Il 2023 potrebbe essere un anno bollente: cosa dobbiamo aspettarci

Il 2023 potrebbe essere uno degli anni più caldi di sempre, a causa della modificazione dell'andamento ciclico del clima globale

Foto di Alessandro Mariani

Alessandro Mariani

Giornalista green

Nato a Spoleto, dopo una laurea in Storia e una parentesi in Germania, si è stabilito a Milano. Ha avuto esperienze in radio e in TV locali e Nazionali. Racconta la società, con un focus sulle tematiche ambientali.

Il 2023 potrebbe essere uno degli anni più caldi mai registrati, con una temperatura media globale superiore alla media del periodo 1850-1900, quando le emissioni di gas serra causate dalle attività industriali non avevano ancora causato cambiamenti ingenti al clima. Alla base di questa crescita una modificazione dell’andamento ciclico del clima globale, chiamato El Nino Southern Oscillation (ENSO), è caratterizzato dall’alternanza di due fenomeni opposti: La Nina e El Nino. La Nina è un raffreddamento anomalo della superficie dell’Oceano Pacifico centro-equatoriale, mentre El Nino è un riscaldamento anomalo. L’ENSO è uno dei grandi motori del clima globale e influenza alcuni pattern climatici in modo evidente.

Il caldo anomalo con il super El Nino

Dopo tre anni di La Nina, la superficie dell’Oceano Pacifico centro-equatoriale sta riprendendo a riscaldarsi in modo anomalo e ci si aspetta il ritorno di El Nino nel corso del 2023. Questo potrebbe già far aumentare le temperature a livello globale e rendere il 2023 l’anno più caldo mai registrato. Tuttavia, i modelli fisico-matematici suggeriscono anche lo sviluppo di un “super El Nino”, capace di scatenare in ogni parte del mondo eventi meteo potenzialmente catastrofici e di aumentare ancora di più la temperatura media globale.

Gli episodi di “super El Nino” si verificano quando l’anomalia supera la soglia dei 2 gradi. Nel 2016, l’Indice Oceanico del Nino ha toccato i 2,6 gradi di anomalia trimestrale della temperatura superficiale dell’area del Pacifico più indicativa. Questa è stata la temperatura media più elevata dal 1950 e seguita da quella raggiunta a cavallo del 1997 e 1998 (2,4°C) e da quella del 1983 (2,2°C).

Un riscaldamento anomalo della superficie dell’Oceano Pacifico

Secondo il Servizio Meteorologico Australiano (BOM), El Nino dovrebbe entrare in pieno regime a partire da agosto 2023, anche se non si escludono proiezioni di un episodio più intenso. L’ENSO ha un andamento ciclico in cui queste due fasi opposte si alternano inframezzate da una fase più neutra, ovvero quella in cui ci troviamo oggi. Lo sviluppo di un “super El Nino” potrebbe avere effetti ancora più importanti su scala globale rispetto a un episodio normale. Il precedente episodio di El Nino, nel 2016, ha contribuito al raggiungimento di nuovi record di temperatura, ma anche all’innesco di piogge alluvionali in alcune zone, periodi siccitosi in altre e aumentando lo sviluppo di nuovi focolai di malattie.

Stando alle proiezioni dei modelli utilizzati per capire l’andamento del fenomeno nel lungo periodo, El Nino potrebbe risultare in un riscaldamento anomalo della superficie dell’Oceano Pacifico nella regione 3.4, di circa 2,5°C entro l’autunno del 2023. Tuttavia, non c’è ancora alcuna certezza riguardo allo sviluppo di un “super El Nino”, in quanto le proiezioni spaziano da un episodio molto intenso ad un episodio più normale.

Le temperature ancora in crescita

La temperatura globale media nel 2022 è stata circa 1,15 gradi più alta rispetto ai livelli preindustriali, e secondo le previsioni potrebbe aumentare ulteriormente nel 2023. Il Servizio meteorologico nazionale del Regno Unito ha emesso un allarme, prevedendo un aumento complessivo della temperatura globale tra 1,08 e 1,32 gradi, con un valore medio di 1,2 gradi in più. Anche in Italia, il 2022 è stato un anno caldo, con temperature medie e massime che potrebbero risultare essere le più alte dal 1800.

Come abbiamo visto il fenomeno de El Niño-Southern Oscillation (ENSO) influisce sul clima in varie parti del mondo, attraverso la fase di riscaldamento di El Niño e la fase di raffreddamento di La Niña. In generale, El Niño è caratterizzato da forti piogge, cicloni e temperature superiori alla media in alcune zone del Sudamerica e dell’Africa orientale, mentre in Sud-est Asiatico e Australia si verificano piogge scarse e periodi prolungati di siccità. A livello globale, El Niño tende ad aumentare le temperature medie. Al contrario, La Niña porta siccità nell’ovest degli Stati Uniti, precipitazioni abbondanti in Pakistan, Thailandia e Australia soprattutto nella parte est, e temperature più basse in molte regioni del Sudamerica, Africa e India.

Gli effetti sul riscaldamento de La Niña

Negli ultimi tre anni, dunque, La Niña ha avuto un effetto raffreddante sulla temperatura globale, rallentando l’aumento del riscaldamento globale. Tuttavia, essendo un evento temporaneo, quest’anno La Niña potrebbe non esserci e la temperatura globale potrebbe quindi aumentare di conseguenza. La fase di La Niña attualmente in corso dovrebbe terminare presto, secondo le previsioni del Met Office e dell’ufficio meteorologico del governo australiano, e ciò potrebbe portare a un aumento delle temperature globali nel 2023. La temperatura nell’area del Pacifico aumenterà, con il Pacifico che raggiungerà una fase neutrale che potrebbe durare fino ad aprile. Le temperature globali medie potrebbero quindi essere le più alte mai registrate, a causa dell’effetto combinato del riscaldamento globale e del fenomeno ENSO.

Contro il riscaldamento bisogna agire subito

Il futuro dell’umanità sulla Terra è strettamente legato alle prossime tappe che prenderemo per proteggere il pianeta. L’aumento delle temperature medie di 1,1°C rispetto all’era preindustriale è un dato allarmante che ci indica come gli attuali impegni per contrastare il cambiamento climatico siano insufficienti. Secondo l’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change , è necessario agire in modo urgente per dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050.

Questa azione richiede la chiusura immediata o la cancellazione di gran parte delle infrastrutture che si basano sull’utilizzo di combustibili fossili. Solo così avremo il 50% di possibilità di limitare l’aumento della temperatura globale a +1,5°C. Il futuro del pianeta dipende dall’urgenza con cui adotteremo misure per raggiungere le emissioni nette zero. Altrimenti, le stime indicano che le temperature medie aumenteranno tra i +2,1 e i +2,9°C entro la fine del secolo, a meno che non agiamo rapidamente.