I segnali di distensione nei rapporti fra Usa e Iran si riflettono sui mercati energetici e, di conseguenza, sul costo di benzina e diesel in Italia. La firma dell’intesa è prevista per il 19 giugno a Ginevra e dovrebbe sancire la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale dal quale passa un quinto di tutti il petrolio del pianeta, oltre a gas, fertilizzanti e una miriade di altre merci.
La prospettiva di una normalizzazione ha già spinto il Brent sotto la soglia degli 80 dollari al barile. Anche il gas continua a perdere terreno: al Ttf di Amsterdam, riferimento europeo per il metano, le quotazioni sono scese a 41,45 euro al megawattora nelle prime contrattazioni del 17 giugno, con un calo dello 0,85%. Nell’ultima settimana la flessione ha superato il 17%.
Indice
Prezzo della benzina ai minimi da oltre un mese
La riduzione del costo del greggio si sta trasferendo gradualmente sui carburanti: secondo gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self service è sceso a 1,881 euro al litro. Si tratta dei livelli più bassi registrati dall’inizio di maggio. Soltanto alcune regioni, tra cui Basilicata, Molise e Trentino-Alto Adige, mantengono prezzi medi superiori a 1,90 euro al litro.
Anche il diesel continua a diminuire: il prezzo medio nazionale si attesta a 1,985 euro al litro, in calo rispetto ai giorni precedenti e tornato sotto la soglia psicologica dei 2 euro.
Effetti sulle bollette
Il calo del gas e del petrolio potrebbe contribuire ad alleggerire anche il costo dell’energia per famiglie e imprese. Servirà comunque tempo per riportare ai livelli precedenti i flussi di approvvigionamento e ricostituire le riserve utilizzate durante la fase di crisi.
Prezzo benzina, scenario dopo il 19 giugno
Gli operatori ritengono che la firma dell’accordo Usa-Iran possa favorire ulteriori ribassi nelle prossime settimane. Secondo le stime, benzina e gasolio potrebbero perdere ancora circa 10 centesimi al litro, anche se il calo non sarà immediato.
Il mercato, infatti, ha reagito rapidamente all’ipotesi di una riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre il trasferimento dei benefici ai consumatori richiede tempi più lunghi. Si tratta del classico effetto “missile e piuma”, con i prezzi rapidi nell’impennarsi e lenti nel calare. Negli ultimi giorni i carburanti hanno già registrato una riduzione di circa 5 centesimi al litro.
Ma nonostante il clima più favorevole ci sono ancora dei rischi: eventuali tensioni potrebbero rallentare il ritorno alla piena operatività delle rotte energetiche. Inoltre restano da chiarire eventuali pedaggi o nuove condizioni commerciali per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz.
E un altro elemento da attenzionare riguarda la Cina: durante la crisi, Pechino ha limitato gli acquisti di greggio utilizzando le proprie riserve. Prossimamente la velocità con cui tornerà a comprare petrolio sui mercati internazionali potrebbe influenzare l’andamento dei prezzi nei prossimi mesi.
Cosa c’entra il taglio delle accise
Sul prezzo dei carburanti peserà anche la fine del taglio delle accise previsto per luglio. Su questo punto, Today ha sentito Davide Tabarelli, presidente del centro di ricerca Nomisma Energia, secondo il quale riguardo ai carburanti è lecito attendersi una “lieve riduzione nell’immediato“.
Ma pur sempre “al netto dell’aspetto fiscale visto che a inizio luglio terminerà il taglio delle accise stabilito dal Governo”. Di conseguenza è difficile immaginare che “potremo tornare alle quote di tre mesi fa. I livelli di prima della guerra sono impossibili, scordiamocelo pure”.