Omissione di soccorso: quando la legge ci impone di intervenire?

Ecco i casi in cui siamo penalmente a rischio, qualora non dovessimo soccorrere un'altra persona, e quelli in cui non siamo tenuti all'intervento

Quando si può parlare di omissione di soccorso e quando invece non siamo tenuti a intervenire? Ecco cosa dice la legge in merito.

Aiutare il prossimo in difficoltà è sempre un gesto nobile, in parte imposto dalla Costituzione, che delinea i confini del generico dovere di solidarietà nei confronti degli altri. Intervenire in supporto di una persona ferita può risultare però più complesso di quanto si pensi. Si corre infatti il rischio di aggravare la situazione, il che potrebbe anche compromettere il ‘buon samaritano’ da un punto di vista legale.

In casi delicati chiamare un’ambulanza e attendere il loro intervento è sempre la migliore idea, per un rapido trasporto al pronto soccorso. Una garanzia legale per il soccorritore e una speranza di corretta assistenza per il ferito. È bene però sapere cosa indichi la legge in merito a tali situazioni di soccorso, sia che il soccorritore abbia provocato il ferimento, sia che la persona in difficoltà si ritrovi in questo stato a causa di una terza parte coinvolta.

Si può parlare di omissione di soccorso quando un individuo non si presta in aiuto di una persona in difficoltà, anche soltanto chiamando le autorità competenti, quando questa risulti in evidente stato di bisogno. Per tale reato si rischia fino a un anno di reclusione e una multa fino a 2500 euro, che potrebbe aumentare nel caso in cui dall’omissione derivino lesioni o addirittura il decesso della vittima.

Il codice penale impone di prestare soccorso nei seguenti casi:

  • Persona non in grado di provvedere a sé stessa, per qualunque causa
  • Minore di dieci anni smarrito o abbandonato
  • Ritrovamento di un corpo inanimato o che sembri tale

Qualora il mancato rispetto del codice della strada provochi lesioni personali o il decesso di un’altra persona, l’autore del fatto rischia un minimo di tre anni di carcere nel primo caso, di cinque nel secondo, ammesso che si dia alla fuga senza prestare soccorso.

Che il ferimento sia stato cagionato da noi o meno, la legge impone il nostro intervento. È necessario ripetere però come ciò non indichi necessariamente un soccorso con le proprie mani. Chiamare i soccorsi in caso d’incapacità nel gestire una delicata situazione sarà sempre la scelta migliore.

La legge inoltre non prevede sanzioni qualora si sia impossibilitati a prestare soccorso. Non si è obbligati a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quella di un’altra persona. Non saper nuotare e di conseguenza non gettarsi in acqua per soccorrere chi è in difficoltà non può essere una colpa. Lo stesso dicasi per un ferimento in corso, con l’aggressore ancora presente. In casi del genere la scelta di intervenire o meno è puramente personale, senza alcun rischio penale.

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