Infortuni sul lavoro in Lombardia, costo da 6 miliardi: Milano maglia nera

Il report “Non sicurezza, quanto mi costi?” fotografa un anno di infortuni sul lavoro in Lombardia: +2,4% e impatto da 6 miliardi di euro

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Gli infortuni sul lavoro continuano a rappresentare una delle criticità più complesse per il sistema produttivo italiano.

Per quanto riguarda la situazione degli infortuni sul lavoro in Lombardia, secondo il report “Non sicurezza, quanto mi costi?”, presentato da Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia, tra marzo 2025 e febbraio 2026 il costo complessivo ha raggiunto i 6 miliardi di euro, con un incremento del 2,4% rispetto all’anno precedente.

Gli incidenti sul lavoro in Lombardia

La stima sugli infortuni sul lavoro si riferisce ai costi diretti (come assenze per malattia e perdita di reddito) fino a quelli indiretti legati all’interruzione delle attività, agli straordinari e al supporto alle famiglie.

A questi si sommano le conseguenze meno visibili, come il danno d’immagine per le imprese e l’effetto psicologico sui lavoratori.

Durante l’assemblea che ha portato all’elezione di Nino Aiello alla guida della federazione, il tema della sicurezza è stato centrale.

Aiello ha dichiarato:

la sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo, ma un investimento imprescindibile per la tutela delle persone e la sostenibilità delle imprese. I dati confermano quanto sia ancora elevato il prezzo, economico e umano, degli infortuni. Come mondo cooperativo siamo attenti nel promuovere una cultura della prevenzione che parta dalla formazione, dall’innovazione e dalla responsabilità condivisa. Solo rafforzando questi elementi possiamo costruire ambienti di lavoro più sicuri.

Milano in testa per numero di infortuni

Guardando ai dati territoriali, Milano si conferma la provincia con il maggior numero di denunce: 36.784 casi nei dodici mesi analizzati. Seguono Brescia con 15.836 e Bergamo con 12.664.

Sul piano delle variazioni percentuali, però, sono Brescia (+5,5%) e Lodi (+5,1%) a registrare gli aumenti più significativi. Segnali in controtendenza arrivano invece da Mantova (-3,9%) e Cremona (-1,7%), dove si osservano riduzioni rispetto al periodo precedente.

Settori e fasce d’età più esposte agli infortuni

L’analisi per comparti evidenzia una concentrazione del rischio nel terziario, con 28.666 denunce, e nell’industria, con 26.979 casi. Si tratta dei due ambiti in cui l’esposizione agli incidenti resta più elevata.

Dal punto di vista anagrafico, il numero assoluto di infortuni riguarda soprattutto i lavoratori tra i 50 e i 59 anni (22.955 denunce) e gli under 20 (21.866). Tuttavia, le crescite più marcate si registrano tra gli over 60 (+9,7%) e tra i più giovani (+5,2%), segnalando una dinamica che coinvolge entrambe le estremità del mercato del lavoro.

Il comparto dell’istruzione registra un aumento del 14,5%. E si segnala un incremento del 10,3% nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca.

Morti sul lavoro: calo complessivo

Nel periodo analizzato si sono registrati 148 morti sul lavoro, in diminuzione del 13% rispetto all’anno precedente. Un dato che segnala un miglioramento complessivo.

A livello territoriale emergono però forti differenze: Sondrio registra un aumento del 66%, mentre Pavia segna un calo del 68%. Milano resta la provincia con il numero più elevato di decessi (45 casi) e mostra un incremento del 9%. Nessuna variazione invece per Lecco e Mantova.

Il peso degli infortuni

Uno degli elementi più rilevanti emersi dal report riguarda la percezione dei costi legati alla sicurezza. Interventi come manutenzione, dispositivi di protezione e certificazioni sono ancora spesso considerati spese da contenere, mentre il costo complessivo degli incidenti resta sottovalutato. Secondo le stime, ogni euro investito in prevenzione genera un ritorno superiore al doppio.

Nel corso dell’assemblea sono stati affrontati anche altri nodi rilevanti per il settore: dalla necessità di un confronto più stretto con le istituzioni sul riconoscimento dei prezzi nei rinnovi contrattuali, fino alla promozione di modelli di appalto che valorizzino la dimensione territoriale e contrastino il dumping.