L’ondata di caldo eccezionale che sta interessando gran parte dell’Italia, accompagnata da precipitazioni sempre più scarse, sta mettendo sotto pressione coltivazioni, allevamenti e risorse idriche del Paese. Secondo la nuova “mappa della sete” elaborata da Coldiretti, il cambiamento climatico non è più un rischio futuro, ma un’emergenza diffusa in tutto il Paese, con conseguenze già tangibili e visibili su raccolti, prezzi e disponibilità di prodotti alimentari soprattutto in alcune regioni.
Indice
Le regioni più colpite da caldo e siccità
Le regioni del Centro Nord sono quelle più in difficoltà a causa della crisi idrica e ambientale. In Piemonte, dopo un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate, il rapido aumento delle temperature e la drastica diminuzione delle piogge hanno prosciugato le riserve disponibili. Per questo motivo, è stato lanciato l’SOS siccità.
Tra le produzioni a rischio nella regione ci sono:
- riso;
- mais;
- ortofrutta;
- noccioleti;
- prati e pascoli.
Le perdite vengono già stimate tra il 30% e il 40%, ma potrebbero salire fino al 70-80% se le precipitazioni continueranno a mancare.
Anche la Lombardia presenta uno scenario molto critico. In Lomellina la scarsità d’acqua minaccia direttamente le risaie, mentre nel Milanese si teme di rivivere la drammatica estate del 2022, quando gli agricoltori dovettero scegliere quali campi salvare.
Il mais mostra già segni evidenti di sofferenza con trinciature anticipate nelle province di:
- Milano;
- Cremona;
- Mantova.
Il pomodoro registra invece i primi effetti, con le varietà precoci che perdono circa il 10%, mentre quelle medio-tardive potrebbero arrivare a riduzioni del 40%. Preoccupano inoltre i vigneti, con una vendemmia che si prospetta anticipata, e gli allevamenti, dove la produzione di latte è già diminuita tra il 10% e il 20%.
Anche in Veneto le temperature elevate stanno accelerando la maturazione delle colture. In molti appezzamenti si osservano pannocchie prive di granella a causa della mancata fecondazione provocata dal caldo estremo. Questo fenomeno rappresenta un problema non soltanto per i produttori di cereali, ma anche per gli allevamenti, che utilizzano il mais come componente fondamentale dell’alimentazione animale.
In Trentino, invece, gli allevamenti registrano un calo nella produzione lattiera, mentre la combinazione tra caldo e siccità ha anticipato i cicli vegetativi e, nei casi più gravi, provocato il blocco della crescita delle colture.
In Emilia-Romagna, nelle aree servite dal Canale Emiliano Romagnolo la disponibilità d’acqua consente ancora di limitare i danni, ma sono aumentati i costi irrigui ed energetici e nel Bolognese si produce già il:
- meno 30% di mais, sorgo e barbabietola;
- meno 40% per la soia;
- meno 20% per le cipolle.
Soffrono anche vigneti, albicocche e susine nelle aree collinari, e nel Reggiano vengono segnalati danni alle angurie coltivate in serra e al fieno destinato agli allevamenti.
Difficoltà diffuse anche nel Centro Italia
L’emergenza coinvolge anche gran parte del Centro. Per esempio, in Toscana:
- il caldo ha già provocato una riduzione del 20% delle produzioni orticole nelle zone meridionali e costiere;
- la vendemmia si annuncia anticipata;
- la fioritura dei castagneti risulta compromessa;
- la produzione di latte nelle stalle registra diminuzioni comprese tra il 20% e il 30%.
Nel Lazio le aziende zootecniche segnalano perdite fino a tre litri di latte al giorno per capo, mentre in alcune aree il mais rischia addirittura di non arrivare alla raccolta. Crescono inoltre i costi necessari per mantenere gli animali in condizioni accettabili, attraverso ventilazione e sistemi di raffrescamento delle stalle.
Anche Umbria, Abruzzo e Marche monitorano con attenzione l’evoluzione meteorologica.
La situazione nel Nord Ovest e Nord Est del Paese
La situazione non è delle migliori nemmeno nel resto d’Italia:
- in Liguria si osservano fenomeni di cascola di olive e frutti e, nelle aree prive di irrigazione, le perdite potrebbero raggiungere il 20-30%;
- la Valle d’Aosta sta registrando precipitazioni inferiori del 25% rispetto alla media stagionale e una diminuzione della produzione di foraggio tra il 20% e il 30%;
- in Friuli Venezia Giulia la situazione viene costantemente monitorata, in attesa di capire se le prossime settimane porteranno precipitazioni sufficienti ad attenuare lo stress idrico.
Le produzioni a rischio al Sud
Nel Mezzogiorno il quadro appare, almeno per ora, meno critico, ma le preoccupazioni non mancano, specialmente in Sicilia, dove il caldo record ha già provocato i primi danni alle colture orticole, con problemi segnalati soprattutto alle angurie nel Trapanese, mentre oliveti e agrumeti iniziano a manifestare segni di sofferenza.
In Calabria la situazione rimane relativamente stabile, sebbene siano comparsi i primi fenomeni di cascola su olivi e agrumi, mentre in Puglia le criticità riguardano principalmente gli allevamenti.
Nel resto d’Italia, come in Sardegna, Basilicata e Campania, le colture – al momento – mostrano una buona tenuta, ma il monitoraggio dell’evoluzione climatica continua ad essere monitorato, soprattutto perché se c’è una cosa che questa emergenza ambientale ci ha insegnato è che, davvero, da un momento all’altro la situazione potrebbe precipitare ovunque.