Stanze in affitto, la classifica delle città più care: prezzi alle stelle dal 2020 a oggi

I canoni per le singole aumentano soprattutto nelle città universitarie, con diverse "sorprese" anche al Sud. In alcuni casi si parla del 50% in più in soli sei anni. I Comuni dove i canoni costano meno

Foto di Maurizio Perriello

Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

Dal 2020 a oggi affittare una stanza in Italia è diventato molto più caro, soprattutto nelle città universitarie. In alcuni centri i prezzi sono saliti oltre il 50% in soli sei anni, con Milano che resta la città più costosa in assoluto e diversi Comuni al Sud che registrano impennate notevoli.

La fotografia del mercato realizzata da Immobiliare.it conferma una pressione economica crescente sugli studenti fuori sede e sui giovani lavoratori. La domanda resta alta, mentre l’offerta fatica a tenere il passo. Con conseguenze nefaste sui costi.

Di quanto sono aumentati i prezzi delle stanze in affitto

Il dato più evidente è la crescita generalizzata dei canoni per una stanza singola. Secondo i dati pubblicati da Immobiliare.it Insights, tra marzo 2020 e marzo 2026 gli affitti delle camere hanno registrato aumenti molto più rapidi rispetto all’inflazione e, in molti casi, superiori anche alla crescita degli affitti tradizionali.

Nei grandi poli universitari l’incremento medio si attesta intorno al +41%, ma in alcune città il rialzo supera abbondantemente il 50%. Il fenomeno riguarda tutta Italia, ma con portata diversa tra Nord, Centro e Sud.

Per uno studente fuori sede, pagare 600 o 700 euro per una stanza significa affrontare una spesa annuale che può superare gli 8.000 euro, esclusi trasporti, bollette e alimentazione. In città come Milano o Firenze, il costo per l’alloggio assorbe ormai una quota molto elevata del budget familiare.

La classifica delle città dove l’affitto costa di più

Se si guarda al prezzo assoluto degli affitti immobiliari, Milano resta la città più cara per chi cerca una stanza. Nel 2026 il canone medio per una singola è arrivato a circa 729 euro al mese, confermando il capoluogo lombardo come il mercato più costoso del Paese. A seguire troviamo:

  • Firenze: circa 625 euro;
  • Roma: circa 609 euro;
  • Bologna: circa 599 euro;
  • Padova: circa 490 euro.

Il divario con il resto d’Italia resta netto, soprattutto per Milano, che continua a viaggiare su livelli molto più alti rispetto alla media nazionale. Uno scenario che si conferma anche se si guarda ai rendimenti degli affitti.

Dove affittare costa meno, le città più economiche

Se si considera il prezzo finale per affittare una stanza, alcune città restano ancora relativamente accessibili rispetto agli aumenti generalizzati. Va precisato, però, che il trend appare comunque in crescita rispetto al periodo pre-pandemia. Nella lista dei Comuni meno cari per una singola troviamo:

  • Messina: 284 euro;
  • Catania: 284 euro;
  • Perugia: 300 euro;
  • Palermo: 309 euro;
  • Udine: 310 euro.

Le città dove i prezzi sono cresciuti di più

La vera sorpresa della classifica degli affitti, se di sorpresa si può parlare, non è tuttavia nelle città più care, ma in quelle dove gli aumenti del canone sono stati più marcati. Tra il 2020 e il 2026 i rialzi maggiori si registrano infatti in particolare al Sud e nelle Isole:

  • Bari: +59%
  • Cagliari: +58%
  • Palermo: +55%
  • Messina: +46%
  • Genova: +41%

Dietro il rincaro agiscono diversi fattori. Il primo è la pressione della domanda: il numero di studenti universitari fuori sede è tornato e sta superando i livelli pre-Covid, mentre cresce anche la quota di giovani lavoratori che scelgono la stanza come soluzione abitativa.

C’è poi il tema dell’offerta. Molti proprietari hanno spostato immobili verso affitti brevi turistici, riducendo la disponibilità per il mercato tradizionale. A pesare sono inoltre l’aumento dei costi di gestione degli immobili, l’inflazione e il rialzo dei mutui, che ha spinto più persone verso la soluzione dell’affitto invece che verso l’acquisto della prima casa.