Caro costi negli allevamenti, la classifica delle regioni più colpite dalla siccità

Caldo estremo e siccità mettono in ginocchio gli allevamenti italiani: rincari record per i foraggi e crollo della produzione di latte

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Il caldo e la siccità non stanno mettendo in difficoltà soltanto i raccolti agricoli, ma stanno colpendo direttamente anche gli allevamenti italiani. Quando nei campi manca l’acqua, infatti, il problema non si ferma alla coltivazione. Se  la disponibilità di mais, fieno e foraggi, aumentano i costi per irrigare e alimentare gli animali e, contemporaneamente, il caldo riduce la produttività delle stalle.

Siccità, la classifica delle regioni più colpite negli allevamenti

Secondo Coldiretti, le temperature elevate e le precipitazioni inferiori alla norma stanno colpendo soprattutto il Centro Nord e, in particolare, le aree della Pianura Padana e quelle montane dove la riduzione delle precipitazioni sta mettendo sotto pressione pascoli e alpeggi.

Già a luglio gli esperti segnalavano una situazione critica per mais, foraggi e altre colture, con effetti anche sulla produzione di latte. E la situazione ad oggi non è migliorata, con i prodotti per l’alimentazione animale più difficili da reperire e più costosi, ma anche l’aumento delle spese necessarie per mantenere gli animali nelle condizioni adeguate durante le ondate di calore.

In particolare:

  • il Piemonte è tra le regioni più colpite soprattutto per gli effetti sul mais e sui pascoli montani. Nelle aree maggiormente interessate dallo stress idrico, i danni al mais sono già stimati oltre il 30%, con punte fino al 70% e, in alcune zone, il rischio di perdere completamente il raccolto. Particolarmente critica è anche la situazione degli alpeggi piemontesi, dove la riduzione della disponibilità di erba e acqua si ripercuote direttamente sulla produzione di latte;
  • la Lombardia è la regione dove gli allevatori stanno avendo maggiori difficoltà soprattutto per quanto riguarda mais e foraggi, due elementi fondamentali per l’alimentazione degli animali. La scarsa disponibilità idrica ha reso necessarie risorse irrigue aggiuntive per salvaguardare i raccolti, facendo aumentare i costi di comparti e settori già in difficoltà;
  • il Trentino-Alto Adige ha problemi soprattutto per i pascoli e agli alpeggi. In Val di Sole, Val di Non e Val di Fiemme la produzione di foraggio ha registrato infatti riduzioni superiori al 40% e la mancanza di pioggia ha prosciugato i prati, riducendo la disponibilità di erba fresca e creando difficoltà anche per l’approvvigionamento dell’acqua necessaria agli animali.

Infine, nel bacino padano la situazione di emergenza interessa più in generale l’area compresa tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dove la combinazione di afa e poche piogge stanno danneggiando sopratutto produttori di mais e altre colture destinate anche alla zootecnia.

A quanto ammontano i danni

Secondo le stime, gli eventi climatici estremi, ad oggi, hanno causato danni economici in diversi ambiti. Per quanto riguarda la produzione di latte, per esempio, la siccità ha causato una diminuzione media della produzione superiore al 20% nel periodo tra giugno e luglio, e non è da escludere un peggioramento in futuro. La situazione è già critica negli alpeggi piemontesi, dove la produzione giornaliera è scesa da 7-8 quintali, registrati in annate normali, a 2-3 quintali.

Le ondate di calore hanno inoltre comportato un incremento del 30% dei costi energetici per le imprese zootecniche. Questo perché è stato necessario intensificare l’utilizzo di sistemi frigoriferi per il raffreddamento del latte, oltre che dei dispositivi di climatizzazione delle stalle, come ventilatori, nebulizzatori e doccette per il benessere animale.

La carenza idrica ha infine reso necessario un maggiore ricorso all’irrigazione, determinando un incremento medio stimato di oltre il 30% dei costi per gli allevatori, legati al consumo di acqua e al gasolio impiegato per il funzionamento degli impianti.

Proprio la combinazione di rincari e calo della produzione ha reso la gestione poco sostenibile, mettendo a dura prova la tenuta economica delle aziende agricole e dell’intera filiera.