Al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) è stato raggiunto un accordo sul prezzo del latte alla stalla, che introduce un aumento progressivo delle quotazioni nei prossimi sei mesi, con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità economica agli allevatori e offrire un orizzonte più certo all’intera filiera.
L’intesa, frutto della mediazione del ministro Francesco Lollobrigida e del confronto tra le principali organizzazioni rappresentative del comparto lattiero-caseario, rappresenta un’inversione di tendenza rispetto al trimestre precedente, quando il prezzo aveva seguito un andamento al ribasso.
Indice
Accordo sul prezzo del latte: cosa prevede
L’accordo riguarda il prezzo base del latte del Nord Italia (in particolare il bacino lombardo e delle regioni limitrofe, che fa storicamente da punto di riferimento per la definizione delle quotazioni). Tuttavia, l’applicazione formale dei parametri e delle cifre concordate al tavolo ministeriale del 25 giugno 2026 è destinata alla produzione settentrionale, e tali importi saranno validi per l’intero secondo semestre del 2026. Diversamente dalle intese trimestrali adottate in passato, questa volta la validità copre sei mesi, offrendo un quadro economico più stabile sia agli allevatori sia alle industrie di trasformazione.
Nel dettaglio, gli aumenti saranno progressivi e pari a:
- 48 centesimi al litro nei mesi di luglio e agosto;
- 49 centesimi al litro nei mesi di settembre e ottobre;
- 50 centesimi al litro nei mesi di novembre e dicembre.
Le eventuali produzioni eccedenti rispetto ai quantitativi concordati saranno invece oggetto di trattative dirette tra singoli allevatori e aziende acquirenti.
Perché il prezzo aumenta
L’incremento delle quotazioni nasce dall’esigenza di riequilibrare una situazione diventata sempre più complessa negli ultimi mesi. Sul mercato europeo e internazionale il comparto lattiero-caseario continua infatti a essere caratterizzato da:
- forti oscillazioni dei prezzi;
- aumento dei costi di produzione;
- crescita dei costi energetici e alimentari;
- difficoltà legate agli equilibri tra domanda e offerta.
Negli ultimi sei mesi il prezzo del latte aveva registrato una progressiva diminuzione. L’accordo raggiunto al Masaf segna quindi un cambio di rotta, cercando di restituire maggiore sostenibilità economica alle aziende agricole, già provate dall’aumento dei prezzi in generale e dei costi di produzione.
Secondo il ministero, il periodo più lungo di validità dell’intesa consentirà agli operatori della filiera di programmare con maggiore serenità investimenti, acquisti e strategie produttive.
Il vicepresidente di Coldiretti Piemonte con delega alla zootecnia, Bruno Mecca Cici, ha evidenziato come l’accordo introduca riferimenti chiari sul prezzo del latte, contribuendo a limitare i fenomeni speculativi che negli ultimi anni hanno spesso penalizzato gli allevatori.
Le critiche delle associazioni di categoria
Confagricoltura Lombardia, nonostante abbia riconosciuto il valore dell’intesa (definendola un passo avanti importante in una fase di forte volatilità del mercato), ha evidenziato tuttavia come il prezzo concordato continui a rimanere inferiore ai reali costi sostenuti dagli allevatori.
Secondo l’associazione, oggi produrre un litro di latte costa mediamente oltre 50 centesimi, con punte che possono arrivare fino a 55 centesimi al litro in alcune aree particolarmente svantaggiate. Questo significa che, nonostante l’aumento previsto fino a dicembre, numerose aziende continueranno a operare con margini molto ridotti o addirittura negativi.
Il settore continua infatti a subire l’effetto dell’aumento dei costi di:
- mangimi;
- energia elettrica;
- carburanti;
- servizi veterinari;
- manodopera;
- investimenti tecnologici.
Il secondo semestre del 2026 sarà quindi un banco di prova importante per verificare se il nuovo sistema di prezzi riuscirà realmente a garantire maggiore sostenibilità economica alle imprese.