Caro vita, 9 italiani su 10 riducono i consumi: la classifica delle spese più tagliate

Su 800 intervistati, il 93% ha tagliato almeno una spesa negli ultimi tre mesi: in testa ristorazione e delivery, poi bar e soggiorni lunghi

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Tra rincari dei prodotti alimentari, bollette energetiche più elevate e costi dei carburanti, nove italiani su dieci hanno già modificato i propri comportamenti di consumo per riuscire a risparmiare e prevedono di continuare a farlo anche nei prossimi mesi. Secondo l’ultimo report pubblicato da Confesercenti-Ipsos il 2 novembre 2026, il 93% degli intervistati ha cercato di contenere almeno una voce del bilancio familiare negli ultimi tre mesi. Alcune delle spese prima più frequenti sono già finite sotto la forbice.

Di quanto si è ridotta la spesa degli italiani a causa del caro vita

Su un campione di 800 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni, l’indagine ha monitorato e analizzato le reazioni delle famiglie alla diminuzione del potere d’acquisto ed è emerso che la necessità di contenere le uscite è ormai diventata un comportamento generalizzato. Stando alle stime, la contrazione della spesa potrebbe tradursi in 1,4 miliardi di euro di consumi in meno nel trimestre in corso, con ripercussioni soprattutto sulle attività commerciali di prossimità, sulla ristorazione e sul turismo.

Non si tratta soltanto di rinunciare agli acquisti più costosi, ma di intervenire progressivamente su diverse categorie di spesa, comprese quelle legate alla vita quotidiana.

La classifica delle spese più tagliate

Secondo i dati emersi dall’indagine Confesercenti-Ipsos, gli interventi di riduzione del budget negli ultimi tre mesi hanno interessato sia le uscite legate alla socialità e al tempo libero, sia comparti molto importanti dell’economia come il turismo e la moda, fino ad arrivare alle utenze e ai beni di prima necessità.

Tra i settori che hanno registrato il maggior calo di spesa, troviamo:

  • al primo posto ristorazione e delivery, con il 52% degli intervistati che ha dichiarato di aver ridotto i costi per pranzi, cene fuori e consegne a domicilio;
  • al secondo posto bar, colazioni e aperitivi, con limitazioni che hanno interessato il 39% delle famiglie;
  • al terzo posto vacanze e soggiorni lunghi, con il 34% della popolazione che ha ridimensionato il budget destinato ai pernottamenti e ai viaggi di maggiore durata.

A seguire si posizionano le spese per:

  • abbigliamento e calzature, su cui hanno risparmiato il 33% delle persone;
  • gite fuori porta e viaggi brevi, tagliati nel 32% dei casi;
  • servizi per la persona, ridotti dal 31% degli intervistati;
  • attività culturali e ricreative, per le quali c’è stata una contrazione delle risorse nel 29% delle famiglie.

La necessità di contenere le uscite spinge inoltre quasi un italiano su tre (29%) a una maggiore attenzione ai consumi domestici di utenze, per risparmiare sui costi di luce e gas diventati sempre più alti.

Il calo degli acquisti, infine, ha coinvolto anche prodotti alimentari e bevande, ovvero consumi primari difficilmente eliminabili. Nel dettaglio, per il 26% dei soggetti coinvolti nel sondaggio il contenimento della spesa si è tradotto anche in modifiche nella frequenza di acquisto, nella quantità e nella composizione del carrello della spesa, privilegiando prodotti in promozione o alternative più economiche.

Quali i settori più a rischio nei prossimi mesi

La situazione non appare migliore se si osservano le intenzioni di spesa per i prossimi mesi. Infatti:

  • il 53% degli italiani prevede di cercare ulteriori risparmi su pranzi e cene fuori casa, ristorazione e delivery;
  • il 44% intende contenere le spese per colazioni, caffè, aperitivi e altre consumazioni al bar;
  • il 41% pensa di ridurre il budget destinato a vacanze e soggiorni;
  • il 34% è intenzionato a risparmiare anche su abbigliamento e calzature.

Il fenomeno rappresenta un problema per le imprese perché riguarda comparti nei quali la spesa delle famiglie alimenta direttamente l’attività economica e l’occupazione. Consumare meno implica minori ricavi per ristoratori, pubblici esercizi, alberghi, strutture ricettive e operatori turistici. E a preoccupare è soprattutto la possibilità che questo trend in riduzione diventi strutturale.

Solo il 4% degli intervistati dichiara infatti di non prevedere ulteriori riduzioni delle spese, mentre il 5% non ha ancora preso una decisione.