Uefa, meno soldi dalla Champions: come cambiano i ricavi delle big italiane (e non solo)

Nuova proposta UEC per i ricavi UEFA: meno fondi alla Champions e più risorse a Europa e Conference League. Cosa cambia per i club italiani

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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La Union of European Clubs (UEC), associazione che rappresenta soprattutto club di piccole e medie dimensioni, ha presentato una proposta per riformare la distribuzione dei ricavi delle competizioni Uefa. L’obiettivo è ridurre gli squilibri economici tra le squadre che partecipano con continuità alle coppe europee e quelle che restano fuori. Il sistema attuale concentra gran parte delle risorse nella Champions League. Oggi circa il 74% dei ricavi complessivi è destinato alla massima competizione europea, contro il 17% dell’Europa League e il 9% della Conference League. Questo modello, secondo la UEC, favorisce i club più strutturati, che accumulano ricavi elevati anno dopo anno, ampliando il divario nei campionati nazionali.

Distribuzione dei ricavi Uefa, come funziona

Nel sistema attuale, una parte significativa dei premi è legata non solo ai risultati sportivi ma anche al cosiddetto “value pillar”. Si tratta di un meccanismo che distribuisce risorse in base al valore dei mercati televisivi e ai ranking storici dei club. Questo criterio tende a premiare le società più grandi e con maggiore tradizione europea. Secondo la Uec, questo approccio contribuisce a creare uno squilibrio strutturale: i club che partecipano più spesso alle coppe ottengono maggiori entrate e rafforzano ulteriormente la propria competitività.

La proposta della Uec, nuova ripartizione dei ricavi

Il nuovo modello punta a mantenere una quota legata ai risultati sportivi, ma a redistribuire diversamente le risorse non direttamente collegate alle prestazioni. Uno dei punti centrali è l’eliminazione del “value pillar”. Secondo la proposta:

  • il 62,5% dei ricavi sarebbe destinato alla partecipazione
  • il 37,5% verrebbe distribuito in base ai risultati sportivi

Cambierebbe anche la ripartizione tra le tre competizioni UEFA:

  • 50% alla Champions League
  • 30% all’Europa League
  • 20% alla Conference League

Partendo da un montepremi superiore a 3,5 miliardi di euro, la simulazione prevede:

  • Champions League circa 1,763 miliardi di euro
  • Europa League circa 1,058 miliardi
  • Conference League circa 705 milioni

Si tratta di un riequilibrio significativo rispetto alla situazione attuale.

La redistribuzione nazionale dei ricavi

Un altro elemento rilevante riguarda la gestione della quota legata alla partecipazione. Nel modello Uec, queste risorse non verrebbero più assegnate direttamente ai club qualificati alle coppe europee, ma trasferite alle leghe nazionali. Sarebbero poi le leghe a redistribuire i fondi tra tutte le società del campionato. Nel caso dell’Italia, la simulazione indica una quota complessiva di circa 202 milioni di euro. Di questa cifra:

  • l’85% sarebbe destinato ai club di Serie A
  • il 15% ai club di Serie B

L’obiettivo è ridurre le differenze economiche tra squadre partecipanti e non partecipanti alle competizioni europee.

Cosa succede a Inter, Juvenetus e Atalanta

Tra i club che partecipano alle coppe europee, si registrerebbero riduzioni importanti dei ricavi:

  • Inter circa -68 milioni di euro
  • Juventus circa -47 milioni
  • Atalanta circa -43 milioni

Al contrario, alcune società trarrebbero beneficio dal nuovo sistema. La Fiorentina, ad esempio, otterrebbe oltre 12 milioni di euro aggiuntivi. Ancora più evidente l’impatto per i club di Serie A non impegnati nelle coppe: i ricavi passerebbero da circa 800 mila euro a circa 8,6 milioni per ciascuna società.