Fisco, sempre più controlli sui conti correnti: queste le operazioni più a rischio

L'Agenzia delle Entrate monitora più attentamente i movimenti bancari di base come prelievi, versamenti e bonifici

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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I controlli dell’Agenzia delle Entrate sui movimenti bancari stanno diventando ancora più sofisticati e capillari. Non verranno aggiunte nuove forme di controllo ma quelle già esistenti saranno rafforzate da un sistema basato sull’incrocio di dati finanziari, fiscali e patrimoniali.

L’obiettivo dell’Ente è individuare eventuali redditi non dichiarati o incongruenze tra quanto dichiarato al Fisco e i movimenti effettivi sui conti correnti. In questo quadro, ogni operazione bancaria rischia di essere oggetto di accertamento se non adeguatamente giustificata.

Il principio alla base dei controlli: la presunzione bancaria

Il funzionamento del sistema si basa su un principio preciso: i versamenti e gli accrediti sul conto possono essere considerati redditi imponibili se il contribuente non dimostra il contrario.

Questo meccanismo comporta una conseguenza fondamentale, cioè l’inversione dell’onere della prova. In pratica non è il Fisco a dover dimostrare che una somma è frutto di evasione, ma il contribuente a dover provare la provenienza lecita del denaro.

Come il Fisco analizza i movimenti bancari

Grazie all’Anagrafe dei rapporti finanziari e ai sistemi di analisi automatizzata, l’Agenzia delle Entrate può incrociare in tempo reale diverse tipologie di informazioni, tra cui movimenti bancari, dati fiscali e informazioni su fatture elettroniche e pagamenti elettronici.

L’attenzione si concentra soprattutto su alcune tipologie di operazioni considerate a rischio in caso di incoerenza con il reddito dichiarato. Tra queste rientrano versamenti di contanti ripetuti, bonifici in entrata non giustificati, prelievi frequenti e movimenti non coerenti con il profilo economico del contribuente.

Non esistono soglie automatiche di sicurezza

Uno degli aspetti più importanti da chiarire è che non esistono limiti di importo al di sotto dei quali si è automaticamente al riparo da controlli.

Anche operazioni di piccolo importo possono essere analizzate se risultano frequenti o incoerenti con il profilo fiscale del contribuente. Il criterio utilizzato non è quindi la soglia numerica, ma la coerenza complessiva dei movimenti rispetto ai redditi dichiarati.

Le causali dei bonifici

La causale del bonifico non è un elemento formale secondario, ma una delle principali prove utilizzabili in caso di controllo. Deve essere sempre chiara, specifica e coerente con eventuali documenti giustificativi.

Una causale corretta descrive in modo preciso la natura dell’operazione, ad esempio il pagamento di una fattura, la restituzione di un prestito o il trasferimento legato a un contratto.

Al contrario, causali generiche o non esplicative possono creare problemi in fase di verifica, perché non consentono di ricostruire la natura del movimento.

I trasferimenti tra familiari o tra privati sono pienamente leciti, ma devono essere sempre riconducibili a una motivazione chiara. In caso di somme rilevanti, è opportuno indicare esplicitamente la natura del trasferimento, come donazione, prestito o aiuto economico.

Quando gli importi sono significativi o ricorrenti, può essere utile integrare la causale con una scrittura privata, che rafforza la tracciabilità dell’operazione.

Versamenti e prelievi

I versamenti in contanti non sono vietati, ma rappresentano una delle operazioni più osservate dal Fisco. Il problema non è il versamento in sé, ma la difficoltà nel dimostrare la provenienza del denaro.

Diventano particolarmente delicati i versamenti frequenti, quelli di importo simile nel tempo o quelli non supportati da alcuna documentazione. In questi casi il contribuente deve essere in grado di dimostrare da dove provengono le somme, ad esempio tramite ricevute, contratti o prove di vendite.

Anche i prelievi non sono soggetti a limitazioni fiscali e non costituiscono di per sé un elemento di rischio, ma seguono la stessa logica dei versamenti. Se risultano sistematici o elevati rispetto al reddito dichiarato, diventeranno un elemento di rischio.

Il punto centrale, anche in questo caso, è la coerenza tra movimenti e capacità economica complessiva del contribuente.

Conservazione della documentazione

Uno degli elementi più importanti in caso di controllo è la capacità di dimostrare la provenienza e la destinazione delle somme. Per questo motivo è essenziale conservare tutta la documentazione utile, come fatture, contratti, ricevute, estratti conto e scritture private.

In assenza di prove adeguate, anche somme legittime possono essere riqualificate come redditi non dichiarati.