Tutte le novità sulla riforma fiscale 2022

Scopri tutto sulla riforma fiscale 2022 e su tutte le novità sugli scaglioni Irpef

Il 5 ottobre 2021, il Consiglio dei Ministri ha approvato la bozza della cosiddetta “riforma fiscale”.

L’obiettivo della riforma? Ridurre il cuneo fiscale, rendere più semplice l’IRES (Imposta sul reddito delle società), cancellare l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), rivedere le addizionali e riorganizzare il catasto in cinque anni. Attraverso la riforma fiscale, dunque, il Governo mira a ridurre l’evasione, a semplificare il sistema tributario e ad incentivare l’economia tramite una riduzione della pressione fiscale.

Scopriamo dunque quali sono le novità che la riforma fiscale porterà con sé e chi ne beneficerà di più.

Riforma fiscale Irpef: cosa cambierà

La riforma fiscale 2022 porterà con sé importanti novità soprattutto sul fronte dell’Irpef.

L’Irpef, l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, è stata introdotta nel 1973 a seguito della riforma tributaria, e riguarda oggi circa 40 milioni di contribuenti. Il suo è un funzionamento di tipo progressivo: la quota di reddito cresce proporzionalmente al reddito stesso. Chiunque risieda in Italia e qui percepisca un reddito, è soggetto al pagamento dell’Irpef (che sia un lavoratore autonomo oppure un lavoratore subordinato).

Attualmente, l’Irpef prevede cinque scaglioni di reddito:

  • I scaglione: per redditi tra 0 e 15.000 euro, l’aliquota Irpef è pari al 23% (chi percepisce redditi fino ad 8.174 euro è esonerato dal pagamento dell’Irpef, chi ha un reddito di 15.000 euro deve versare 3.450 euro);
  • II scaglione: per redditi tra 15.001 e 28.000 euro, l’aliquota Irpef è pari al 27%
  • III scaglione: per redditi tra 28.001 e 55.000 euro, l’aliquota Irpef è pari al 38%
  • IV scaglione: per redditi tra i 55.001 e 75.000 euro, l’aliquota Irpef è pari al 41%
  • V scaglione per redditi oltre i 75.000 euro, l’aliquota Irpef è del 43%

A partire dal II scaglione, l’aliquota successiva si paga solamente sulla parte eccedente il reddito minimo. Es. per lo scaglione 15.001-28.000 euro, si pagherà il 23% di 15.000 + il 27% sulla parte di reddito eccedente i 15.000.

Inoltre, è bene ricordare che anche per il 2022 rimarrà in vigore il regime forfettario: il contribuente con redditi fino a 65.000 può scegliere di aderire a tale regime, andando a pagare un’imposta sostitutiva del 15% (il 5% per i primi cinque anni).

I nuovi scaglioni

Con la riforma fiscale, gli scaglioni Irpef non saranno più cinque ma quattro. Nello specifico, verrà eliminato il IV scaglione (con aliquota al 41%). Diminuiranno inoltre le aliquote del II e del III scaglione, mentre il IV e ultimo comincerà da 55.001 euro.

Questi i nuovi scaglioni Irpef conseguenti la riforma fiscale di Draghi:

  • 23% per redditi fino a 15.000 euro;
  • 25% (anziché 27%) per redditi tra 15.001 e 28.000 euro;
  • 35% (anziché 38%) per redditi tra 28.001 e 50.000 euro;
  • 43% per redditi superiori ai 50.000 euro;

Le detrazioni

Non solo cambieranno gli scaglioni: la riforma fiscale 2022, in tema Irpef, porterà con sé anche una modifica nelle detrazioni.

Le detrazioni per i lavoratori dipendenti saranno le seguenti:

  • per redditi fino a 15.000 euro: la detrazione non potrà essere inferiore a 690 euro per i lavoratori a tempo indeterminato e a 1.380 euro per i lavoratori a tempo determinato, fino a un massimo di 1.880 euro;
  • per redditi da 15.000,01 euro a 28.000,00 euro: 1910 + 1190 x [(28.000-reddito)/(28.000-15.000)]
  • per redditi da 28.000,01 euro a 55.000,00 euro: 1910 x [(50.000-reddito)/(50.000-2800)]
  • per redditi sopra i 55.000,01 euro non sono previste detrazioni

Le detrazioni per redditi da pensioni saranno le seguenti:

  • per redditi fino a 8.500 euro: la detrazione non potrà essere inferiore a 713 euro né superiore a 1.955 euro
  • per redditi da 8.500,01 euro a 28.000,00 euro: 700+(1.955-700) X (28.000-reddito)/(28.000-8.500)
  • per redditi da 28.000,01 euro a 55.000,00 euro: 700 X (50.000-reddito)/50.000-28.000)
  • per redditi sopra i 55.000,01 euro non sono previste detrazioni

Le detrazioni per redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente e per gli altri redditi, le detrazioni saranno le seguenti:

  • per redditi fino a 5.500 euro: la detrazione sarà di 1.265 euro
  • per redditi da 5.500,01 euro a 28.000,00 euro: 500+(1.265-500) X (28.000-reddito)/(28.000-5.500)
  • per redditi da 28.000,01 euro a 55.000,00 euro: 500 X (50.000-reddito)/(50.000-28.000)
  • per redditi sopra i 55.000,01 euro non sono previste detrazioni

Chi guadagna dalla riforma Irpef?

La riforma fiscale di Draghi porterà i maggiori benefici, almeno per quanto riguarda l’Irpef,

a chi ha un reddito tra i 15.000 e i 55.000 euro (oltre la metà degli italiani). Chi rientra in questa fascia vedrà una diminuzione delle tasse pari al 2-3%.

Non cambieranno invece le cose per i redditi bassi (fino a 15.000 euro) e per i redditi elevati (oltre i 75.000 euro).

Come cambierà l’Irap per le partite IVA

L’Irap è l’Imposta regionale sulle attività produttive, introdotta nel 1997. Inizialmente, il Governo aveva parlato della possibilità di rimodularla per tutti i contribuenti. L’emendamento presentato in Senato il 17 dicembre, nell’ambito delle discussioni sulla riforma fiscale, ha però cambiato le carte in tavola. Salvo nuovi cambiamenti, l’Irap verrà abolita dal 2022 unicamente per i lavoratori autonomi, le ditte individuali e i professionisti.

Se i contribuenti assoggettati al regime forfettario erano già esclusi dal pagamento dell’Irap, a partire dal 2022 non saranno più tenute a versarla neppure le altre partite IVA (che dovranno unicamente procedere al saldo dell’eventuale imposta 2021, in scadenza a giugno 2022).

Dovranno invece continuare a pagare l’Irap le società di persone e capitali, gli studi di professionisti associati, gli enti commerciali e gli enti del terzo settore.

La riforma del catasto

Tra i punti della riforma fiscale 2022 vi è anche una riformulazione del catasto, volta a semplificarlo e a renderlo più fruibile. Non cambieranno le rendite, dunque, e neppure la tassazione di immobili e terreni. La riforma sarà più che altro di tipo metodologico.

Al fine di modernizzare il catasto, verrà messa a disposizione dei Comuni e dell’Agenzia delle Entrate una serie di strumenti per individuare i terreni divenuti edificabili, gli immobili non censiti e quelli abusivi, e gli immobili che non rispettano la destinazione d’uso o la categoria catastale.

La vera e propria riforma catastale avrà luogo dall’1 gennaio 2026, con l’introduzione di un sistema basato sulla rendita determinata dai valori di mercato ma anche sul valore patrimoniale del bene. Le nuove rendite che si verranno così a delineare, ha promesso Draghi, non saranno però assoggettate ad una nuova tassazione. Il fine della riforma catastale non è infatti quello di aumentare la pressione fiscale, bensì quello di avvicinare il sistema delle rendite ai valori di mercato introducendo un nuovo sistema di calcolo (e passando dunque dalla considerazione del numero di vani alla considerazione dei metri quadrati).

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