Aumento prezzi agricoltura, in quali regioni i rincari maggiori e cosa costa di più

I dati Istat sul 2025: i prezzi agricoli crescono del 3,8% trainati da zootecnia e frutta, ma aumentano anche i costi per aziende e consumatori

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Secondo i dati Istat diffusi il 12 giugno 2026, i prezzi di vendita dei prodotti agricoli sono aumentati mediamente del 3,8%, mentre i costi dei beni e dei servizi utilizzati dalle aziende agricole sono cresciuti dell’1%. Tuttavia, anche se da un lato il rialzo dei listini ha consentito alle aziende agricole di recuperare parte della redditività persa negli anni segnati dall’esplosione dei costi energetici e delle materie prime, dall’altro i rincari rischiano di riflettersi anche sui consumatori finali, con profonde differenze tra territori e produzioni.

Dove aumentano di più i prezzi agricoli

I rincari più consistenti dei prezzi alla produzione, nel 2025, si registrano soprattutto nelle regioni del Nord. Il primato spetta a Piemonte e Lombardia, dove i prezzi agricoli sono aumentati del 7,1% rispetto all’anno precedente. Subito dopo si colloca l’Emilia-Romagna, che registra un incremento del 6%, confermando una forte crescita dei valori delle produzioni agricole.

In controtendenza, invece, alcune regioni del Mezzogiorno hanno registrato una diminuzione dei prezzi alla produzione. È il caso della Puglia, con una flessione dell’1,7%, e della Calabria, dove i prezzi sono diminuiti dell’1,1%.

Il Sud cresce per valore aggiunto

Se si guarda invece alla crescita del valore aggiunto dell’agricoltura, il Sud Italia mostra performance particolarmente positive. Nel 2025 il valore aggiunto agricolo è aumentato dell’1,8% nel Mezzogiorno, mentre il Centro registra un incremento dello 0,2%. Al contrario, Nord-Est, Nord-Ovest e Isole evidenziano una lieve contrazione.

Tra le regioni più dinamiche spicca la Valle d’Aosta, che registra una crescita della produzione in volume del 6,7% e addirittura un aumento del valore aggiunto del 13,2%. Ottimi risultati anche per le Marche, con una produzione in crescita del 5% e un valore aggiunto in aumento del 10%, e per l’Abruzzo, che mette a segno un incremento produttivo del 3,8% e del valore aggiunto del 7,1%.

Di contro, l’Emilia-Romagna registra una delle peggiori performance produttive, con una diminuzione della produzione del 2,1% e una contrazione del valore aggiunto pari al 6%.

Aumentano anche i costi per le aziende agricole

Nonostante il miglioramento della redditività, le imprese agricole continuano a fare i conti con costi di produzione in crescita. Nel 2025 i prezzi dei beni e dei servizi utilizzati nelle attività agricole aumentano mediamente dell’1%.

Gli incrementi più consistenti riguardano:

  • trasporti (+3,5%);
  • acque irrigue (+2,9%);
  • sementi (+2,8%);
  • concimi (+2,4%).

Cosa costa di più

A trainare i rincari è soprattutto il comparto zootecnico, che nel 2025 ha raggiunto livelli record. Il valore complessivo della produzione degli allevamenti ha superato i 25 miliardi di euro, il dato più elevato mai registrato, grazie a un aumento dei prezzi del 9,8%, mentre i volumi produttivi sono rimasti sostanzialmente stabili.

Tra i prodotti che hanno subito gli incrementi maggiori figurano:

  • carni bovine, +19,9%;
  • carni avicole, +15,5%;
  • uova, +15,4%;
  • latte, +8,7%.

Frutta è sempre più cara

Anche il comparto ortofrutticolo presenta dinamiche molto particolari. La frutta registra un aumento del valore della produzione del 10,1%, ma questo risultato non deriva da una crescita delle quantità raccolte. Al contrario, i volumi sono diminuiti del 7,3%, mentre i prezzi sono schizzati verso l’alto con un incremento del 18,8%.

La scarsità della produzione dovuta a condizioni climatiche meno favorevoli ha provocato un deciso aumento dei prezzi, compensando il calo delle quantità disponibili.

Situazione opposta per gli ortaggi, che pur mantenendo volumi sostanzialmente stabili (+0,1%) registrano una diminuzione del valore della produzione del 5,8%, conseguenza di un calo dei prezzi del 5,9%.