Polmonite bilaterale, dalla morte di Trinca alla scoperta della causa: ecco i sintomi

Si torna a parlare di polmonite bilaterale da Covid in questi giorni, soprattutto per due motivi. Ecco cosa sappiamo di questa malattia che può essere fatale

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Si torna a parlare di polmonite bilaterale da Covid in questi giorni, soprattutto per due motivi. Il primo, drammatico, per via della morte a soli 69 anni del noto biologo no vax Franco Trinca, deceduto proprio a causa di una terribile polmonite bilaterale provocatagli dal Coronavirus.

Il biologo Trinca morto per polmonite da Covid

Biologo e nutrizionista, Trinca era stato ricoverato per Covid con una polmonite bilaterale, a Città di Castello, in condizioni inizialmente giudicate non preoccupanti, poi la situazione si è aggravata, fino al decesso. Non solo Trinca aveva dichiarate posizioni anti-vaccino e anti-Covid, ma secondo quanto riportato dai media avrebbe anche rifiutato di essere intubato.

“Si vive per la qualità della vita, posso morire per una malattia, per un incidente, posso morire di fame, di disoccupazione, di disperazione, ma la qualità della vita non può essere tolta per nessun motivo. Stanno strumentalizzando un dato sanitario” diceva dai palchi no green pass e “No Paura Day” alcune settimane fa.

“Noi non neghiamo il virus, sono loro che negano le cure. Ci sono state molte morti per trombosi, a volte emorragie celebrali, sono morti legate a fenomeni post-vaccinali”. E ancora: “Ci stanno imponendo i vaccini come la panacea, quello contro il Covid è stato fatto in un anno, mentre per fare un vaccino ed ottenere l’autorizzazione ce ne vogliono dieci di anni. Ci stiamo facendo del male da soli per obbedire all’agenda dei potenti del mondo”, aveva gridato a quelle piazze urlanti.

Niente mascherine e niente vaccini, ma solo idrossiclorochina e integratori da lui appositamente selezionati e mischiati, come soluzioni per sconfiggere il Covid: vitamine multiminerali, vitamine C, C3, B1, B12, B5, B6. Un protocollo che Trinca aveva scritto assieme all’amico e collega Mariano Amici, e che ha seguito scrupolosamente anche dopo essersi ammalato, senza fidarsi dei medici in ospedale. Coerentemente con le sue convinzioni negazioniste, che l’hanno portato alla morte.

La scoperta italiana sulle cause della polmonite bilaterale da Covid

L’altro motivo per cui si parla di nuovo molto di polmoniti bilaterali è che è appena arrivata una importante scoperta italiana che dimostra cosa può provocarle, o comunque favorirle. In particolare, si tratterebbe di un mix esplosivo tra grasso e Covid.

Laura Graciotti, esperta del Laboratorio di Patologia sperimentale dell’Università politecnica delle Marche, ha analizzato i polmoni di alcuni pazienti morti di Covid ed è rimasta sorpresa da un particolare: “Si è accorta che erano pieni di grossi vacuoli lipidici”, sorta di “sacchettini” di grasso. “Ed è venuta da noi”, racconta all’Adnkronos Salute Saverio Cinti, direttore scientifico del Centro obesità dell’ateneo di Ancona.

Ha avuto origine da questa sua osservazione lo studio che ha svelato la “relazione pericolosa” fra grasso e Covid e acceso un faro su un meccanismo che potrebbe essere alla base delle complicanze polmonari che si scatenano in alcuni pazienti colpiti in modo grave o persino morale dal virus.

Particelle di grasso killer che, liberate in seguito alla distruzione delle cellule adipose, viaggiano nel sangue raggiungendo più organi e che, una volta arrivate nei polmoni, si appiattiscono sugli alveoli, formando una membrana che li avvolge e toglie il respiro: sarebbero questo il meccanismo all’origine delle polmoniti bilaterali da Covid, ricostruito per la prima volta dal gruppo di ricerca italiano e pubblicato sull’International Journal of Obesity.

In un momento in cui continua ad essere diffusa la variante Omicron (qui i nuovi sintomi “spia”), seppur i dati siano in netto miglioramento, Questo studio conferma l’embolia del grasso polmonare nei pazienti con Covid e descrive per la prima volta nuove caratteristiche correlate al Coronavirus che potrebbero essere alla base della prognosi sfavorevole nelle persone positive e obese.

“Ho ripensato – spiega ancora Cinti – ai nostri studi che hanno messo in evidenza da tanti anni come il grasso obeso sia gravemente infiammato. E ho fatto 2 più 2: l’infezione porta a un’infiammazione degli organi e a maggior ragione sarà infiammato anche il grasso”. Un fenomeno legato a un altro: la morte degli adipociti.

Queste cellule servono a contenere il grasso, ma quando raggiungono il limite massimo di espansione si innescano dei meccanismi molecolari che portano alla loro morte. E quando queste cellule, che sono molto grandi, muoiono, si creano dei residui che devono essere smaltiti dall’organismo, grazie ai macrofagi che vengono dal sangue “e come degli spazzini ripuliscono gli organi”.

L’ipotesi da loro pubblicata già nel 2020 suggeriva che ci sono vacuoli lipidici derivati da queste cellule morte del grasso addominale che vanno in giro per via ematica e possono formare degli emboli polmonari. A supporto di questa ipotesi c’era anche un altro indizio: nei vasi venosi del grasso addominale sono state trovate strutture ricche di grasso, a significare che effettivamente del materiale di questo tipo va nei vasi sanguigni e, attraverso la circolazione generale, può finire nei polmoni. “Ecco dunque l’ipotesi dell’embolia polmonare”, conclude Cinti.

L’utilizzo degli antinfiammatori contro il Covid

Grazie alla collaborazione dell’Università delle Marche con la Statale di Milano e l’ateneo Côte d’Azur di Nizza, gli autori suggeriscono le possibili ragioni della maggiore predisposizione delle persone con obesità a sviluppare quadri clinici particolarmente gravi quando colpite dalla malattia provocata da Sars-CoV-2.

Non solo però. Aprono anche una finestra sul fronte terapeutico e sul ruolo che potrebbero giocare alcuni antinfiammatori (a proposito di antifiammatori nella cura precoce del Covid vi suggeriamo anche la cura domiciliare messa a punto dal noto prof. Giuseppe Remuzzi).

Polmonite: quanto colpisce e sintomi

E’ utile precisare che, al di là del Covid, la polmonite resta una delle cause di morte più frequenti. In Italia gli ultimi dati Istat in relazione all’anno 2018, quindi pre-Covid, parlano di 13.600 morti per polmonite, con un aumento dell’incidenza con il salire dell’età anagrafica. Anche secondo gli ultimi dati Eurostat a disposizione, nel 2016 nell’UE sono morte di polmonite ben 131.450 persone: circa il 3% di tutti i decessi dell’anno.

La polmonite colpisce a qualsiasi età, ma rappresenta una minaccia maggiore per la popolazione anziana e costituisce la principale causa infettiva di morte nei bambini di tutto il mondo: è responsabile del 15% dei decessi dei bambini al di sotto dei 5 anni, principalmente nei Paesi sottosviluppati.

Fra i sintomi più comuni della polmonite, cui prestare molta attenzione soprattutto se non passano dopo alcuni giorni:

  • tosse secca o grassa, con catarro trasparente e non e più raramente anche con presenza di sangue
  • difficoltà a respirare (dispnea) e fiato corto;
  • febbre;
  • dolore toracico che peggiora con lo stimolo a tossire;
  • tachicardia;
  • respirazione accelerata (tachipnea);
  • brividi e sudore.