Il prezzo del petrolio è tornato a crescere e nella mattinata del 14 luglio il Brent ha sfiorato gli 85 dollari al barile, il prezzo più alto dell’ultimo mese. È l’effetto della guerra tra Iran e Usa, che è ricominciata ufficialmente secondo quanto detto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump al Congresso. Nella notte Teheran ha colpito due petroliere che stavano attraversando lo Stretto di Hormuz.
Sviluppi che arrivano il giorno dopo che il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha dichiarato in un’intervista che il Governo non attuerà più tagli delle accise generalizzati come quelli visti nei mesi scorsi.
Indice
Perché il petrolio è salito a 85 dollari al barile
Nella notte tra il 13 e il 14 luglio la situazione tra Iran e Usa è nuovamente peggiorata. Teheran ha colpito due petroliere che stavano cercando di attraversare lo Stretto di Hormuz, tratto di mare che il regime ha bloccato dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato finito il cessate il fuoco tra i due Paesi. Un marinaio è rimasto ucciso e gli Emirati Arabi, il Paese dove le due navi sono registrate, hanno promesso vendetta, suggerendo una possibile espansione del conflitto.
Proprio Trump avrebbe già comunicato il 10 luglio in maniera ufficiale al Congresso, il parlamento degli Usa, che la guerra in Iran è ricominciata. Una lettera, visualizzata da Politico, si parla di “un’azione militare coerente con la mia responsabilità di proteggere gli americani e gli interessi degli Stati Uniti, sia in patria che all’estero”.
Il risultato di questi attacchi è stato un aumento del prezzo del petrolio. Il Brent, il greggio del Mare del Nord, utilizzato in Europa, ha superato gli 85 dollari al barile nella notte, per poi rientrare leggermente sotto questa cifra. Ha invece superato gli 80 dollari al barile il Wti, il petrolio americano.
Il Governo non taglierà più le accise
Meno di 24 ore prima di questi sviluppi il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in un’intervista a Repubblica, aveva escluso che il Governo avrebbe nuovamente tagliato le accise come fatto nei mesi più intensi della guerra, per limitare i prezzi del carburante. Nella giornata di ieri, però, benzina e diesel sono nuovamente aumentati:
- media nazionale del prezzo della benzina, 1,883 euro al litro;
- media nazionale del prezzo del diesel, 1,989 euro al litro.
Gli “interventi a pioggia“, come li ha definiti Urso, quindi quelli che abbassano per tutti il prezzo dei carburanti alla pompa, come il taglio delle accise, hanno due difetti:
- sono costosissimi, il Governo ha già speso 1,8 miliardi di euro per questi interventi;
- sono controproducenti, perché aumentano la domanda di carburante, facendo crescere i prezzi.
Le misure possibili al posto del taglio delle accise
Urso non ha però escluso che, se i prezzi dovessero tornare ad aumentare sensibilmente, il Governo possa intervenire, ma con misure mirate alle famiglie in difficoltà. Il ministro ha anche invocato responsabilità da parte delle società petrolifere:
Serve responsabilità da parte di tutti. Se però i prezzi alla fonte dovessero crescere sensibilmente a fronte di blocchi alla navigazione, adotteremo misure efficaci e tempestive, come già fatto.
Nell’intervista, però, non si citano invece misure di riduzione della domanda, come mezzi pubblici gratuiti o fortemente scontati oppure incentivi all’utilizzo di mezzi alternativi, come le biciclette.