Soldi dai genitori ai figli, le regole dei bonifici per evitare i controlli del Fisco

Anche i regali in famiglia possono finire sotto verifica: causali chiare, atto notarile per le grandi cifre e donazione indiretta per la casa

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, è esperto di analisi economica e dinamiche fiscali. Autore per testate nazionali e portali finanziari, si occupa di interpretare gli scenari geopolitici e le riforme dei mercati, coniugando rigore tecnico e capacità di lettura delle grandi tendenze macroeconomiche globali.

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Il trasferimento di risorse economiche all’interno del nucleo familiare rappresenta una delle consuetudini più diffuse nel tessuto sociale ed economico italiano. Che si tratti di un piccolo contributo mensile per sostenere un figlio universitario fuori sede, dell’anticipo necessario per l’acquisto della prima casa o di un semplice regalo in occasione di una ricorrenza, il flusso di soldi dai genitori ai figli è una costante. Tuttavia, in un contesto normativo sempre più orientato al monitoraggio capillare dei movimenti finanziari e alla lotta all’evasione, anche il più genuino dei gesti di solidarietà familiare può finire sotto la lente d’ingrandimento dell’Agenzia delle Entrate.

Molti contribuenti ritengono, erroneamente, che i rapporti finanziari tra parenti stretti siano esenti da verifiche o che godano di una sorta di immunità domestica. La realtà giuridica e fiscale è profondamente diversa. Il sistema dei controlli automatizzati del Fisco non è in grado di distinguere autonomamente l’affetto familiare da un’operazione commerciale non dichiarata. Di conseguenza, per non incorrere in spiacevoli contestazioni, è indispensabile conoscere nel dettaglio le regole operative, l’uso corretto dei bonifici e le modalità per blindare legalmente ogni transazione.

Soldi dai genitori ai figli e l’onere della prova

Per comprendere appieno perché l’Amministrazione Finanziaria possa interessarsi al passaggio di soldi dai genitori ai figli, occorre analizzare il principio della presunzione legale stabilito dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir). Secondo la normativa vigente, ogni somma di denaro che transita sul conto corrente di un contribuente e che non trova una corrispondenza immediata nella sua dichiarazione dei redditi si presume, fino a prova contraria, essere un ricavo o un compenso imponibile. In altri termini, se un giovane riceve un accredito sul proprio conto, per il Fisco quel denaro rappresenta potenzialmente un reddito in nero.

Questo meccanismo ribalta completamente l’onere della prova: non è l’Agenzia delle Entrate a dover dimostrare che il contribuente ha evaso le tasse, ma è il contribuente stesso a dover fornire una prova documentale, oggettiva e verificabile, che attesti la natura non tassabile di quel flusso finanziario. Nel caso dei rapporti familiari, il beneficiario deve dimostrare che quel denaro non costituisce una remunerazione lavorativa, bensì un atto di liberalità (una donazione) o un finanziamento temporaneo da restituire.

L’uso dei bonifici: la tracciabilità come scudo fiscale

La prima regola fondamentale per azzerare i rischi di contestazione è l’abbandono totale del denaro contante per cifre che superino la soglia della quotidianità minima. Sebbene la legge fissi tetti specifici per la circolazione del contante, la prassi migliore prevede l’utilizzo esclusivo di strumenti di pagamento tracciabili. In questo scenario, i bonifici bancari o postali rappresentano lo strumento d’elezione e lo scudo fiscale più efficace a disposizione delle famiglie.

Il bonifico lascia una traccia digitale indelebile nei sistemi interbancari, registrando la data certa, l’identità del mittente, il destinatario e l’esatto ammontare del trasferimento. Questa trasparenza è il primo elemento che consente di disinnescare qualsiasi presunzione di irregolarità, fornendo agli ispettori del Fisco la mappa chiara della provenienza del denaro. Tuttavia, la semplice esecuzione del trasferimento non è sufficiente se non viene accompagnata da una corretta formalizzazione della causale.

Cosa scrivere nel campo della causale dei bonifici non è un mero dettaglio burocratico, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti che verrà letta dagli algoritmi di controllo. Formule ambigue o eccessivamente sintetiche come Regalo, Spese o, peggio ancora, lasciare lo spazio vuoto, costituiscono un invito a nozze per gli accertamenti fiscali. Le voci corrette da utilizzare sono, per esempio: contributo economico straordinario per spese universitarie e alloggio figlio fuori sede. Per un regalo, invece, liberalità in occasione del conseguimento della laurea di (nome figlio) o regalo di compleanno da padre a figlio.

La distinzione cruciale tra modico valore e grandi cifre

Dal punto di vista civilistico e fiscale, l’entità dei soldi dai genitori ai figli determina la necessità o meno di adempimenti formali successivi. L’articolo 783 del Codice Civile stabilisce che le donazioni di modico valore non richiedono particolari formalità e sono valide con il semplice passaggio del bene o del denaro. La definizione di modico valore, tuttavia, non è espressa in cifre fisse dal legislatore, ma deve essere valutata in modo relativo, incrociando due parametri fondamentali: la consistenza del patrimonio del donante (il genitore) e le condizioni economiche complessive del beneficiario (il figlio).

Se un genitore con un patrimonio immobiliare rilevante e un reddito elevato trasferisce tremila euro al figlio, tale somma rientrerà agevolmente nel modico valore. Se lo stesso importo viene trasferito da un genitore che percepisce una pensione minima, l’operazione potrebbe non essere considerata di modico valore, richiedendo tutele aggiuntive.

Quando scatta l’obbligo dell’atto notarile

Quando il trasferimento di soldi dai genitori ai figli assume dimensioni macroscopiche rispetto alle capacità economiche della famiglia (si pensi a decine di migliaia di euro trasferite senza una specifica finalità d’acquisto), l’operazione si configura come una donazione diretta di rilevante valore. In questo caso, il solo utilizzo dei bonifici non è sufficiente a garantire la piena regolarità dell’operazione.

La legge impone infatti la redazione di un atto pubblico alla presenza di un notaio e di due testimoni. La mancanza dell’atto notarile comporta la nullità radicale della donazione sotto il profilo civile (esponendo il figlio a future liti ereditarie con fratelli o altri legittimari) e accende immediatamente un campanello d’allarme presso l’Anagrafe dei Rapporti Finanziari dell’Agenzia delle Entrate.

La donazione indiretta: la soluzione per l’acquisto di beni

Un caso assai frequente riguarda il genitore che desidera fornire al figlio i mezzi finanziari per comprare la prima casa o l’automobile. In queste specifiche circostanze, la giurisprudenza della Corte di Cassazione (nello specifico le sentenze n. 9282 del 1992, n. 18725 del 2017 e n. 7442 del 2024) ha delineato un percorso semplificato e sicuro che prende il nome di donazione indiretta. Si parla di donazione indiretta quando il fine ultimo del genitore non è quello di arricchire il conto del figlio con della liquidità fine a se stessa, ma quello di permettergli l’ottenimento di un bene specifico.

Per operare in totale sicurezza e beneficiare delle esenzioni previste per questa fattispecie, l’itinerario corretto prevede che il genitore effettui uno o più bonifici direttamente sul conto del figlio o, alternativamente, direttamente sul conto del venditore del bene. L’elemento cruciale che blinda l’operazione dal punto di vista fiscale risiede nell’atto di acquisto (il rogito notarile della casa o l’atto di vendita dell’auto). All’interno del documento notarile deve essere inserita una clausola esplicita che attesti la provenienza del denaro, specificando che il pagamento del prezzo è avvenuto in tutto o in parte a cura del genitore, mediante strumenti tracciabili.

Questa precisa triangolazione documentale neutralizza preventivamente le verifiche basate sul Redditometro. Se l’Agenzia delle Entrate dovesse rilevare un’incoerenza tra il basso reddito dichiarato dal figlio e l’acquisto di un immobile di pregio, il collegamento immediato con la donazione indiretta tracciata escluderà qualsiasi contestazione di evasione.

Prestito familiare: come gestire il finanziamento infruttifero

Non sempre il passaggio di risorse rappresenta un regalo a fondo perduto. Molto spesso si tratta di un anticipo di liquidità che il figlio si impegna a restituire nel corso del tempo. Se la natura del trasferimento è quella di un finanziamento, le famiglie devono prestare la massima attenzione affinché l’operazione non venga scambiata per una donazione non regolarizzata o, peggio, per un’attività finanziaria abusiva o generatrice di interessi tassabili.

La formula giuridica corretta è quella del mutuo infruttifero tra privati (ovvero un prestito senza l’applicazione di interessi). Per tutelarsi al meglio, la prassi prevede la stesura di una scrittura privata firmata da entrambe le parti in cui si indichi l’importo e il piano di rientro. Per attribuire una data certa all’accordo (rendendolo opponibile al Fisco), le parti possono scambiarsi il documento via Pec (Posta Elettronica Certificata) o registrarlo presso l’Agenzia delle Entrate. Ovviamente, i successivi bonifici di andata e le rate di restituzione dovranno riportare causali speculari e chiaramente riconducibili alla scrittura privata stessa.