Infortuni sul lavoro, avvocato gratis senza limiti di reddito: sì della Camera

Via libera unanime della Camera al patrocinio a spese dello Stato per i lavoratori rimasti totalmente inabili e i familiari delle vittime

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

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La Camera dei deputati ha recentemente approvato all’unanimità una proposta di legge a diretta tutela dei lavoratori. Sì al patrocinio a spese dello Stato alle vittime degli infortuni sul lavoro rimaste totalmente inabili e, in caso di morte, ai familiari della persona deceduta.

L’obiettivo è consentire a chi subisce le conseguenze più gravi delle violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro di accedere alla giustizia senza che le proprie disponibilità economiche possano essere una barriera. Secondo gli ultimi dati Inail le denunce di infortunio sono in aumento e circa tre persone, ogni giorno, perdono la vita sul lavoro.

Che cos’è il patrocinio a spese dello Stato

Il patrocinio a spese dello Stato – o gratuito patrocinio – è lo strumento con cui lo Stato fa fronte alle spese legali delle persone che possiedono i requisiti previsti dalla legge. Permette di farsi assistere da un avvocato senza doverne sostenere direttamente il compenso, consentendo di affrontare i processi con maggior serenità.

Fonte di riferimento è il Dpr 115/2002, il Testo unico delle spese di giustizia. In via generale l’accesso al beneficio è subordinato a un limite di reddito imponibile aggiornato periodicamente e oggi pari a 13.659,64 euro annui.

Tra i casi già tutelati rientrano, a determinate condizioni, le vittime di violenza sessuale, maltrattamenti contro familiari e conviventi e atti persecutori. La proposta appena approvata a Montecitorio segue questa impostazione, estendendola alle conseguenze più gravi degli infortuni sul lavoro. Per queste vittime la soglia reddituale non varrà più e anche una famiglia con redditi medi potrà affrontare le cause per avere giustizia, senza anticipare le spese legali.

A chi spetterebbe il gratuito patrocinio per gli infortuni sul lavoro

La proposta di legge interverrebbe in particolare sull’art. 76, comma 4 ter, del Dpr 115/2002. Il testo prevede due nuove categorie di beneficiari insieme alle ipotesi per le quali è già possibile derogare ai limiti di reddito.

Anzitutto ci sono i lavoratori che — per un reato commesso violando le norme anti-infortunistiche — abbiano riportato un’inabilità permanente e totale. Non basta aver subìto un incidente sul lavoro o aver riportato una generica lesione: devono ricorrere le condizioni specifiche previste dalla disposizione, con particolare riferimento alla gravità delle conseguenze e alle conseguenze penali della condotta.

Tutelati dal gratuito patrocinio sono anche i familiari della vittima (prossimi congiunti e persone legate da una relazione affettiva e stabilmente conviventi) quando dallo stesso reato derivi la morte del lavoratore. In questo caso il riferimento penale è all’omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme anti-infortunistiche (art. 589 Codice Penale).

Come accennato, l’estensione consentirebbe di accedere al patrocinio gratuito senza dover dimostrare di rientrare nei limiti reddituali ordinariamente richiesti. Si ribadisce però che la misura non riguarderebbe indistintamente tutte le persone coinvolte in incidenti lavorativi, né introdurrebbe un beneficio generalizzato per qualsiasi controversia civile connessa al rapporto lavorativo.

Perché la riforma è importante per le vittime e le famiglie

Nel pieno rispetto degli articoli 24 e 32 della Costituzione, la finalità dell’intervento è attuare il diritto di difesa nelle situazioni in cui le conseguenze di un infortunio incidono pesantemente sulla sfera della salute.

Un incidente mortale o gravemente invalidante può dare origine a procedimenti penali lunghi e complessi, nei quali occorre accertare eventuali responsabilità dell’azienda, dei responsabili della sicurezza o di altri soggetti coinvolti. Sono ad esempio i casi pratici delle cadute da una impalcatura per assenza di parapetti o dispositivi anticaduta, oppure degli infortuni causati da macchinari industriali privi di adeguate protezioni.

Possono rendersi necessarie consulenze tecniche, perizie e attività legali specialistiche. Le famiglie possono avere bisogno di assistenza per far valere i diritti riconosciuti alla persona offesa e, ricorrendone i presupposti, per costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento danni.

Sono attività che possono comportare costi consistenti proprio quando la famiglia deve affrontare la perdita di una fonte di reddito oppure le conseguenze economiche e assistenziali di un’inabilità permanente e totale. Con le regole ordinarie, un reddito appena superiore alla soglia può oggi impedire l’accesso al beneficio, anche in presenza di una situazione di grave vulnerabilità.

Il gratuito patrocinio non è un risarcimento danni

È essenziale distinguere, però, il patrocinio a spese dello Stato dal risarcimento danni: il primo serve a sostenere le spese legali nei limiti previsti dalla legge, mentre il secondo riguarda l’eventuale ristoro economico dovuto da chi risulti responsabile.

L’ammissione al patrocinio, inoltre, non equivale a un riconoscimento automatico della responsabilità penale o civile di qualcuno. In materia la Corte Costituzionale ha escluso che l’evasore fiscale possa accedere alla tutela.

Il consenso politico e sindacale e il costo della misura

L’iniziativa ha ricevuto il sostegno trasversale di esponenti del Governo e dell’opposizione. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia ha rimarcato il legame tra la riforma e il diritto costituzionale alla difesa, mentre il Ministero del Lavoro ha definito l’intervento una significativa misura di giustizia.

Anche Cisl, Cgil e Uil hanno espresso soddisfazione, ricordando le richieste avanzate negli anni per garantire alle famiglie delle vittime maggiori possibilità di ottenere tutela giudiziaria.

La relazione finanziaria del testo approvato dalla Camera quantifica le spese per la misura in circa 2,3 milioni di euro all’anno, a partire dal 2027. Resta comunque possibile che il testo venga modificato al Senato anche per valutare una diversa copertura finanziaria.

Quando entrerà in vigore il gratuito patrocinio senza limiti di reddito

Al momento, la proposta è stata approvata dalla Camera. Il Senato dovrà esaminarla e votarla: se approverà il testo senza modifiche, si potrà procedere senza indugio alla promulgazione e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In caso di modifiche al testo il provvedimento dovrà, invece, tornare a Montecitorio per una nuova approvazione. Almeno sulla carta non è escluso che possa esservi un ampliamento dei soggetti tutelati. Al momento resterebbero fuori i lavoratori che subiscono lesioni gravissime, come ad esempio la perdita di un arto, ma che non siano considerati totalmente privi di capacità lavorativa e quindi totalmente inabili.

Ricapitolando, fino all’entrata in vigore della nuova legge le vittime degli infortuni sul lavoro e i familiari delle persone decedute potranno accedere al patrocinio a spese dello Stato sulla base delle regole attualmente vigenti, compresi i requisiti reddituali ordinari (salvo ricorrano altre specifiche ipotesi di esenzione già previste dalla legge).

La riforma introdurrà quindi una tutela mirata: garantire l’assistenza legale nei casi più gravi di infortunio sul lavoro senza lasciare che il reddito diventi, da solo, un ostacolo all’accesso alla giustizia. Ricordiamo che quella dei gravi incidenti è una piaga in tutto il Paese, con costi quantificati — nella sola Lombardia — in 6 miliardi di euro.