Cosa fa un consulente del lavoro e come diventarlo

Il consulente del lavoro è una figura ideale per assistere le aziende nella gestione del personale

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Il consulente del lavoro è un professionista al servizio delle aziende e dei lavoratori che ha competenze specifiche riguardo il diritto del lavoro.

Questa figura esiste in Italia da oltre trent’anni e collabora con le piccole e medie imprese, ma anche con i singoli individui che richiedono una consulenza. Cosa fa un consulente del lavoro e come diventarlo? Una breve guida per scoprire qualcosa di più su questa professione.

Consulente del lavoro: chi è e cosa fa

Come accennato in apertura, il consulente del lavoro ha mansioni che riguardano l’assistenza dell’amministrazione del personale e ha una preparazione specifica in temi giuslavoristici. Si tratta di solito di un libero professionista che aderisce a un Ordine organizzato per territori con un apposito albo.

Lo rimarca l’art. 2, comma 1 della legge n. 12 del 1979, l’esercizio professionale dell’attività di consulente del lavoro consiste nello svolgimento di

tutti gli adempimenti previsti da norme vigenti per l’amministrazione del personale dipendente.

Ma, nello specifico, cosa fa questo professionista? Ebbene egli svolge mansioni tipiche, come quelle di seguito indicate:

  • assistenza e consulenza aziendale
  • trasmissione online delle dimissioni dei dipendenti
  • assistenza e rappresentanza dell’azienda in tribunale nel caso di controversie con dipendenti o ex dipendenti
  • gestione delle risorse umane
  • consulenza tecnica d’ufficio o di parte
  • trasmissione delle dichiarazioni fiscali
  • elaborazione dei cedolini paga
  • certificazione tributaria
  • conciliazione e arbitrato in materia di diritto del lavoro

Dalla gestione delle risorse umane alla consulenza per la pianificazione strategica dell’attività di un’azienda, passando per gli aspetti legati ai rapporti individuali di lavoro e alla fiscalità di impresa: oggi il consulente del lavoro è una figura chiave per la generalità degli imprenditori.

Consulente del lavoro: come diventarlo

Come altre professioni regolamentate, al fine di diventare un consulente del lavoro è necessario iscriversi all’albo e per farlo è d’obbligo possedere un titolo di studio che sia: una Laurea triennale o quinquennale in giurisprudenza, economia o scienze politiche o una laurea triennale in consulenza del lavoro. Possono praticare la professione anche coloro che possiedono un diploma universitario in consulenza del lavoro.

Secondo la legge, dopo aver completato gli studi è essenziale fare 18 mesi di praticantato presso lo studio di un consulente abilitato e iscritto all’albo da almeno un quinquennio. Questo periodo ha lo scopo di fornire una preparazione dal punto di vista tecnico e deontologico, utile per superare l’esame di stato e ottenere l’abilitazione oltre che l’iscrizione all’albo. Il cd. dominus dovrà trasferire il maggior numero di conoscenze al praticante, e quest’ultimo dovrà impegnarsi a svolgere il periodo di formazione per accrescere il più possibile la sua preparazione, in vista dell’esame di Stato.

La pratica potrà aversi altresì presso differente professionista abilitato tra quelli previsti dalla L. 12/1979, vale a dire avvocati, dottori commercialisti e ragionieri. Tuttavia in tali circostanze il requisito occorrente è che il professionista abbia fatto da almeno 3 anni la prevista comunicazione alla DTL e che il praticante effettui il tirocinio (qui la guida sulle tipologie di stage) presso lo studio in cui si svolge, di fatto, la consulenza del lavoro.

L’interessato o l’interessata dovrà iscriversi al Registro dei praticanti tenuto dal Consiglio dell’Ordine nella Provincia di residenza.

Per sostenere l’esame di Stato, sarà obbligatorio il possesso della cittadinanza italiana o di altro paese UE, il possesso dell’idoneo titolo di studio, il pieno godimento dei diritti civili e il compimento del praticantato.

Casi di riduzione del praticantato

Il regolamento introdotto con DM 20-6-2011 prevede, inoltre, una diminuzione ad un solo anno del praticantato alle seguenti condizioni:

  • ottenimento di laurea specialistica/magistrale appartenente ad una delle classi individuate da convenzioni ad hoc, stipulate tra il Consiglio nazionale dell’Ordine e il MIUR
  • effettuazione, nell’ambito del percorso di studio, di un tirocinio presso l’ufficio di un consulente del lavoro, di durata non inferiore a 6 mesi e con riconoscimento di almeno 9 crediti formativi

In sostanza si può svolgere parte del tirocinio obbligatorio anche anteriormente al conseguimento del titolo di studio. Attenzione però, al fine di conseguire questa agevolazione però, gli aspiranti liberi professionisti dovranno richiedere un accordo sottoscritto tra il Consiglio nazionale dell’Odine, il Miur e il Ministero del Lavoro. Inoltre, al fine di avere un’agevolazione utile a ridurre i tempi di formazione ed abilitazione, lo studente o la studentessa dovranno essere in regola con gli esami.

Cosa studiare per preparare l’esame

L’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di consulente del lavoro è piuttosto complesso, e prevede sia una prova scritta che orale. Le materie affrontate sono Diritto del lavoro, Diritto penale, Diritto tributario, Diritto Costituzionale, Diritto privato, Economia Aziendale e Legislazione sociale.

La prova scritta sarà composta da un tema sul diritto del lavoro e della legislazione sociale e da una prova teorico-pratica sul diritto tributario. La prova orale sarà un colloquio avente ad oggetto le materie appena citate.

Una volta superato l’esame di Stato si potrà procedere all’iscrizione all’albo, consegnando all’Ordine Provinciale una specifica documentazione:

  • istanza di iscrizione scaricabile dal sito web del Consiglio della Provincia di residenza
  • una marca da bollo
  • la fotocopia del versamento della tassa di concessione governativa
  • due fototessere.

Consulente del lavoro: quanto guadagna

Infine veniamo all’aspetto economico, che sicuramente sarà considerato da tutti gli interessati a diventare libero professionista. Quanto guadagna un consulente del lavoro? Come detto in precedenza non si tratta tipicamente di lavoro subordinato, per questo non c’è una cifra esatta che si può calcolare.

Il consulente infatti lavora in base al numero di clienti che segue, alle aziende con cui collabora e alle tariffe che decide di sottoporre alle aziende. Nonostante ciò è facile affermare che si tratta di una professione che consente di ottenere un buon stipendio, proprio come accade per i notai e i commercialisti. Volendo fare una stima, i consulenti del lavoro esperti e più preparati potranno incassare anche 3mila euro mensili o più.