Finto bio italiano, il rischio sulle etichette dei prodotti biologici extra Ue

Coldiretti segnala diciture d'origine poco visibili sulle confezioni, mentre cresce l'import da fuori Europa: aumenta il rischio di inganno

Foto di Federica Petrucci

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

L’aumento delle importazioni di prodotti biologici provenienti da Paesi extra Ue sta portando sugli scaffali dei supermercati italiani sempre più alimenti che possono essere confusi come prodotti made in Italy, quando in realtà non lo sono. Il motivo ha a che fare con le etichette poco chiare, che non tutti sanno leggere o riconoscere.

Il problema delle etichette poco evidenti

Il simbolo della foglia verde su sfondo europeo è ormai riconosciuto da milioni di consumatori come garanzia di agricoltura biologica. Accanto al logo compare normalmente l’indicazione dell’origine agricola delle materie prime, con diciture come:

  • agricoltura Italia;
  • agricoltura Ue;
  • agricoltura non Ue;
  • agricoltura Ue/non Ue.

Tuttavia, come denunciato da Coldiretti, il problema è che questa informazione viene spesso riportata con caratteri molto piccoli o comunque poco evidenti rispetto al resto della confezione. Di conseguenza, il rischio è che il consumatore, osservando rapidamente il prodotto sullo scaffale, identifichi soltanto il marchio biologico senza rendersi conto che l’alimento proviene da un Paese extraeuropeo.

Gli esperti parlano apertamente di concorrenza sleale, questo perché l’arrivo di grandi quantità di prodotti biologici a prezzi spesso inferiori rispetto a quelli italiani rischia di modificare gli equilibri del mercato.

Di quanto sono aumentate le importazioni di prodotti bio in Italia

Non si tratta di un fenomeno marginale, specie se si guardano i numeri. Secondo l’analisi di Coldiretti – basata sugli ultimi dati pubblicati dalla Commissione europea – nel 2025 le importazioni di prodotti biologici stranieri sono aumentate del 26%, raggiungendo un volume complessivo superiore ai 300 milioni di chilogrammi.

Frutta, ortaggi, cereali, olio extravergine di oliva, spezie e numerose altre categorie alimentari arrivano quotidianamente dai Paesi extraeuropei alla grande distribuzione organizzata e nei negozi specializzati.

Cosa si rischia

Dal punto di vista normativo i prodotti importati possono essere commercializzati come biologici, purché rispettino i requisiti previsti dalla legislazione europea. Tuttavia, il consumatore spesso associa inconsciamente il marchio bio europeo alla produzione italiana, senza accorgersi che l’origine reale delle materie prime è completamente diversa.

La questione non è da sottovalutare perché quello dell’agroalimentare è uno dei settori più redditizi per l’Italia, capace di spingere economia, occupazione e investimenti. Sul territorio sono attive quasi 90.000 aziende biologiche, ci sono circa 2,5 milioni di ettari coltivati secondo il metodo biologico e oltre il 20% dell’intera superficie agricola nazionale convertita al bio.

Inoltre, negli ultimi anni i consumatori hanno modificato il proprio modo di fare la spesa. Per molti acquirenti conoscere il Paese di origine rappresenta un’informazione determinante quanto la certificazione biologica stessa, tale da influenzare gli equilibri di mercato.

In arrivo il marchio del biologico italiano

Questo scenario potrebbe cambiare nei prossimi mesi con l’introduzione del marchio del biologico italiano annunciato dal ministero dell’Agricoltura, che dovrebbe consentire ai consumatori di identificare con maggiore immediatezza i prodotti biologici ottenuti interamente in Italia.

Con questo nuovo strumento potrebbe diventare più facile distinguere le produzioni made in Italy da quelle importate, il che potrebbe tradursi in una leva competitiva per le imprese operanti nel settore agroalimentare, mentre per i consumatori – anche per quelli meno attenti – costituirebbe un elemento di maggiore chiarezza durante gli acquisti.