Meloni “draghizzata”: ecco i tecnici che entrano nel governo

Per la prima volta dopo la vittoria alle elezioni politiche del 25 settembre, la leader di Fratelli d'Italia ha riunito l'esecutivo nazionale del partito nella sede di Via della Scrofa.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio in pectore, continua a muoversi con estrma cautela in vista della formzione del nuovo governo. Mentre da una parte deve ‘contenere’ le esuberanze degli scomodi alleati Salvini e Belrusconi, che chiedono posti di peso nell’esecutivo, la leader di FdI deve mantenersi in equilibrio fra le necessità di politica interna e quelle internazionali, che la consigliano di non rinunciare tout court a nomi di tecnici di rilievo per alcune posizioni particolarmente delicate.

Una sorta di ‘draghizzazione’ che era già iniziata in campagna elettorale, soprattutto dinanzi alla platea di imprednitori a Cernobbio, e che è proseguita nell’immediato post elezion, con l’idea di scrivere a quattro mani col governo uscente la legge di Bilancio da consegnare entro fine anno. E del rsto il ministro dell’Economia uscente, Daniele Franco, potrebbe persino essere confermato dal nuovo esecutivo.

“I tecnici non sono un limite”

Per la prima volta dopo la vittoria alle elezioni politiche del 25 settembre, la leader di Fratelli d’Italia ha riunito l’esecutivo nazionale del partito nella sede di Via della Scrofa. Dove ha lasciato intendere la volontà di dare un profilo anche tecnico al suo governo. Il suo sarà un “governo politico, forte e coeso”, con “un programma chiaro” e “mandato popolare”: un esecutivo che va costruito partendo “dalla competenza” e se quella migliore “dovesse essere trovata al di fuori degli eletti”, a partire da Fratelli d’Italia, “questo non sarà certo un limite”.

Identikit del governo

E ha tracciato una sorta di ‘identikit’ del governo che sarà chiamata a guidare, una volta ricevuto l’incarico dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Del resto, ha spiegato il capogruppo di Fdi al Senato Luca Ciriani al termine della riunione, “che ci sia qualche tecnico in un governo non deve scandalizzare nessuno. Dopodiché – ha detto il parlamentare – bisogna intendersi su cosa è un tecnico: se è una personalità di alto profilo eletta nelle liste di un partito non è più un tecnico”.

Il prossimo governo, ha spiegato Meloni ai suoi, “porterà avanti politiche in discontinuità rispetto a quelle messe in piedi in questi anni dagli esecutivi a trazione Pd”, come richiesto “dai cittadini”. Per farlo, la premier in pectore punta a mettere in piedi il Consiglio dei ministri “più autorevole e di alto profilo possibile”. Questo, ha avvertito Meloni, significa che la squadra non sarà composta “per risolvere beghe interne di partito o proponendo qualsiasi nome” o “per rendite di posizione”. Quel che conta è avere la persona giusta al posto giusto. Al di là del politico e del tecnico, sarebbe stato il ragionamento di Meloni, la leader di Fdi vorrebbe in squadra chi ha le competenze e l’esperienza. Tradotto: serve il profilo giusto per ogni casella. Quasi un modo per gettare acqua sul fuoco dopo le ricostruzioni sugli attriti con gli alleati di Lega e Forza Italia proprio sulla presenza dei tecnici.

Trattative

Intanto proseguono sottotraccia le trattative per la costruzione della squadra del prossimo governo di centrodestra. Crescono le quotazioni dell’ambasciatore Stefano Pontecorvo – profilo molto gradito alla futura inquilina di Palazzo Chigi – come possibile nuovo titolare della Farnesina. Posto per il quale restano in corsa anche Elisabetta Belloni e Giampiero Massolo. In casa Fdi sono ‘caldi’ i nomi di Adolfo Urso, Edmondo Cirielli, Giovanbattista Fazzolari (braccio destro della leader, in pole per il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), Carlo Nordio (alla Giustizia), Raffaele Fitto (Affari europei), mentre il responsabile economico di Fdi Maurizio Leo potrebbe occupare una casella del prossimo sottogoverno. Calano invece le chance di leggere nella lista dei papabili il nome di Guido Crosetto, cofondatore del partito di Meloni.

Dopo la querelle degli ultimi giorni sembrano essersi calmate le acque per quanto riguarda il Viminale. Lo stesso Matteo Salvini potrebbe infatti accasarsi al Mise, succedendo al suo vice Giancarlo Giorgetti, oppure al ministero delle Politiche agricole facendo così slittare il nome di Gian Marco Centinaio al Turismo. Altri profili Lega in ballo per i ministeri sono quelli di Erika Stefani (Riforme-Affari regionali), Edoardo Rixi (Infrastrutture) e Lucia Borgonzoni, che dopo due mandati come sottosegretaria potrebbe ambire a una promozione alla Cultura.

Silvio Berlusconi continua a spingere per un ingresso nell’esecutivo di Antonio Tajani e Licia Ronzulli (insieme ad Anna Maria Bernini, Paolo Barelli, Andrea Mandelli e Alessandro Cattaneo). Ma l’ipotesi di un ‘upgrade’ governativo di Ronzulli continua a incontrare resistenze sia in Fdi che nella stessa Forza Italia. Resta aperta la partita per la presidenza delle Camere. Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia e Roberto Calderoli della Lega sono tra i favoriti per la presidenza del Senato, mentre sullo scranno più alto di Montecitorio potrebbe sedersi il leghista Giorgetti.

Meloni tira dritto

Quel che pare certo è che la Meloni – come segnala il Corriere della Sera – non è disposta a farsi imporre nessuno e non si farà condizionare da musi lunghi o diktat o beghe di partito. Se non si troverà la quadra entro metà della prossima settimana, è pronta anche ad andare con la sua lista dal capo dello Stato e poi presentarsi in Parlamento: chi ci sta bene, chi non vuole votarla non lo faccia e arrivederci.