L’adeguamento del sistema produttivo italiano alle dinamiche del mercato moderno richiede strumenti normativi snelli, in grado di intercettare le difficoltà finanziarie prima che si trasformino in una paralisi irreversibile. In questo scenario, il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza costituisce l’ossatura fondamentale per la tutela della continuità aziendale e la salvaguardia dei valori produttivi.
Con l’emanazione delle prime indicazioni d’indirizzo organiche sul tema (Circolare n. 5/E del 16 luglio 2026), l’Agenzia delle Entrate ha tracciato una vera e propria guida d’orientamento per professionisti, imprese e organi di controllo. Un intervento atteso da tempo, nato a valle di un lungo percorso di consultazione pubblica (concluso a maggio) e aggiornato alle più recenti disposizioni ministeriali per garantire un’applicazione uniforme delle norme sul territorio nazionale.
La nuova architettura interpretativa definisce con chiarezza i confini del trattamento dei crediti erariali, regolando il rapporto tra le ragioni dell’Erario e la sopravvivenza economica dei soggetti in difficoltà.
Indice
Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: un percorso in quattro tappe
Per affrontare una materia così vasta e stratificata senza generare incertezze applicative, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito una modalità d’intervento a rilascio progressivo. La guida ufficiale sul codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza non è stata diffusa come un testo monolitico, ma si articola in quattro parti distinte, ciascuna destinata a uscire in momenti differenti e a essere aggiornata nel tempo in base alle evoluzioni giurisprudenziali e normative.
La sequenza dei quattro moduli chiarita dalla Circolare 5/E/2026 riflette una precisa logica sistematica, muovendo dalle soluzioni più innovative e conservative per arrivare fino alla gestione del dissesto conclamato:
- parte I – I nuovi istituti del Codice (pubblicata). Si focalizza sugli strumenti introdotti ex novo dalla riforma per stimolare il risanamento precoce. È la sezione che esamina la composizione negoziata della crisi, il concordato semplificato, il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (PRO) e la disciplina integrata per i gruppi societari;
- parte II – Il sovraindebitamento. Sarà interamente dedicata alle procedure minori riservate a soggetti non fallibili, piccoli imprenditori, professionisti e consumatori, garantendo anche a queste categorie percorsi chiari di esdebitazione e ristrutturazione dei debiti tributari;
- parte III – Accordi di ristrutturazione e concordato preventivo. Approfondirà la gestione della transazione fiscale negli strumenti concorsuali tradizionali e rivisti dalla riforma, analizzando la finanza di terzi, le percentuali di soddisfacimento e i voti erariali;
- parte IV – Liquidazione giudiziale e istituti residuali. Tratterà la fase estrema di chiusura delle attività e la gestione dei crediti erariali nelle procedure concorsuali trasformative e dissolutive, oltre agli aspetti fiscali marginali.
Questo approccio modulare permette al Fisco di dare immediate risposte sugli strumenti di stretta attualità pratica, riservandosi di integrare i successivi volumi con indicazioni operative sempre aggiornate.
Le novità per la composizione negoziata della crisi
Il cuore della prima tranche di chiarimenti sul codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza risiede nella capacità di prevenire il dissesto definitivo attraverso percorsi di trattativa riservata tra imprenditore e creditori.
Misure di favore e premi fiscali
Vengono precisati i requisiti che consentono alle società in trattativa di accedere al pacchetto di benefici previsto dalla legge. Spiccano in particolare l’abbattimento significativo di sanzioni e interessi legali sui debiti erariali e la possibilità di accedere a piani di rientro straordinari e dilazionati fino a un massimo di 72 rate mensili, allentando la pressione sui flussi di cassa aziendali.
Stralcio di Iva e ritenute
Tra le conferme operative di maggior rilievo c’è la possibilità di includere nella proposta di transazione anche la falcidia (ovvero il taglio parziale) del debito legato all’Iva e alle ritenute d’acconto operate e non versate. Cade così la rigidità storica dell’imposta sul valore aggiunto, aprendo spazi reali di negoziazione per la stesura dei piani di risanamento.
Perimetro dei carichi inclusi
Le istruzioni per gli uffici specificano quali ruoli affidati alla Riscossione e quali partite di debito non ancora iscritte a ruolo possano rientrare nella trattativa, definendo con esattezza i criteri che l’esperto indipendente e i consulenti dell’impresa devono seguire nel formalizzare la proposta al Fisco.
Effetti operativi sui principali strumenti di ristrutturazione
A seconda dello strumento di gestione della crisi selezionato dall’impresa, le regole fiscali dettate dalla prassi assumono un impatto differente:
- composizione negoziata. L’effetto sui debiti fiscali si traduce principalmente in rateazioni estese (fino a 72 mesi) e nella drastica riduzione di sanzioni e interessi;
- transazione fiscale ed accordi negoziati. Permettono il taglio parziale sia della quota capitale delle imposte (inclusa l’Iva) sia delle ritenute fiscali non versate;
- concordato semplificato. Fissa un iter snello e parametri precisi per la liquidazione del patrimonio residuo, evitando stalli amministrativi nella chiusura dei debiti erariali;
- piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (PRO). Introduce il rispetto rigoroso del tasso legale e finestre temporali definite per le istruttorie degli uffici.
Particolare risalto viene dato alle valutazioni da svolgere nel PRO e nel Concordato Semplificato, dove l’Amministrazione specifica i tempi tecnici necessari alle Direzioni Regionali per condurre le analisi sulla fattibilità economica del piano.
La gestione della crisi nei gruppi di imprese
L’evoluzione delle strutture societarie moderne vede la netta prevalenza di organizzazioni articolate in gruppi. La riforma ha colmato un vuoto storico introducendo una disciplina specifica per la gestione coordinata delle situazioni di crisi infragruppo.
Sotto il profilo fiscale, le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate chiariscono che, in presenza di un consolidato fiscale nazionale o di crediti e debiti crociati tra controllanti e controllate, le posizioni erariali vanno analizzate in modo unitario. Il trattamento delle perdite pregresse, la compensazione dei crediti di gruppo e la ristrutturazione delle posizioni debitorie vengono esaminati nell’ambito di un’unica istruttoria integrata, evitando che la crisi di una singola consociata si ripercuota a catena sull’intera catena del valore.
Tempistiche di voto dell’ufficio: il superamento dei ritardi
Un nodo storico per professionisti e imprese riguarda la lentezza burocratica nell’ottenere il voto o l’adesione erariale prima delle udienze di omologazione fissate dal Tribunale.
Per ovviare a questo problema, i chiarimenti operativi affrontano direttamente il termine dei 90 giorni concesso al Fisco per l’istruttoria, strutturando un sistema di risposta a due velocità:
- procedimenti a complessità contenuta. Gli uffici locali sono tenuti ad accelerare le verifiche sulla documentazione aziendale per formalizzare il voto in anticipo rispetto alla scadenza della finestra temporale;
- grandi volumi debitori e quadri complessi. Se il termine dei 90 giorni scade oltre la data limite per la votazione stabilita dal giudice, l’Ufficio non farà scattare un diniego automatico, ma chiederà ufficialmente una proroga al Tribunale. Questo rinvio permetterà di svolgere con rigore il test di convenienza, verificare se il rientro proposto dall’impresa garantisca un incasso maggiore o quantomeno pari a quello ottenibile dalla liquidazione forzata dei beni.
Gli obblighi per il Fisco come creditore qualificato
Il quadro si completa con il ruolo proattivo assegnato all’Agenzia delle Entrate quale creditore pubblico qualificato. Al superamento di determinate soglie di debito tributario scaduto e non pagato, il Fisco attiva una segnalazione automatizzata agli organi di amministrazione e controllo delle società (collegio sindacale o revisori).
Questa procedura di alert serve a far emergere precocemente lo stato di sofferenza, obbligando i vertici aziendali ad attivare senza indugio gli strumenti previsti dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Le nuove indicazioni forniscono al personale degli uffici le regole esatte per il calcolo delle soglie di debito, depurandole da eventuali rateizzazioni già in corso o da sospensioni giudiziali.