Lavoro nero: quali sono le sanzioni previste dalla legge

Si inaspriscono le sanzioni previste per chi sfrutta il lavoro nero

Lo sfruttamento del lavoro nero comporta sanzioni civili e amministrative pecuniarie sempre più severe. Utilizzare un lavoratore irregolarmente, stabilendo un rapporto lavorativo subordinato ma privo dei requisiti contributivi e legali previsti dalla legge, significa commettere una violazione.

Le norme trasgredite, a ben vedere, sono due: l’articolo 116, comma 8 della Legge numero 388 del 23 Dicembre 2000, connessa al mancato versamento dei contributi, e il Decreto Legislativo numero 151, approvato nel settembre 2015 (il decreto attuativo del Jobs Act). Nell’articolo 22, il Decreto di Semplificazione stabilisce che le sanzioni per il datore di lavoro che assume un dipendente senza regolare contratto, possono arrivare fino a 36 mila euro.

Pugno di ferro contro il lavoro nero

L’importo varia a seconda dei giorni d’impiego in cui il dipendente ha prestato servizio. Inoltre, se l’impiegato è uno straniero senza regolare permesso di soggiorno è maggiorato del 20%. In generale la multa inflitta al trasgressore è così articolata:

  • 1500 – 9.000 euro per ogni lavoratore irregolare entro i 30 giorni di impiego effettivo
  • 3000-18.000 euro per ogni lavoratore irregolare tra 31 e 60 giorni di impiego
  • 6000 a 36.000 euro: per ogni lavoratore irregolare con impiego superiore ai 60 giorni

L’INPS precisa che le disposizioni introdotte dall’articolo 22 del decreto legislativo 151/2015 si applicano a tutte le posizioni di lavoro irregolare accertate tramite controllo ispettivo a partire dal 24 settembre 2015. L’aumento del 50% delle sanzioni civili – previsto in ogni caso dalla precedente normativa – è confermato solo nel caso di accertamento iniziato e concluso prima del 24 settembre 2015.

La diffida obbligatoria

Per mitigare la severità della pena, al datore di lavoro resta un’unica ancora di salvezza che è la diffida obbligatoria con la quale è possibile evitare il pagamento della sanzione. Questa possibilità resta valida solo a patto che il lavoratore venga regolarizzato entro un periodo di 120 giorni con contratto a tempo indeterminato o determinato non inferiore a tre mesi. Una volta dimostra la regolarizzazione, la sanzione sarà applicata in misura minima.

Le sanzioni amministrative

Fatta eccezione per il lavoro domestico, oltre quelle appena elencate, la legge prevede anche l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie comminate da fisco e previdenza attraverso gli organi competenti e responsabili delle verifiche. Attenzione anche alle sanzioni commutate al lavoratore, specie se quest’ultimo gode degli ammortizzatori sociali erogati in caso di disoccupazione.

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