C’è attesa per la riunione della Bce del prossimo 10 settembre. Da questa infatti potrebbe arrivare la conferma di un nuovo aumento di 25 punti base dei tassi di interesse. Gli esperti, come il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, parlano di una probabilità del 95% di nuovi aumenti dei tassi, e questo perché l’inflazione dell’eurozona è salita al 3,3% ad agosto, il dato più alto degli ultimi tre anni.
L’effetto più immediato sarà sul tasso variabile, il cui costo aumenta quando a salire sono i tassi di riferimento. Allo stesso modo, chi vuole accedere a un nuovo finanziamento, anche a tasso fisso, potrebbe trovare offerte più costose.
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Bce verso un nuovo aumento
La Banca centrale europea si sta preparando per annunciare un nuovo rialzo dei tassi di interesse per il 2026. Dietro la decisione, che si attende per la riunione del 10 settembre, c’è la pressione dell’inflazione nell’eurozona che ad agosto è salita al 3,3%. Un risultato ben distante dal target di riferimento della Bce, pari al 2%.
Un secondo rialzo di 25 punti base porterebbe:
- il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%;
- il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65%;
- il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%.
Il clima di incertezza spinge sull’inflazione che, se dovesse mantenersi su livelli elevati, potrebbe portare a un’ulteriore stretta entro la fine dell’anno.
Cosa cambia per i mutui
Secondo i dati dell’osservatorio MutuiOnline, lo scenario di rialzo dei tassi cambia le prospettive per i mutui sia a tasso fisso sia a tasso variabile.
Ad agosto, il TAN medio dei mutui a tasso variabile a 20 e 30 anni è salito e si è mantenuto al 2,80%. Per quanto riguarda i mutui a tasso fisso si è verificato un rialzo di una decina di punti base, con la media che dal 3,35% di luglio è passata al 3,46% di agosto.
Incide, spiegano dall’osservatorio, soprattutto il rialzo del bond tedesco a trent’anni, benchmark di riferimento per gli indici IRS utilizzati dalle banche nella determinazione dei tassi dei mutui a tasso fisso.
Quale mutuo conviene
La domanda a questo punto è sempre la stessa, ovvero se sia più conveniente il tasso fisso o il tasso variabile. Se le previsioni del mercato venissero confermate dalla decisione di giovedì per un rialzo dei tassi di riferimento, il TAN medio del tasso variabile aumenterà, raggiungendo un valore oltre il 3% e avvicinandosi a quello del fisso.
Osservando le simulazioni di MutuiOnline:
un aumento del costo del denaro pari a 25 punti base porterebbe il tasso medio dei mutui a tasso variabile ad attestarsi al 3,05%. Il gap con il fisso, in termini di tasso di interesse medio, calerebbe dai 66 punti base di oggi a 41 punti base.
Un esempio:
sulla rata mensile di un finanziamento da 120.000 euro con durata ventennale, la convenienza del variabile sul fisso si ridurrebbe dai 40 euro attuali a 25 euro, con la rata che passa da 653 euro a 668 euro.
È ancora più conveniente il tasso variabile? Sì, ma il risparmio si assottiglia. Se lo scenario di crisi dovesse permanere anche all’inizio del 2027, si potrebbe portare avanti una scia di aumenti che ridurrebbe il gap tra tasso fisso e tasso variabile di appena 16 punti base.
L’incertezza e lo scorso aumento si fanno già sentire. Secondo i dati della centrale rischi CRIF, le richieste di finanziamento sono diminuite del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.