H&M chiude 160 negozi, anche in Italia: quanti lavoratori sono a rischio

Per H&M la chiusura di 160 negozi si inserisce in una ristrutturazione volta a rafforzare le vendite online e i negozi fisici più performanti

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Il gruppo svedese H&M annuncia la chiusura di 160 negozi nel corso del 2026 e il taglio coinvolge direttamente anche l’Italia.

La strategia punta a ridurre la presenza fisica nei mercati maturi e rafforzare al contempo il canale online.

H&M chiude 160 negozi

Nel primo trimestre 2026 i ricavi del gruppo sono scesi a 49,6 miliardi di corone svedesi (4,6 miliardi di euro) segnando un calo del 10%. Un dato che contrasta con l’aumento dell’utile operativo, cresciuto del 26% a 1,512 miliardi di corone (140 milioni di euro).

L’equilibrio non ha convinto i mercati: il titolo ha perso circa l’8% alla Borsa di Stoccolma dopo un outlook giudicato poco dinamico.

Alla base della scelta c’è una revisione profonda del modello retail: meno punti vendita tradizionali, maggiore focus su piattaforme digitali e negozi di grandi dimensioni nelle location più performanti.

H&M in Italia, chiude Roma Tuscolana

Il piano di H&M ha effetti anche sul territorio italiano, come detto. La prima chiusura riguarda lo store di Roma Tuscolana, prevista per il 10 maggio 2026, con un impatto diretto su 17 lavoratori a tempo indeterminato.

Ma il gruppo conferma investimenti su altri fronti:

  • ristrutturazione dei punti vendita di Bari;
  • interventi sul negozio di Conegliano (Treviso).

Per il negozio veneto i tempi di ristrutturazione saranno relativamente brevi, mentre per il negozio pugliese i tempi si allungheranno un po’ di più.

Il confronto con i sindacati resta aperto, soprattutto sul tema dell’occupazione e delle condizioni contrattuali. Nel 2025, il lavoro a chiamata ha rappresentato il 16% della forza lavoro complessiva, dato che continua ad alimentare tensioni nelle trattative.

Francia, addio all’atelier di & Other Stories

La riorganizzazione di H&M non si limita alla rete commerciale: il gruppo valuta anche la chiusura dell’atelier parigino del marchio & Other Stories, con il trasferimento delle attività creative a Stoccolma. Una scelta che comporterebbe la perdita di circa 30 posti di lavoro, in gran parte occupati da personale altamente specializzato.

H&M e la competizione con Shein e Zara

La crisi del gruppo si inserisce in un contesto competitivo sempre più aggressivo. Da un lato c’è la crescita della cinese Shein, che domina la fascia di prezzo più bassa grazie a una produzione rapidissima e a una distribuzione interamente digitale.

Dall’altro lato c’è la solidità della spagnola Zara, capace di posizionarsi su un livello percepito come più alto in termini di qualità e stile, ma sempre nella fascia dei prezzi più accessibili al grande pubblico. Questa polarizzazione ha lasciato H&M in una posizione intermedia.

Un altro elemento critico riguarda la gestione della supply chain. Negli ultimi anni il gruppo ha sofferto come altri operatori per:

  • l’aumento dei costi delle materie prime;
  • l’interruzioni nelle rotte commerciali;
  • l’accumulo di scorte invendute.

Questi fattori hanno portato a campagne di sconti aggressive, con un impatto diretto sui margini. Il piano di chiusure rappresenta quindi anche un tentativo di rendere più efficiente la distribuzione.

Sostenibilità e transizione difficile

Nel frattempo H&M continua a investire sul fronte ambientale, dichiarando una riduzione delle emissioni del 34,6% rispetto al 2019. Ma essere un’azienda virtuosa ha un prezzo: anche, e forse soprattutto, nel campo della fast fashion la transizione verso modelli più sostenibili comporta sempre costi elevati.