Btp all’asta il 13 ottobre, quali titoli tenere d’occhio: cedole e rendimenti

Il prossimo 13 ottobre si terrà un'asta dei Btp a medio e lungo termine, con tre prodotti diversi a 3, 7 e 15 anni di scadenza: quali tenere d'occhio per gli investimenti

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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I Btp, come molti altri titoli di Stato, stanno registrando rendimenti più alti del recente passato. Questo può essere un problema per gli Stati, ma anche un’occasione per chi vuole investire con rischi più bassi di quelli del mercato azionario. Il prossimo 13 ottobre andranno all’asta tre diverse tranche di Btp, con scadenze fissate a 3, 7 e 15 anni.

Lo Stato immetterà sul mercato 7 miliardi di euro attraverso questi strumenti. I rendimenti saranno influenzati dall’andamento dei mercati obbligazionari internazionali, ma ci saranno delle cedole piuttosto elevate e garantite.

I Btp all’asta il 13 ottobre

I Btp sono uno strumento di investimento a breve, medio o anche lungo termine, che permettono di avere rendimenti fissi con un rischio relativamente basso rispetto a quello che bisogna accettare quando si comprano azioni. Questo perché l’investimento del Btp non punta tanto sul valore, quanto sulle cedole.

Ogni anno, lo Stato accetta di dare a chi investe in Btp una percentuale del valore del suo investimento, solitamente ogni 6 mesi. La cifra indicata nelle informazioni sui titoli di Stato è lorda, ma la tassa che va pagata non è quella del 26% sulle rendite finanziarie, ma una agevolata, del 12,5%.

Il 13 ottobre andranno all’asta tre diversi Btp:

  • uno con scadenza nel 2029, quindi a 3 anni;
  • uno con scadenza nel 2033, quindi a 7 anni;
  • uno con scadenza nel 2041, quindi a 15 anni.

Il Btp a 3 anni

Il primo titolo dell’asta del 13 ottobre è la settima tranche del Btp con codice Isin IT0005716839. Scade a settembre del 2029, quindi a tre anni dall’emissione, ed è quindi un titolo a breve termine.

Questo lo rende un prodotto adatto più che altro a tutelare un capitale dall’inflazione. Ha una cedola annuale del 3%, che è quindi più alta dell’inflazione media, ma molto più bassa del tasso di aumento dei prezzi attuale, al 4,2%.

Quel 3% non sarà però il suo rendimento. Quello dipenderà dal prezzo di vendita. Al momento, Btp con lo stesso codice Isin di altre tranche sono scambiati a 98,10. Il rendimento effettivo è quindi attorno al 3,7%.

Il Btp a 7 anni

Anche il Btp a 7 anni è una tranche di un vecchio prodotto, la quinta. Il titolo di Stato che fa da base a questa emissione è quello con codice Isin IT0005722845 e scadenza a settembre 2033.

Ha una cedola annuale del 3,35%, mentre il prezzo sul mercato è 94,59. Questo dà vita a un rendimento del 4,12%. Anche in questo caso, però, si tratta più che altro di un titolo per tenere i risparmi al riparo dall’inflazione.

Il Btp a 15 anni

Le cose possono cambiare con l’ultimo titolo dell’asta del 13 ottobre, il Btp con codice Isin IT0005694630 e scadenza a ottobre 2041, tra 15 anni. Ha una cedola alta, del 3,95% e un prezzo di 90,52. Questo dà vita a un rendimento del 4,58%, che può sembrare alto, ma è lo stesso a cui hanno chiuso i Btp a 10 anni lo scorso 9 ottobre.

Questi titoli possono essere utilizzati anche in modo più rischioso, aspettando. Si possono acquistare attendendo che, durante il loro lungo periodo di scadenza, il loro prezzo salga. Questo potrebbe succedere, ad esempio, se si tornasse a una situazione simile a quella prima del 2020, quando i tassi di interesse erano a zero.

In questo modo si potrebbe guadagnare non solo dalla cedola, ma anche dalla vendita del Btp. Si tratta però di una strategia molto più rischiosa e più simile a un investimento in Borsa che al classico acquisto di Btp fatto dai privati.

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