IA e formazione sanitaria, i medici del futuro dovranno imparare a dialogare con gli algoritmi

Dalla diagnosi precoce alla prevenzione, l’intelligenza artificiale sta trasformando la medicina. Per i professionisti sanitari serviranno nuove competenze critiche, creative e conversazionali

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Partiamo da un punto fermo. Avere una mente aperta e curiosa è fondamentale per instaurare una collaborazione proficua e “amichevole” con l’ IA, che non va vista solo come uno strumento tecnico ma come un partner cognitivo che “premia” chi è creativo ed elastico più degli specialisti tecnici.

Lo hanno recentemente ribadito i ricercatori di Mnesys, il più grande programma italiano ed europeo di ricerca in neuroscienze. Dalle indagini emerge anche che le forme di intelligenza umana più utili per trarre il massimo vantaggio dall’interazione con l’IA sono quella creativa, quella critica e quella conversazionale; inoltre, si sta scoprendo che anche alcuni tratti della personalità facilitano la sinergia uomo-IA e che i più avvantaggiati non sono gli specialisti tecnici, ma le persone con una mente aperta, curiosa ed elastica, come i filosofi o i ricercatori. Questi aspetti vanno ovviamente sfruttati se si passa ai percorsi di aggiornamento professionale, ovvero quella che viene definita educazione continua, per i sanitari ECM.

IA, Prompt e didattica

Quanto può essere d’aiuto l’IA in questo ambito? La scienza dice che con una IA generativa può aumentare la performance creativa. Ma esiste anche il rischio di ridurre la diversità delle idee: serve perciò sviluppare la propria intelligenza creativa personale, per far sì che l’IA possa essere una sorta di ‘musa’ che amplifichi le idee possibili. L’umano immagina, interpreta, crea e può servirsi dell’IA per avere più possibilità fra cui scegliere: l’altra forma di intelligenza che è fondamentale nella collaborazione è infatti quella critica, che deve essere coltivata assieme alle competenze sull’utilizzo dell’IA.

Studi sull’interazione uomo-AI e sul prompting hanno inoltre osservato che l’IA funziona meglio quando l’utente è in grado di formulare buone domande, sa esplorare ipotesi ed è capace di ragionamento iterativo, è quindi dotato di una buona intelligenza conversazionale. Questa rivoluzione silenziosa sta già riscrivendo la storia della medicina mentre accade. E pone due domande inevitabili: i professionisti sanitari sono formati per lavorare in questo nuovo ecosistema? E il sistema ECM è attrezzato per formarli?

Al momento, stando a quanto emerso in un focus sul tema organizzato da Meduspace nell’ambito dell’AI Healthcare Summit all’AI Week di Milano, c’è ancora strada da fare su questo fronte. Ed è basilare definire una roadmap strategica per implementare l’innovazione tecnologica, tenendo conto della sostenibilità economica del SSN e dell’urgenza di aggiornare i modelli formativi dei professionisti sanitari.

Come l’IA aiuta il medico

Nell’ambito della prevenzione, algoritmi efficienti sono oggi in grado di rilevare segni precoci di malattia prima ancora che insorgano i sintomi, prevedendo con anni di anticipo, ad esempio, Alzheimer, BPCO e malattie renali, attivando strategie di prevenzione che scongiurano danni e eventi acuti. Lo stesso approccio predittivo applicato a scala globale apre scenari inediti nel monitoraggio e nella prevenzione di epidemie e pandemie.

Non solo. In campo diagnostico si è sempre più precisi. I software che analizzano le scansioni cerebrali nei pazienti colpiti da ictus raggiungono una precisione doppia rispetto alla media clinica, identificando anche il momento esatto dell’evento – informazione cruciale per scegliere il trattamento nelle finestre temporali critiche. In oncologia, i modelli IA riducono falsi positivi e negativi nella diagnosi del carcinoma mammario, abbattendo il carico di lavoro dei radiologi fino all’80%.
Non perché il medico non sappia fare il suo lavoro: perché l’AI elabora volumi di dati che nessun essere umano potrebbe processare nella stessa unità di tempo.

Infine, considerando che 4,5 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso a servizi sanitari essenziali, l’IA può colmare almeno in parte questo gap, portando capacità diagnostica avanzata anche dove non arriva lo specialista. Nel triage, i sistemi IA possono ridurre il tasso di riammissioni del 30%, alleggerendo la pressione su strutture e professionisti. IL tutto, per non parlare della rivoluzione che l’IA sta portando nella ricerca farmacologica e nel supporto decisionale, al fine di ridurre il rischio di eventuali errori.

Come cambierà la formazione?

In Italia operano centinaia di migliaia di professionisti sanitari soggetti all’obbligo ECM. Un sistema formativo di questa scala possiede inevitabilmente tempi di adattamento lunghi: ogni evoluzione dei contenuti richiede mesi, spesso anni, per diffondersi in modo capillare nella pratica clinica.

Nel frattempo, i modelli di intelligenza artificiale applicati alla medicina evolvono con cicli di aggiornamento mediamente compresi tra 6 e 12 mesi. Un percorso ECM tradizionale, tra progettazione, accreditamento ed erogazione, può richiedere 12-18 mesi. Questo significa che il sistema rischia di formare i professionisti su tecnologie, strumenti e paradigmi che, nel momento stesso in cui vengono trasferiti su larga scala, stanno già evolvendo verso una nuova configurazione operativa.

Per il futuro, sfruttando al meglio l’IA, il sistema di formazione continua dei professionisti sanitari dovrà superare i suoi suoi limiti strutturali: si parla di saper leggere l’output di un algoritmo diagnostico, riconoscere un’allucinazione di un modello linguistico, valutare criticamente una raccomandazione generata dall’AI. Non si tratta di competenze di nicchia riservate ai “tecnologici” dell’ospedale: sono competenze trasversali che ogni clinico, ogni farmacista, ogni manager sanitario dovrà padroneggiare.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.