coldiretti, le prime stime sugli effetti economici del maltempo e del caldo record parlano già di perdite nell’ordine delle centinaia di milioni di euro.

I danni della grandine al Nord

Secondo l’analisi di Coldiretti sui dati Eswd (European Severe Weather Database), negli ultimi tre giorni si sono registrate ben 192 maxigrandinate nelle regioni settentrionali, con chicchi che in alcuni casi hanno raggiunto i 10 centimetri di diametro, capaci di causare pregiudizi gravi a colture, edifici rurali e infrastrutture agricole.

Le grandinate hanno devastato migliaia di ettari coltivati, colpendo in particolare:

  • cocomeri;
  • mais;
  • pomodori;
  • soia;
  • meloni;
  • barbabietole;
  • cipolle;
  • foraggi destinati all’alimentazione animale.

Molte aziende in pochi minuti hanno perso mesi di lavoro, investimenti e prospettive di reddito. Sono stati distrutti infatti anche:

Le regioni a rischio al Sud

Se il Nord è stato colpito dalla grandine, il Sud sta affrontando un’emergenza diversa ma altrettanto grave a causa delle temperature elevate, unite alla siccità e al vento, che hanno favorito la propagazione di numerosi incendi e stanno interessando vaste aree agricole e boschive.

Secondo l’analisi di Coldiretti elaborata sui dati Effis, il sistema europeo che monitora gli incendi di grandi dimensioni, dall’inizio dell’anno sono già andati distrutti quasi 22.000 ettari di boschi e terreni.

La situazione più critica è stata segnalata in Sardegna, dove i roghi hanno coinvolto migliaia di ettari di pascoli e terreni coltivati. Le fiamme hanno distrutto:

  • pascoli;
  • colture agricole;
  • scorte di foraggio;
  • capannoni;
  • strutture aziendali;
  • alveari;
  • allevamenti con animali morti.

Secondo le prime valutazioni, i danni nell’isola ammontano già a circa 10 milioni di euro, ma si tratta di una stima ancora provvisoria destinata con ogni probabilità ad aumentare nei prossimi giorni.

Anche la Sicilia vive giornate particolarmente difficili. Dopo che diversi roghi hanno interessato pascoli e aziende agricole, in particolare nella zona di Castelnuovo di Sicilia, in provincia di Palermo, sono andati distrutti terreni e capannoni.

Situazioni di criticità vengono segnalate poi in Puglia e Calabria. A causa del caldo estremo il rischio incendi in queste regioni rimane alto, rendendo estremamente difficile il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento delle fiamme.

Il caldo estremo riduce anche la produzione agricola

Oltre a grandine e incendi, gli agricoltori devono fare i conti con gli effetti diretti delle temperature eccezionalmente elevate. Il caldo intenso accelera infatti la maturazione dei frutti, provoca stress idrico nelle colture e riduce la produttività delle piante.

In Puglia, per esempio, nella zona del Tarantino le alte temperature stanno causando perdite fino al 60% del raccolto di cocomeri. Trattandosi di un territorio specializzato in questa produzione, questa riduzione rischia di tradursi in un forte calo del reddito per le aziende agricole locali.

il problema ambientale è anche un problema economico perché quando una parte significativa della produzione viene distrutta, diminuisce l’offerta disponibile sul mercato e possono aumentare le difficoltà di approvvigionamento per alcune filiere. A ciò si sommano i maggiori costi sostenuti dalle imprese per ripristinare le attività produttive, investire in nuove misure di protezione e affrontare un rischio climatico ormai sempre più frequente.