Gas, spesa media aumentata di 633 euro in sei anni: altri aumenti per i clienti vulnerabili

Le tariffe del gas tornano a salire,+13% in un anno per i clienti vulnerabili. Cresce la spesa annua delle famiglie, allarme delle associazioni

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Con i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina ancora in corso, i prezzi del gas continuano a crescere. Ad Amsterdam, principale mercato di riferimento europeo, le quotazioni sui contratti Title Transfer Facility (TTF) si attestano intorno ai 48,7 euro al megawattora. Un dato che, letto isolatamente, potrebbe sembrare contenuto, ma che assume tutt’altro peso se confrontato con i livelli di sei anni fa.

Secondo i calcoli di Assoutenti, le tariffe del gas sul mercato regolato risultano oggi l’89% più alte rispetto a maggio 2020. In termini pratici, per una famiglia con un consumo medio annuo di 1.100 metri cubi, ciò comporta una maggiore spesa complessiva di 633 euro nell’arco di sei anni.

I nuovi dati Arera

L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) ha pubblicato i dati aggiornati per il mese di maggio 2026. Dopo il calo registrato ad aprile, la componente legata ai costi di approvvigionamento della materia prima (CMEM,m) è tornata a salire, attestandosi a 46,89 euro per megawattora. Il prezzo di riferimento per il cliente tipo ha raggiunto 122,15 centesimi di euro al metro cubo, con un incremento dello 0,9% rispetto al mese precedente.

L’aggiornamento riguarda i circa 2,3 milioni di clienti ancora serviti nel Servizio di tutela della vulnerabilità. Arera aggiorna il valore ogni mese sulla base della media delle quotazioni registrate nel mercato all’ingrosso italiano del gas (PSV day ahead).

Chi sono i clienti vulnerabili

Per chi non ha familiarità con la distinzione, è bene chiarire chi rientra in questa categoria. Hanno diritto al regime di tutela della vulnerabilità:

  • le persone con più di 75 anni;
  • chi si trova in condizioni economicamente svantaggiate (es. percettori del bonus energia);
  • i soggetti con disabilità ai sensi della legge 104;
  • chi utilizza apparecchiature salvavita alimentate elettricamente;
  • le utenze nelle isole minori non interconnesse (Lampedusa, Pantelleria, Lipari e altre);
  • chi risiede in strutture abitative di emergenza a seguito di eventi calamitosi.

L’impatto sulle famiglie vulnerabili

Il Codacons ha analizzato i dati Arera per stimare l’impatto concreto sulle famiglie. Con le tariffe di maggio, la bolletta media del gas per un nucleo con utenza vulnerabile sale di 12 euro su base annua rispetto ad aprile, arrivando a una media di 1.343,6 euro a nucleo. Se si aggiunge anche la spesa per l’energia elettrica, stimata in circa 605 euro annui, il conto totale per gli utenti vulnerabili raggiunge 1.948,6 euro all’anno.

Sul fronte dei clienti vulnerabili, il confronto con maggio 2025 evidenzia invece un aumento del 13,1%. Assoutenti evidenzia tuttavia che:

l’aumento di maggio non impatterà in modo significativo sulle famiglie, considerato che nei mesi caldi i consumi di gas sono ai minimi.

La posizione dell’Unione Europea sul gas

Sul fronte politico, l’Unione Europea ha dato il via libera all’Italia a una maggiore flessibilità di bilancio per interventi nel settore energetico, per un valore complessivo di 14 miliardi di euro nell’arco di tre anni. I fondi però non potranno essere utilizzati per finanziare tagli alle accise sui carburanti. Le associazioni dei consumatori continuano nel frattempo a chiedere misure più incisive e immediate per alleggerire il peso delle bollette sulle famiglie italiane, in particolare quelle più fragili.

Una situazione che trova d’accordo Assoutenti, che afferma:

Condividiamo i rilievi mossi oggi dall’Ue all’Italia in tema di energia. In questa delicata situazione crediamo che il governo debba intervenire con misure più efficaci e mirate sul fronte della tassazione che grava sulle bollette degli italiani. Una possibile soluzione sarebbe ridurre l’Iva sul gas al 10%, così da attenuare l’effetto della crisi iraniana sulla spesa energetica delle famiglie.