IA e occupazione, la Uil chiede di ridurre l’orario di lavoro senza cambiare i salari

Al congresso nazionale il segretario Bombardieri ha presentato un documento in dieci punti per redistribuire i benefici della produttività

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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Durante il congresso nazionale della Uil, uno dei tre grandi sindacati italiani insieme a Cgil e Cisl, il segretario Pierpaolo Bombardieri ha avanzato alcune proposte per limitare l’impatto dell’IA sull’occupazione, sfruttando il miglioramento della produttività portato da questa tecnologia.

Recentemente, alcune ricerche hanno cambiato la percezione degli esperti sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. Più che sostituire i lavoratori, l’IA sta rendendo quelli ad alta specializzazione più efficaci, anche se richiede comunque molto lavoro umano per essere utilizzata al meglio.

L’IA al centro del congresso nazionale della Uil

L’intelligenza artificiale è stata il tema più importante del congresso nazionale della Uil. Il segretario Pierpaolo Bombardieri ne ha parlato a lungo, proponendo soluzioni per attenuarne l’impatto sul mondo del lavoro:

Salari più elevati, maggiore formazione, migliori condizioni di lavoro e riduzione dell’orario a parità di retribuzione. Le macchine producono di più, i lavoratori devono lavorare meno e vivere meglio.

L’obiettivo è che lavoratori e lavoratrici non siano lasciati indietro dall’avanzare della tecnologia e che possano anche loro beneficiare dell’aumento della produttività che l’IA sta portando.

Le proposte della Uil sull’IA

Seguendo questo principio, la Uil ha quindi proposto alcune soluzioni in un documento di 10 punti, riassumibili in:

  • più diritti e tutele dall’IA per i lavoratori, con particolare attenzione al controllo umano della tecnologia;
  • maggiore attenzione alla formazione e alla redistribuzione dei benefici;
  • più certificazioni sull’utilizzo dell’IA da parte delle aziende, che permettano di accedere a incentivi pubblici;
  • una politica industriale nazionale dell’IA che garantisca una gestione sicura dei dati e la sovranità tecnologica.

La Uil mantiene quindi un approccio comunque positivo nei confronti dell’IA, sottolineando che potrebbe essere uno strumento importante per la crescita. In particolare, potrebbe risolvere il problema di produttività di cui soffre il sistema industriale italiano e che è la causa primaria della stagnazione dei salari negli ultimi 30 anni.

L’IA sta sostituendo i lavoratori?

L’approccio aperto della Uil è supportato dalle ricerche più recenti sull’effetto dell’IA sull’occupazione. Inizialmente, infatti, l’opinione più comune era che questa tecnologia avrebbe rimpiazzato moltissimi lavoratori, creando una crisi occupazionale. I grandi licenziamenti delle aziende tech, spesso pubblicizzati proprio come una conseguenza dell’implementazione dell’IA, erano visti come la prova di questo meccanismo.

Queste aziende, però, sono le stesse che hanno investito centinaia di miliardi di dollari nell’IA e avevano quindi un interesse a dire che i licenziamenti, che erano iniziati ben prima del picco di popolarità dell’intelligenza artificiale, fossero un segnale che la loro scommessa era stata vinta. Le prime ricerche accademiche, però, hanno rivelato un quadro più complesso.

Uno studio pubblicato di recente da Ramp e Revelio Labs su 22mila aziende ha rivelato che quelle che spendono di più in IA sono anche quelle che assumono di più. La crescita dell’occupazione non è solo riservata a chi sa utilizzare al meglio la nuova tecnologia, ma anche ai livelli junior e entry level.