Smart working, i lavoratori hanno diritto ai buoni pasto?

Sono ancora moltissimi gli italiani che stanno lavorando in smart working dall'inizio del lockdown. Ma hanno diritto ai buoni pasto?

Nonostante siano in arrivo novità dal 15 ottobre, sono ancora moltissimi gli italiani che stanno lavorando in smart working dall’inizio del lockdown. Come ormai tutti sappiamo, il lavoro agile è una modalità di svolgimento dell’attività lavorativa che viene effettuata in parte all’interno dei locali aziendali in parte all’esterno, senza una postazione fissa.

Ricordiamo che tra lavoratore in smart working, che sembra piacere sempre di più, e lavoratore in presenza non devono sussistere differenze. Il dipendente in modalità smart ha diritto allo stesso trattamento spettante ai dipendenti che lavorano in sede. Non può, ad esempio, ricevere una retribuzione inferiore rispetto a quella erogata a coloro che non lavorano a distanza.

Buoni pasto anche in smart working

Ma come funziona per la questione dei buoni pasto? Forse non tutti lo sanno, ma non sono un diritto previsto dalla legge. La spettanza dei ticket dipende dalle disposizioni del contratto collettivo applicato o del contratto di lavoro individuale.

Chi lavora in smart ha diritto a riceverli comunque anche se lavora da casa, o comunque da un altro luogo fisico che non è quello ufficiale di lavoro? In tantissimi ce lo avete chiesto. Per molti lavoratori i buoni pasto rappresentano un sostegno economico importante: è possibile pagarsi il pranzo al bar se si è fuori per lavoro o cumulare fino a 8 buoni per fare la spesa in moltissimi supermercati, purché si acquistino cibi e bevande.

La legge che disciplina lo smart working prevede che il dipendente la cui prestazione lavorativa sia resa in modalità agile ha il diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.

Le differenze tra i lavoratori

Ma il buono pasto fa parte della retribuzione del lavoratore? Se il datore di lavoro non riconosce i buoni al dipendente in smart working gli sta riconoscendo una retribuzione inferiore rispetto a quella data lavoratori che svolgono la propria attività in sede oppure no?

Esistono tre situazioni diverse:

  • Se il buono pasto è qualificato come prestazione esclusivamente di assistenza e non retributiva prevista dall’azienda, lo smart worker non per forza ne ha diritto, poiché il ticket serve a compensare il disagio di non poter preparare e consumare il pranzo presso la propria abitazione. L’azienda può cioè decidere come preferisce.
  • Se il buono pasto è riconosciuto come elemento retributivo nel contratto individuale del lavoratore, va riconosciuto sempre, anche in modalità agile.
  • Se il buono pasto è previsto da un contratto collettivo di lavoro allora si configura come parte della retribuzione, e dunque il lavoratore agile ne ha diritto.

Detto questo, tuttavia, l’orientamento della giurisprudenza è andato nel senso di non riconoscere i buoni pasto agli smart worker, avendo la possibilità di organizzarsi come preferiscono.

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