Mal di schiena? Quando è possibile assentarsi dal lavoro e cosa comunicare in azienda

Come un dipendente può gestire l’assenza sul lavoro quando si accusa un forte mal di schiena

Il mal di schiena è uno dei disturbi più comuni tra i lavoratori e che a livelli un po’ più gravi, può comportare anche l’assenza dal lavoro.

Svolgere un’attività lavorativa comporta dei rischi che possono essere più o meno alti in base alla tipologia di impiego. Basta pensare a chi lavora nelle forze dell’ordine o ai vigili del fuoco che mettono a repentaglio la propria vita per salvarne altre.

Ci sono poi altre professioni come quella del magazziniere che comporta lo spostamento continuo di pacchi (più o meno pesanti), ma anche quella dei videoterminalisti – ovvero coloro che trascorrono la maggior parte del tempo davanti al computer – e dove il rischio di comparsa di mal di schiena è dietro l’angolo.

Stare seduti per troppe ore, magari anche assumendo una posizione sbagliata, a lungo andare provoca danni alla schiena. Infiammazioni, dolori e disturbi diffusi iniziano a fare la loro comparsa e se non trattati fin da subito, si rischia che il mal di schiena diventi cronico.

Quest’ultimo colpisce 1 individuo su 4, e può comportare l’assenza sul lavoro. Come deve essere gestita? La prima cosa da fare è consultare il proprio medico di base, il quale dopo aver effettuato la visita, rilascerà un certificato con il numero di giorni da dedicare al riposo. Il certificato verrà poi inviato dal medico stesso all’INPS, ma il lavoratore deve avere cura di comunicare preventivamente la sua assenza al datore di lavoro, oltre ad assicurarsi dell’effettivo invio del certificato da parte del medico curante.

Una volta ricevuta la comunicazione, l’Istituto invierà un medico di propria competenza presso il domicilio del lavoratore. Quest’ultimo infatti deve essere reperibile per una possibile visita fiscale, nelle fasce orarie stabilite.

Il medico inviato dall’INPS, dopo aver svolto un’attenta visita, deciderà se il lavoratore è nelle condizioni fisiche di riprendere le normali attività lavorative, oppure se sono necessari ancora alcuni giorni di riposo. Può tuttavia capitare che la decisione del medico sia in contrasto con le condizioni di salute del dipendente che al contrario, avverte ancora dolori: in questo caso il lavoratore può contestare la valutazione del medico INPS presentando un ricorso al coordinatore sanitario dell’Istituto.

Nel frattempo, può restare a casa coperto però dal certificato del medico di base che attesta le sue condizioni di salute.

Il lavoratore che soffre di mal di schiena, deve dare comunicazione al proprio datore di lavoro onde evitare che quest’ultimo gli affidi incarichi che possano ulteriormente aggravare il disturbo. Tuttavia l’impresa non è tenuta a non riorganizzare il proprio personale interno, di conseguenza se tutte le altre posizioni lavorative risultano già occupate e non c’è possibilità di reimpiegare il dipendente malato in altre mansioni, c’è il rischio per quest’ultimo di essere licenziato.

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