Sviluppo sostenibile, traguardi per il 2030: a che punto è l’Italia?

Nel nostro Paese aumentano le disuguaglianze economiche, sociali e ambientali

Sempre più Regioni, Province e Città metropolitane stiano pianificando le loro strategie per lo sviluppo sostenibile, eppure l’Italia è ancora lontana dal raggiungimento dell’Agenda 2030 dell’ONU. A scattare la fotografia la seconda edizione del Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, strumento che misura se e in che tempi il Paese e i suoi territori riusciranno a raggiungere i 17 SDGs (Sustainable Development Goals).

Agenda ONU 2030, a che punto siamo?

Il Rapporto, oltre a descrivere l’impegno delle istituzioni locali nel progettare e nel realizzare piani strategici in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030, elabora una serie di indici compositi per Regioni e Province che mostrano la situazione rispetto agli SDGs e misura le distanze dai Target quantitativi per Regioni e Province autonome, Città Metropolitane e diversi gradi di urbanizzazione. Attraverso questa pubblicazione, l’ASviS integra e completa l’analisi iniziata con il Rapporto annuale presentato a settembre. Le valutazioni confermano il forte ritardo, aggravato dalla crisi pandemica, verso l’attuazione dell’Agenda 2030 ed evidenziano come in molti casi le disuguaglianze economiche, sociali e ambientali siano in aumento nel nostro Paese.

Italia in forte ritardo

“A meno di 10 anni dalla scadenza del piano d’azione Onu sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi, inclusa l’Italia, siamo ancora lontani da quella sostenibilità sociale, economica e ambientale di cui si avverte un urgente bisogno – ha dichiarato il Presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini -. Con lo studio presentato oggi vogliamo fornire un ulteriore strumento di riflessione per far comprendere quanto i nostri territori siano centrali per la costruzione di un futuro migliore. Il Rapporto sui territori dell’ASviS fornisce diverse proposte per mettere il Paese su un sentiero di sviluppo sostenibile ed evidenzia le tante buone pratiche che, se diffuse su scala nazionale, ci consegnerebbero un’Italia più sostenibile”.

 

Dall’analisi basata sulle tendenze degli ultimi anni emerge che oltre l’80% delle Regioni e delle Province autonome ha già raggiunto o mostra trend positivi per il target relativo alle coltivazioni biologiche, oltre il 60% ha raggiunto o evidenzia andamenti favorevoli per il Target relativo alla riduzione dei tempi della giustizia, più del 50% registra trend promettenti per il target relativo alla diminuzione della mortalità per malattie non trasmissibili e alla diminuzione dell’abbandono scolastico. Di contro, circa il 50% delle Regioni e delle Province autonome segnala andamenti negativi per i target relativi alla riduzione degli incidenti stradali e delle disuguaglianze nel reddito disponibile.

Target Onu efficienza energetica, trend negativo per oltre 95%Regioni

Circa il 60% non raggiungerà i target relativi: alle energie rinnovabili, all’incremento del tasso di occupazione, all’aumento della spesa per ricerca e sviluppo e alla riduzione dei rifiuti prodotti. Più dell’80% registra un allontanamento o un andamento negativo per i Target relativi all’aumento dell’efficienza delle reti idriche, alla riduzione della quota di giovani che non studiano e non lavorano (NEET) e alla riduzione delle emissioni di gas serra. Infine oltre il 95% presenta un andamento negativo per il Target relativo all’efficienza energetica, mentre nessuna Regione o Provincia autonoma registra un trend in linea con il raggiungimento dei Target relativi alle aree marine protette e alla riduzione del consumo di suolo.

Per tre target si riscontra una situazione positiva in oltre il 50% delle città metropolitane: per i laureati, per l’efficienza energetica e per il sovraffollamento negli istituti di pena. Al contrario, per nove target si segnalano andamenti negativi che accomunano la maggioranza delle Città metropolitane: i feriti per incidente stradale, l’efficienza della distribuzione dell’acqua, le energie rinnovabili il tasso di occupazione, la quota di giovani che non studiano e non lavorano (NEET), l’offerta del trasporto pubblico locale, la qualità dell’aria, la produzione di rifiuti urbani ed il consumo di suolo annuo.

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